Il tema in classe, la scuola, l’avvocato, la Lega, la censura, il fascismo, il pensiero libero, la democrazia…

La prima frase dell’articolo 21 della Costituzione italiana recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”

Giuro che non avrei voluto occuparmene sul blog. Ho ben altro da fare, ben altro cui pensare, ben altro… Sì, ok, si tratta dell’argomento della settimana. Bisogna dare la propria opinione. Ok, è giusto. È il prezzo del dibattito pubblico sul web, ma alla fine la storia è uscita, ed è finita sulle tastiere di tanti e troppi.

Soggetto: un docente dà un compito in classe ai suoi studenti usando un argomento forte come le leggi razziali del fascismo rapportate a oggi cercando paragoni e differenze con quello che sta combinando il ministro dell’interno Matteo S con il suo decreto, ovvero un argomento forte e importante che però permette agli studenti di studiare la storia e di vivere l’attualità, percorso necessario per maturare un senso critico e una maturazione della ragione, visto che in un liceo prima del diploma c’è l’esame di maturità, dove non è previsto solo che lo studente faccia l’esamino, ma dimostri anche di aver acquisito un senso critico e un modo di ragionare tale da inserirlo nella società. Ok, non sempre avviene, e oggi i ragazzi tardano a maturare. Ma a Crotone un docente ha avuto un’intuizione tale che con un tema, un po’ azzardato a dire il vero, riesce a compiere quella missione di maturazione che la scuola deve saper dare agli studenti, che oggi hanno bisogno di maggior coinvolgimento nella costruzione di una società, perché, detto con franchezza, oggi c’è bisogno di uno scossone e gli studenti devono poter tornare a ragionare con la loro testolina e non farsi trascinare nel paese delle meraviglie attraverso lo smartphone.

Ovviamente non mi riferisco ai ragazzi che hanno affrontato il tema, ma l’andazzo è questo, e alla fine in mezzo a tanto caos c’è un docente che invita e sfida gli studenti a ragionare e a esprimere le loro idee.

Però la notizia, per qualche arcano motivo, finisce sui giornali nazionali, e un avvocato leghista crotonese addirittura denuncia la questione, urlando e parafrasando una tesi abbastanza propagandistica pro ministro Matteo S, e cercherà eventualmente di portare il caso in tribunale e di coinvolgere il governo in una lotta per la giustizia contro quel docente che ha osato offendere il ministro dell’interno, che nello stesso tempo è il capo della Lega, e nel contempo capo spirituale dell’avvocato leghista che con tanta passione fa sapere che combatterà contro questa ingiustizia.

E qui il popolo di Facebook si scatena, e ovviamente ci sono tanti contro, ma ci sono anche i pro, ognuno con un proprio pensiero.

Non volevo occuparmene, tanto che non volevo partecipare al dibattito della settimana, non per mancanza di rispetto verso il pensiero altrui, ma perché il sottoscritto è occupatissimo. Ma poi l’argomento è stato talmente forte che sono andati a commentare addirittura su una mia foto che tengo un libro a fumetti sulla figura di Che Guevara, che non c’entra niente con quello che è successo.

Mi è sembrato di vivere un film grottesco, perché tutta la trama è grottesca, e purtroppo reale.

Ho cercato di non esprimermi, di trovare qualcuno che la pensasse un po’ come me, ma ho trovato solo delle splendide opinioni barbare, seppur alcune di esse molto rispettabili, su un argomento che andrebbe visto e analizzato sotto ben altri occhi.

Si urla al fascismo, ma la democrazia espressa ci fa capire che siamo ben lontani dal fascismo o da un ritorno del fascismo. Siamo di fronte alla trama di una realtà drammaticamente imbecille per via dell’azione di un avvocato che è un ben noto estremista del suo pensiero, e poiché anche lui ha diritto all’opinione libera, ecco che ha preso il megafono e ha urlato la sua iniziativa. Poi c’è processo e processo, e non tutte le denunce arrivano a processo, soprattutto quando il golpe contro il ministro Matteo leghista è tutto da dimostrare tra l’altro.

