Crotone Nera, un libro di Natale G. Calabretta

 

Un libro ha bisogno del giusto tempo. Puoi comprarlo, ma non sempre lo leggi subito. Questioni di maturità il più delle volte, ma è anche una questione di psicologia. Ogni lettore ha le sue fragilità. Inutile negarlo. Un libro ha bisogno di tempo. Potrebbero anche passare anni. Ma il libro resta sempre.

Per gran parte dell’anno, a Crotone, ho sentito parlare in tutte le salse di questo libro di racconti intitolato Crotone Nera, scritto da Natale Giuseppe Calabretta, che mi contattò gentilmente affinché lo leggessi.

Natale. Non adesso.

Nel frattempo me ne parlavano altri. Opinioni discordanti. Non sempre leggo e ascolto le opinioni altrui. Leggere un libro è sempre una questione personale, ma quando sono lettori crotonesi a parlarne.

Ma niente. Non faceva parte delle mie priorità. Purtroppo avevo problemi a leggere, e anche a scrivere. Si era sviluppata la retinopatia nei miei occhi, e mi stava causando grossi problemi. Perciò non ho letto libri per quasi un anno.

Poi ho incontrato casualmente l’autore. Un confronto civile e culturale, perché nelle sue parole in qualche modo riuscivo a capire quello che voleva esprimere attraverso il suo gentile invito.

Non faccio promesse facili. Però ero convinto che questo libro avesse scalfito qualcosa a Crotone, e questo scalfire, il più delle volte, è sempre positivo in una società. Quando c’incontrammo, non ero pronto a leggere il libro. Era un duro periodo. Avevo perso un grande amico, e francamente volevo staccarmi dal periodo nero. Quindi, momento sbagliato.

Però mi ripromisi che avrei considerato quel libro, e lo avrei fatto appena i miei occhi avrebbero ritrovato uno sprazzo di normalità.

Per adesso ho affrontato tre interventi. Mi aspetta un quarto. Ho fatto il bravo. Mi sono guardato. Mi sono curato. Ho cambiato vita e abitudini. Sto cercando di recuperare ritmi persi, e soprattutto sto cercando di riprendere bene una buona abitudine che è quella di leggere.

I libri sono senza tempo. Questo è il bello del leggere.

Appena mi sono sentito pronto, ecco che entro in libreria, e dopo aver tentennato un po’, ecco che compro il libro. Imbustato, lo porto a casa e lo metto sul comodino, così mantengo la promessa di leggerlo.

Il primo “noir” che ho letto è stato Sin City di Frank Miller. Nel 1994, se non erro. Era un volume speciale della Star Comics. Un’edizione introvabile che comprai a Padova nel 1994. Mi si aprì un mondo.

Nel 1994 io già vivevo in una Crotone Nera. Ma la mia è un’altra storia. Non conta saperla adesso. Negli anni successivi ho avuto una predilezione per la letteratura “nera”. L’ho studiata con attenzione all’università, perché la Francia ha avuto autori “noir” abbastanza duri e crudi. Mi ricordo quando lessi il bellissimo e terribile La Vita è uno Schifo di Léo Malet, un romanzo dal ritmo incalzante con un personaggio pronto all’autodistruzione. Ma ho letto anche dei noir americani. Andrew Vacchs è uno di questi. Lo conobbi sempre attraverso una serie di fumetti, ma poi trovai l’occasione di prendere almeno due libri. Poi scoprii Joe Lansdale, forse il mio autore preferito, anche se i suoi libri non sono proprio “noir”. Ma ci si avvicinano.

Provai a scrivere qualche racconto io stesso, ma li tenni nel cassetto. Ambientati a Crotone, ma non facilmente pubblicabili.

Poi sono tornato a Crotone, nei primi anni 2000, e conobbi una Crotone nera. Ed era una Crotone dalla quale volevo allontanarmi. Provai a scrivere qualche articolo. Ne scrissi uno che s’intitolava “Crotone come Sin City”. Me lo ricordo bene. Passò inosservato. Mi si vedeva come qualcosa di scomodo.

