Piccolo Grande Uomo Atto X

 

Cambiamenti

Una persona cambia di giorno in giorno, e a volte prende delle decisioni. Lo fa per cambiare la sua esistenza, per mettersi alla prova, per provare a camminare con le sue gambe. È la regola di ogni essere umano. E Giuseppe, un giorno, decise di non venire più a lavorare al bar.

Come un giovane cigno, aveva aperto le sue ali e aveva deciso di volare per la sua strada. Per due anni non aveva chiesto nessuna vacanza, per due anni non si era mai fermato. Arriva il giorno in cui decidi che è giunta l’ora di respirare con più calma, perché è giusto che pensi a te stesso, e allora decidi di cambiare. All’inizio c’è un po’ d’incertezza, però poi ti accorgi che qualcosa hai costruito e allora puoi cambiare senza paura.

Giuseppe ha deciso di respirare, di vivere il suo nuovo amore, di provare a fare nuove esperienze lavorative, di provare a costruirsi qualcosa senza l’aiuto di nessuno, di dimostrare alla sua stessa famiglia che lui ce la può fare.

È stato strano non vederlo al bar, ma di camerieri in un bar ne passano tanti, soprattutto a Crotone.

Certo, poi l’ho rivisto al ristorante da Vincenzo. Ci siamo salutati. Mi ha confessato la sua voglia di cambiare, di chiudere un pezzo importante della sua esistenza professionale. Me lo ha detto senza rabbia, con sincerità e con un sorriso rivolto alla vita.

Giuseppe, mi fido di te. Ti ho visto crescere e ti sto vedendo diventare uomo. In fondo è giusto che tu sia padrone del tuo destino, e soprattutto libero di costruire il tuo futuro, ed è giustissimo che ci sia un po’ di avventura.

Hai lavorato senza battere ciglio e senza lamentarti perché sei l’uomo di casa tua. Ma anche l’uomo di casa ha un cuore, e deve prendersi cura di questo cuore ogni tanto. Perciò ben venga il cambiamento. Tu vuoi vivere, vuoi costruirti la tua felicità, e lo vuoi fare con le tue forze, con le tue gambe, con un amore da stringere, con quel sorriso contagioso che hai.

Vado al bar, e mi manchi. È vero. Ma preferisco vederti felice e voglioso di costruire il tuo percorso. Tanto la testa, lo posso assicurare, ce l’hai attaccata al collo. Perciò sono sicuro che riuscirai a costruire qualcosa d’importante. Perché il coraggio non ti manca, ma soprattutto non ti manca il sorriso, la voglia di migliorarti, la voglia di essere il migliore.

“Zio Aurélien, io non sono arrabbiato. Tu mi puoi capire.”

“Certo che ti capisco, Giusé. Come dico a tanti amici miei, se trovi qualcosa di meglio per te è meglio cogliere l’occasione.”

Il tempo passa, e Giuseppe trova un nuovo posto di lavoro. Sapevo che non avrebbe fatto passare troppo tempo, che si sarebbe fatto valere.

 

 

Il messaggio che non ti ho mandato

Giuseppe, ciao. Sto scrivendo questo lungo messaggio che prima o dopo ti manderò. Prima di tutto ti chiedo scusa se non ti ho scritto gli auguri su Facebook per i tuoi 18 anni. Purtroppo zio Aurélien non sta bene. Ho qualcosa che non va e andrà per le lunghe. Sto passando gran parte del mio tempo a letto per vari problemi e mi sto facendo i controlli. Però ti tengo d’occhio.

   Ho visto le foto del tuo compleanno. Sono stato molto contento di vederti festeggiarlo così, soprattutto accanto alla tua ragazza. Ti vedo felice e questo mi fa ben sperare.

   In verità ogni tanto, anche se non mi vedi, ti vedo passeggiare con la tua ragazza. Vi vedo e siete belli da vedere. Lo so che ti dovrei salutare, ma francamente non mi ci vedo a interrompere il vostro momento mentre urlo il tuo nome. Tanto adesso so chi ti tiene stretto a sé, e quando mi rimetterò in sesto allora andremo a farci un caffè insieme.

   Sai, non sto passando un bel momento. Ma passerà, e in un giorno della prossima primavera andiamo a fare quel photoshooting che progettavamo di fare sulla spiaggia, così ti faccio quelle foto a colori che volevi tanto. E porta anche la tua ragazza per quando sarà.

   A proposito, c’è una foto che vorrei darti di persona. È il mio piccolo regalo per i tuoi 18 anni. È una foto che mi son tenuto, ma solo per farti una sorpresa gradita. Ti ricordi quando ti sei seduto sulla poltrona del regista lì al giardino? Ecco, hai cacciato un sorriso talmente speciale. Un sorriso da uomo.

   Va bene. Il messaggio è già troppo lungo. Volevo solo scusarmi per non averti fatto gli auguri in tempo, ma ero troppo malato per concentrarmi. Ora sto un po’ meglio comunque.

   Tanti auguri, Uomo…

 

Questo messaggio l’ho scritto il primo pomeriggio del 12 gennaio su un documento word. Volevo recapitarlo il lunedì successivo perché sapevo che Giuseppe sarebbe andato al lavoro, e perciò non mi avrebbe dato retta nell’immediato.