In verità, dovremmo un po’ tutti scorporare la trama di questa storia grottesca, e come buoni lettori di romanzi gialli andare a cercare la prima crepa della storia, che poi è una domanda: ma come diavolo ha fatto un semplice tema in classe finire in pochissimo tempo addirittura sulla bocca di due ministri, tra cui il Matteo ministro dell’interno che vuole anche le scuse? Il Matteo ministro non avrebbe tutti i torti, poiché ogni Ministro della Repubblica pretende il diritto di essere rispettato in quanto figura istituzionale…

Diamine, la trama del film grottesco a questo punto si fa intricata. Faccio fatica a seguire. Intanto i pensieri facebookkiani proseguono. Anche amici si esprimono. Matt Groening ne farebbe addirittura una puntata speciale dei Simpson. Oddio, sto offendendo, vero? Scusate il tono sarcastico, ma sto scorporando la trama perché qui si perde il vero obiettivo della discussione, ovvero la libertà di pensiero, di dialogo, di opinione, e anche di critica.

La gogna mediatica è sempre esagerata, e il livello di pettegolezzo snatura quello che dovrebbe essere semplicemente un dibattito sulla libertà di pensiero, che tra l’altro è uno degli elementi fondanti della Costituzione Italiana, sempre maltrattata.

Nel dare peso alla protesta dell’avvocato, che tra l’altro coglie così un ottimo momento pubblicitario per la sua politica (un certo Silvio ha fatto spesso uso della polemica per migliorare il suo appeal elettorale), si toglie peso al nocciolo della questione: quello che pensano i ragazzi.

Sarebbe curioso che quei temi fossero in qualche modo divulgati e letti per capire e comprendere uno spaccato di società. Dispiace realmente che ieri, 1 ottobre, l’opinione dei ragazzi non sia stata messa in risalto. C’è da verificare la loro reazione, e mi auguro che sia saggia a tal punto da prendere a pugni una situazione incresciosa e assurda sulla ricerca di visibilità di un individuo che, anche sbagliando, ha pur sempre diritto di dire la sua, anche se dà fastidio, se non altro perché i ragazzi non meritano una vetrina grottesca, ma un’occasione per crescere e dimostrare che loro possono (e in alcuni casi devono) usare il loro diritto d’opinione.

Perciò sarebbe utile, anche se non accadrà, organizzare un incontro pubblico dove i ragazzi possano leggere/dire la loro opinione sul tema che hanno svolto, farlo in presenza di un mondo adulto che si complica già troppo la vita, e organizzare questo incontro magari in presenza proprio dell’avvocato, se non altro per dargli una dimostrazione di larghezza di pensiero e iniziare un dialogo. Sarebbe ancora più utile che ci fossero anche i ministri che hanno alzato la voce, se non altro perché così dimostrerebbero nel piccolo di tenerci al fatto che i ragazzi devono poter fare uso della loro opinione, sempre nel rispetto delle regole civili.

Si chiede troppo?

Forse sì, soprattutto in quest’Italia sempre martoriata dall’odio social, che poi non è un vero e proprio odio perché parte da persone che purtroppo non possiedono una larga prospettiva di esistenza, e perciò con frustrazione esprimono il proprio dissenso anche quando non viene richiesto. Ecco perché c’è bisogno di un segnale per dare una lezione di tolleranza, di buona superiorità su una vicenda che ha assunto tematiche grottesche e, detto tra noi, irriguardose nel principio scolastico della maturità.

La scuola è quella che è, ma non è solo quella che è. La scuola non è un luogo di formazione e basta, e non deve esserlo. La scuola è un posto dove le persone (compresi insegnanti e dirigenti) dovrebbero imparare a crescere tutti insieme in un percorso fondamentale per la crescita di una società funzionante per la collettività. Altrimenti non avrebbe senso far parte di una Repubblica.