Non toccai più l’argomento. Mi ero reso conto che più andavo avanti, più mi sarei trovato in una sacca di solitudine, e per un periodo della mia esistenza la Crotone Nera è stata un veleno per la mia scrittura. Ma andiamo troppo sulla mia dimensione personale.

Devo parlare di un libro sì, ma leggerlo mi ha fatto ripiombare in certe dimensioni che non ho dimenticato, ma sapere che c’è questo libro mi ha fatto ben sperare.

Ho conosciuto scrittori e poeti crotonesi. Tutti legati ad un ricordo del passato bello, sempre bello, super bello, mitologico. Eppure il presente offre tutt’altro.

Sono felice di aver letto il libro di Natale Giuseppe Calabretta. Innanzi tutto mi ha colpito lo schema narrativo. Mi ha ricordato un altro bel fumetto scritto e disegnato da David Lapham, Stray Bullets. Una serie di racconti noir tutti ambientati nella stessa città con personaggi apparentemente slegati tra loro. Un piccolo capolavoro di un artista americano che meriterebbe di essere ristampato in qualche modo, ma questa è un’altra storia.

Al di là di probabili influenze culturali, Natale Giuseppe Calabretta ha realizzato una serie di racconti che nell’insieme realizzano la visione di uno spaccato di vita crotonese (ma potrebbe avvenire in qualsiasi città) con lo sguardo di un narratore preciso che non ha paura di affondare la propria scrittura in un viaggio oscuro in luoghi dove la luce è un misero miraggio o forse un piccolo ricordo lontano.

Ho letto, o meglio divorato il tutto. Gli occhi non si sono stancati. E sono felice.

Crotone Nera è un libro riuscito perché uscito in un momento giusto, dove Crotone stessa ha bisogno di assaggiare storie contemporanee che non siano biografie autocelebrative, ma di raccontare anche cattive esistenze, di aver il coraggio di farlo.

Crotone Nera mi piace perché crea dissenso. Infastidisce perché è un insieme di storie che non si nasconde, e perché probabilmente a Crotone più di qualcuno s’identifica o probabilmente conosce qualcuno dei personaggi presenti nel tessuto narrativo.

Natale Giuseppe Calabretta non pretende di dare lezione di moralità. Si limita a raccontare, attraverso ogni personaggio, uno spaccato di società che c’è stato, e molto probabilmente c’è ancora. Lo fa senza ipocrisia, soprattutto facendo lo scrittore.

Ogni scrittore scrive quello che conosce. È la regola principale di un certo Stephen King. Una regola ovvia che permette a un autore di essere sincero con il suo pubblico.

Crotone è una città che ha le sue ombre nere.

Il mondo è fatto di città che possiedono ombre nere.

Per molto tempo, certa politica e certa pseudocultura ha voluto far credere che Crotone fosse il paradiso, che quelle ombre nere andavano nascoste, che bisogna essere perfetti agli occhi degli altri. Ma a Crotone si sa che non è così.

Ci sono anche le ombre nere che amano proliferare nel silenzio, nella cecità, nell’indifferenza. Ed è in questa dimensione che il nero prolifera come un cancro.

La Crotone Nera esiste.

Qualcuno ha iniziato a raccontarla, e bene anche. Tremendamente bene.

Ed è una ragione più che sufficiente per leggere il libro, anche se potrebbe non piacere. In fondo si tratta di un libro “noir”, e si sa che il nero non piace a tutti.

Ma un autore “noir” il più delle volte racconta meglio quello che si sussurra, proprio perché un autore “noir” riesce a vedere bene nel lato oscuro di un’anima nera.

 

Aurélien Facente

agosto 2018

 

Il libro “Crotone nera” è scritto da Natale Giuseppe Calabretta ed è presente nel catalogo di Pellegrini Editore.

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