 

La notizia

13 gennaio 2018. Sono in giro. Provo un po’ a riprendermi. Cammino per la città. Un sabato non eccezionale a dire il vero, ma riesco a respirare finalmente. Sento di riavere un po’ di salute. Già il fatto di camminare senza fatica, senza dolori, senza aver paura… Beh, meglio. Ma so che il percorso è lungo. Ho sempre vent’anni di diabete alle spalle, e altre analisi da fare. Okay, pensiamo ad altro.

Sono davanti al giardino. Mentre varco il cancello, un segnale dal telefono. Un messaggio. Un amico.

“Hai saputo la notizia?”

“Non so di che parli.”

“Non so come dirtelo. Leggi il link che ti mando. Io sono già sconvolto. Non so proprio che cosa dire.”

L’amico mi manda il link. Una notizia di cronaca. Leggo.

Sento arrivare un tremendo colpo al cuore. Mi devo poggiare da qualche parte.

Giuseppe.

Una cappa di oscurità si leva sulla città di Crotone.

E sul mio cuore.

Trattengo a fatica le lacrime.

Ho appena perso uno degli amici più onesti che abbia mai conosciuto. E Crotone ha perso un Piccolo Grande Uomo…

 

Epilogo

Notte. Silenzio. La città dorme. Non è più la stessa da allora. Qualcosa si è spezzato. Cammino di notte con il mio cane, e rivedo i luoghi. Rivedo il tuo sorriso, amico mio. E cerco di reagire all’enorme vuoto che hai lasciato nel mio cuore, e non solo nel mio.

Non posso permettermi di essere triste. Devo prendere esempio da te, amico mio. Non devo lasciarmi abbattere. Devo sforzarmi di ritornare a sorridere, a sperare che si possa sempre costruire qualcosa di buono.

Ho passato questi giorni a osservare, ad ascoltare, a restare in silenzio. Non ti nascondo che ti stavo cercando.

Ma non è qui fuori che ti posso cercare.

Ti posso trovare solo in un posto adesso.

Nel mio cuore, nei ricordi che conserverò per sempre dentro di me.

Lì ti troverò Piccolo Grande Uomo.

Sono tempi difficili.

Il vuoto che hai lasciato è enorme. Non c’è giorno dove io non riesca vedere qualcuno che non ti ricordi. Sei Piccolo per via della tua età, ma sei Grande per il Gran Cuore che avevi, e soprattutto sei un Uomo di cui essere fieri d’aver conosciuto.

Ogni giorno leggo e vedo qualcosa di te.

Continui ad essere un esempio per tutti noi, e questo, con franchezza, mi rincuora.

Il futuro è incerto adesso. Soprattutto per coloro che ti hanno amato più di me e che ti amano ancora adesso. Ma sono sicuro che il ricordo del tuo sorriso riuscirà in qualche modo ad avere la meglio sul dolore. Ci vorrà un po’ di tempo, perciò voglio essere fiducioso.

Sai, adesso mi trovo fermo davanti al distributore delle bibite, quello vicino alla piscina.

Cos’è che ti piaceva prendere dopo il lavoro? La birretta. La Tennent’s. Sì, come quella volta in cui dicesti che non ti volevo offrire nulla. Sì, la Tennent’s.

Dove ho messo i soldi? Sì, eccoli qui. Ecco, un attimo. La macchinetta mi dà la birra.

Giusé, sto per fare un azione scema. È un rito. Non prendertela.

La spiaggia. Pochi minuti prima dell’alba. Fa freddo, brrr.

Ecco. Il sole sta per spuntare.

L’ho già fatto, Giusé.

Certo. È una cosa strana. Per chi la vive tradizionalmente parlando. Ma è un brindisi all’amicizia, a quella vera. Una cosa tra te e me.

Sono scemo. Lo so. Non posso bere la birra. La berrai tu per me. Oddio, è vero. Ok, spero di trovare qualcuno che la possa bere al posto tuo, ma alle cinque del mattino è difficile.

La città è vuota, deserta, dormiente. Il mare stamane non è agitato.

Ascolto i miei passi sulla spiaggia, e poi qui sulla passerella. Sono passato dal chioschetto che purtroppo è chiuso adesso. D’estate ti fermavi qui a bere la birretta, a volte con amici, a volte con colleghi, a volte anche con me. D’estate… Ti ricordi, Giuseppe?

Certo che sì. Le caldi notti d’estate. Non sempre mi fermavo con te. Però si concludeva la giornata. Tutti insieme. Tutti amici.

E adesso mi trovo qui sulla passerella, da solo.

Ok, il sole sta arrivando.

Apro la Tennent’s.

“Un brindisi a te, caro amico mio. Veglia su chi ti ama. Fai in modo che il ricordo del tuo sorriso possa fungere da stimolo a reagire positivamente alle difficoltà della vita. Ciao, Giusé…”

Non bevo la birra. Non posso berla purtroppo. Faccio un brindisi rivolto verso il sole, e poi lascio la bottiglia sulla panchina, quella che fa angolo, quella rivolta verso Capo Colonna.

Il sole si affaccia sulla città. Un nuovo giorno inizia.

Io me ne vado, passo dopo passo, lentamente.

Arrivederci, Giuseppe. Fiero di essere stato amico di un Piccolo Grande Uomo.

 

 

FINE

 

Aurélien Facente, 2018

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...