Steve Ditko, il disegnatore senza tempo

 

Avrei voluto conoscere Steve Ditko. Giuro. L’ho potuto soltanto conoscere soltanto attraverso le sue tavole. Un mito vero e proprio. Ha co-creato Spider-Man, disegnando sapientemente delle storie eccezionali, che rilette oggi ti dimostrano quando Ditko fu bravo a realizzare uno stile e imporre un look immortale al personaggio più amato della Marvel. Certo, il buon vecchio Stan Lee era la mente. Ma Ditko diede il suo stile, la sua visione, e molto probabilmente anche qualcosa in più.

 

 

Di recente ho riletto alcune storie dell’Uomo Ragno degli anni 60’. Ogni tanto mi ricapita di farlo attraverso le storie ristampate negli anni (purtroppo sono nato nel 78’, e l’Uomo Ragno era in circolazione in Italia dal 1970). Ho conosciuto il disegno di Steve Ditko solo nel 1990, quando la Star Comics deteneva i diritti del personaggio Marvel, quando diede alle stampe il mensile “Uomo Ragno Classic”, che per formato scelto era forse la più originale delle testate. Fu proprio lì che ebbi modo di conoscere il disegno di Steve Ditko. Avevo dodici anni, e impazzivo per Spidey. In realtà mi ci identificavo parecchio. Anch’io ero un piccolo adolescente con grossi occhiali vittima di bulletti più grossi e grandi di lui. Quel fumetto fu tanto per me. Cioè, erano le prime avventure di un eroe che doveva crescere tra mille problemi. Il ritmo delle storie era veloce, ma i disegni di Steve Ditko erano innovativi, e molto espressivi. Facevi il tifo per Peter Parker.

Negli anni 90’, nelle scuole crotonesi, non è che il fumetto fosse ben visto. Un mondo di adulti che per ignoranza t’inculcava che era roba per bambini scemi, che non era educativo, e altre cazzate del genere. Eppure Spidey è il perfetto personaggio per imparare a reagire alle angherie della vita. Non a caso il motto principale fu “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”. E per me, bimbo che subiva dai bulli, leggere quelle storie fu come respirare. E badate che lo Spider-Man disegnato da Ditko non era una storia che istigava alla violenza, anzi il personaggio t’indicava che era molto più importante risolvere le difficoltà con intelligenza e la giusta sensibilità. Insomma, un fumetto che per queste caratteristiche entrò nel cuore di migliaia di lettori. Senza contare che Ditko disegnò con passione quelle storie agli albori della Marvel, che cercava di riportare in auge un’arte che negli anni precedenti fu maltrattata dalla campagna censoria di un certo Wertham che sostenne che il fumetto era diseducativo, una campagna che ebbe i suoi terribili effetti su un’industria che comunque nei decenni precedenti aveva sfornato tante belle storie. Si sa che l’ignoranza e il bigottismo uccidono, ma le angherie vanno combattute con intelligenza.

 

 

Qualche anno dopo, un po’ più adulto, rilessi le storie di Steve Ditko. Con la maturità ti rendi conto di come si prestava particolare attenzione alla realizzazione di una storia di venti pagine che alla fine doveva lasciare un segno nel cuore di un lettore. Poi ti addentri nei particolari, e vedi altre sfaccettature. Per chi ha vissuto gli anni novanta e duemila, si sa che dagli anni 80’ in poi c’è stata una evoluzione pazzesca del modo di disegnare fumetti. Tanti stili diversi tra alti e bassi che però non intaccarono lo stile di Ditko, troppo unico per poter essere scalfito.

Ho avuto modo di leggere anche il Dottor Strange disegnato da Ditko, un piccolo capolavoro del disegno. Qui Ditko si avventurava in un genere inesplorato con un personaggio, il dottor Stephen Strange, un po’ difficilotto da gestire. Certo era che al disegnatore non mancò la fantasia. Rivedere quelle tavole oggi… Emozione pura.

 

 

Il suo nome è legato anche alla DC. Realizzò le matite di un personaggio, Shade the Changing Man, che all’epoca ebbe vita breve, ma che poi sarà una delle opere fondamentali del Vertigo Universe nelle sapienti mani di Peter Milligan, che ne realizzerà un piccolo grande capolavoro. Ma non dimentichiamoci nemmeno gli altri, tra cui forse il più conosciuto è il folle Creeper.

 

 

Ditko creò negli anni 80’ assieme allo scrittore Tom De Falco, verso la fine di quel decennio, un piccolo personaggio un po’ assurdo, ma molto originale. Speedball, che ebbe un ruolo fondamentale in una testata come New Warriors. Il personaggio era originale. Partiva dall’archetipo di Spidey (uno studente liceale che acquisiva strani misteriosi poteri), ma che poi prese una strada tutta sua, molto umoristica visto che Speedball aveva il potere di rimbalzare come una palla da tennis grazie a dei campi di forza che il suo corpo emanava. Il look era discutibile sotto molti aspetti, ma va bene così. Pieno spirito Marvel che però confermò la teoria che Stan Lee fece molto affidamento alla fantasia dei disegnatori per consolidare un universo, oltre che uno stile editoriale ben preciso.

Ditko disegnò tanti altri fumetti. L’elenco è lunghissimo. Si tratta pur sempre di un professionista, tra i più seri del settore tra l’altro. Le sue collaborazioni sono state per lo più brevi (di Spider-Man avrà disegnato sì e no quasi una quarantina di numeri, ed è la sua più lunga collaborazione, seguita da quella del Dottor Strange su Strange Tales), ma ovunque egli sia andato è sempre prevalso il professionista, l’artista. Cosa alquanto rara in un settore come quello del fumetto, dove qualche voce racconta sempre qualcosa per alimentare il gossip.

 

 

Quest’inverno, preso da un periodo difficile di malattia, ho riletto con piacere le prime avventure dell’Uomo Ragno, ritornando a saggiare con piacere le matite di Ditko. Anche qui, stavolta in età adulta, trovo nuove sfaccettature artistiche, giusto per abusare di un’espressione in più. In realtà ti accorgi ancora di più come Ditko ci metteva passione nella sua professione, nell’essere così dinamico ed espressivo con un segno che poteva andare bene forse per un altro tipo di fumetto. Eppure il suo segno era dannatamente efficace e dinamico, che un po’ ti viene la curiosità di chiederti che tipo di Spider-Man sarebbe stato se Ditko avesse continuato a disegnarlo. Nulla però toglie il fatto che Ditko, in quelle prime storie, riuscì a imprimere tanto del suo stile, tanto che ormai, nonostante tanti tentativi di cambiamenti, ormai il buon vecchio Uomo Ragno lo vuoi vedere solo con quel costume rosso e blu.

Ho saputo da poche ore che Steve Ditko se n’è andato.

Ho rivisto questa notte, rileggendo anche, ancora una volte alcune delle sue storie. Ho voluto dedicarmi al ricordo di tante emozioni passate, che poi sono ancora presenti tra l’altro.

RIP, grande artista unico. Il tuo Spider-Man continuerà a volteggiare nei cuori dei lettori.

 

Aurélien Facente,

luglio 2018

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