Quindi, appare ridicolo censurare un docente perché ha stimolato gli studenti, che di sicuro lotteranno per aver avuto una penna e un pezzo di carta al fine di esprimere solo quella che è un’opinione sulla società dove vivono, oltre ad essere un’importante testimonianza tra l’altro.

Brutto sarebbe però se la loro opinione venisse calpestata, censurata, cancellata solo per compiacere a una visione politica distorta su quello che dovrebbe essere il ruolo della scuola, quindi dei docenti all’interno di una società, che oggi soffre troppo di individualismi.

La censura, se avvenisse, cancellerebbe la prospettiva e la voglia di futuro nei ragazzi, almeno quelli più sensibili, che si ritroveranno a non sperare in un mondo migliore, ma a dover convivere con un mondo dove si sentiranno compressi.

Viviamo un’epoca cattiva dove si cerca di essere forti senza provare emozioni, come se la cosa fosse possibile umanamente.

L’efficienza dell’umano deriva molto dalla sua capacità di rapportarsi con le cose che fa e che dice. Questo è un principio naturale su cui si è poi costituita la collettività, che ha nella storia sia indovinato ma anche sbagliato. Per questo esiste la Storia. Per leggerla, impararla, prendere esempi buoni e perseguirli ma anche per capire gli esempi cattivi.

I ragazzi di oggi sono purtroppo molto confusi, o meglio crediamo che siano confusi perché li si vuole vedere così. Molti di loro sono figli della solitudine creata dalla società dei divorzi facili e dalla compressione del tempo. Vivono una vita frenetica alla quale si adattano più facilmente perché costretti a viverci fin dalla nascita. Ma sono pur sempre degli esseri umani che hanno emozioni, e la facoltà di esprimere la loro emozione su un pezzo di carta non deve per nessun motivo rappresentare un motivo di delitto contro lo Stato, ma un momento importante di costruzione della persona.

Ecco, perché, dinanzi ad un episodio grottesco del genere, la migliore carta sarebbe promuovere il dibattito e non lo scontro a tutti i costi. Perché lo studio non si costruisce solo all’interno di una classe o sui libri. Lo studio deve essere anche un forte momento di socializzazione.

Si predica l’uguaglianza, ma poi non la si applica. E talvolta accadono fatti di sangue nei casi più gravi. Oppure ci si ritrova invischiati in un dramma grottesco che magari avresti preferito vedere in un film o in un cartone animato. Perciò ti ritrovi coinvolto nel vortice delle opinioni, dove ti viene richiesto di prendere una posizione sul fatto.

Ieri sera, mi sono espresso ai miei utenti decidendo di fregarmene della pseudopropaganda governativa di un avvocato leghista. E così voglio fare. Perché quello che mi auguro è ben altro, e non il proliferare su una questione che diventerebbe pericolosa solo se si decidesse di punire la libera opinione a prescindere, e allora sì che si potrebbe parlare di attentato alla libertà di espressione, quindi libertà di pensiero. Che per quanto mi riguarda non è in pericolo proprio perché continuo a scrivere e a leggere ancora opinioni riguardo al tema, con il grottesco difetto di parlare di un soggetto che sta facendo tutto questo per una piccola questione di visibilità. E perdonatemi se lo affermo, ma anche questo è un giochino che fa parte della democrazia e dell’espressione del libero pensiero.

E ci sono i ragazzi che esprimeranno lo stesso la loro opinione. Generazioni di giovani lo hanno già fatto in passato, usando tanti modi di esprimersi e di distinguersi da un mondo più adulto, non avvezzo ai cambiamenti inevitabili di un mondo in continua evoluzione.

A volte hanno sbagliato, a volte hanno cambiato la storia.

Ma resta il fatto che ognuno di noi è responsabile del proprio destino, e ha diritto di scrivere il proprio futuro come meglio crede.

Ho l’impressione, però, che la storia sia soltanto all’inizio. E questo è l’aspetto più terribilmente grottesco di una vicenda che dovrebbe concludersi con i ragazzi che dicono: “Siamo fieri di quello che abbiamo scritto e lo rifaremmo.”

Aurélien Facente,

ottobre 2018

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