L’Orizzonte (Appunti dello scrittore)

 

Leggere, scrivere… ho rallentato con la fotografia per via di un problema agli occhi, uno scotto che pago dopo oltre 20 anni di diabete (rientro in quel 90%di casi diabetici che sviluppano la retinopatia). Ho rallentato per motivi di salute e ho avuto modo di pensare a tutto quello che ho costruito in questi anni. Ho cominciato a rivedere nei miei archivi. Mi è stata data l’occasione di una mostra. Mi è stata data l’occasione di mettere una mano dentro un progetto dedicato ad un cavaliere oscuro. Ho altro che bolle in pentola. A più di qualcuno non piace la mia persona. Lo so. Ma quando vivi la malattia, non puoi perdere tempo con le sottigliezze. Mi si accusa di non aver fatto un cazzo, ma sul groppone ho fatto tanto. Sono altri a essere ciechi e indifferenti, sono altri che pensano che lasciar aspettare sia la migliore risposta. Sono scomodo perché ho scelto la mia strada, andando contro il pregiudizio. Ho urlato perché non ero un passatempo, ma un individuo che vuole soltanto confrontarsi con il meglio. Mi si accusa di non schierarsi politicamente parlando. Io voglio il meglio. Non m’interessa la bandiera. M’interessa costruire. M’interessa poter lasciare una traccia di vita condivisa con gli altri. Non sono perfetto. Io sono io, come voi siete voi. Io sono consapevole della verità e dei miei difetti. In questi mesi mi sono guardato indietro. So di aver anche fatto del male, ma ho anche teso la mano per chiedere scusa. Io so che cosa vuol dire perdere un pezzo di anima. Ma so anche che cosa vuol dire riscoprire di avere un cuore. Molti si crogiolano nella loro presunzione, dimenticando che il tempo passa per tutti. Il tempo apporta dei cambiamenti. Certa gente mi associa a qualcosa del loro passato e preferisce voltarmi le spalle, snobbarmi. Non è facile confrontarsi con la propria coscienza e rimettere in discussione se stessi. Ci vuole coraggio per farlo, e io di vigliacchi ne ho visti. Capisco che molti non capiscono le mie scelte, e non osano nemmeno mandarmi un messaggio per incoraggiarmi. Io non chiedo solidarietà. Chiedo il rispetto della mia libertà di costruirmi la mia strada. Vi chiedo di non vedermi con la maschera del pettegolezzo, ma di vedermi con i vostri occhi. Si dice che per ricostruire bisogna ammettere di avere distrutto. E allora io ammetto di avere distrutto. So che forse non ho diritto al perdono, ma è mio dovere chiedere scusa per le mie scelte drastiche. Mi guardo oggi, nella solitudine del mio male, e mi dico che va bene, che oggi mi piace vivere e che voglio vivere. Combatto contro il mio male, ma lo faccio sorridendo. Accetto il cambiamento che la vita mi darà. E continuerò a camminare, con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte. E poi un giorno lo raggiungerò e sarà in quel momento che sorriderò con me stesso…

 

Aurélien Facente, 2018

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