I dieci madornali errori della politica italiana dal 2003 in poi (Diario di SatiriKRon)

Okay, il governo non è formato. Le elezioni hanno dimostrato un’Italia politicamente divisa in tre. Centrodestra è primo, ma non vince. Centrosinistra: stendiamo un velo pietoso. Cinquestelle cresce di molto: diventa il primo partito, e qui comincia la sua vera sfida.

Si tratta di un momento storico non indifferente.

C’è un dato di fatto. La gente è tornata votare. Gli intellettuali di sinistra possono parlare quanto vogliono, ma non potranno mai smentire il verdetto del popolo che democraticamente decide le sorti elettorali. Oddio, ci sono anche gli astensionisti, il più brutto partito che c’è. Ma questo cambia poco, soprattutto che la legge elettorale è da sempre espressione delle due Camere.

Io sono nato nel 1978. Nel 1994 ho visto l’ascesa di Berlusconi, così come ho visto per oltre vent’anni il continuo alternarsi tra centrodestra e centrosinistra, e non tutti i governi sono riusciti.

I Cinquestelle salgono di gradimento non per merito loro, bensì per demerito degli altri. E non mi riferisco all’ultimo governo, ma ad anni d’impoverimento sociale e culturale della nazione intera. Al Sud si sta sempre peggio, e al Nord hanno cominciato ad avere fame. Poiché le cose non cambiano drasticamente, ecco che poi il popolo decide diversamente.

Primo errore della politica italiana: sottovalutare il pensiero democratico del voto.

Con la scusa dell’astensionismo, i partiti in generale si sono abituati a questo pensiero: “Tanto entriamo ugualmente”. E per oltre vent’anni è stato così. Così l’astensionismo cresce, diventando l’anticamera della rivolta, soprattutto quando non si presenta un terzo soggetto indipendente a livello democratico.

Secondo errore della politica italiana: svalutare il diverso.

Diverse liste hanno tentato di entrare in parlamento, e alcune entrate hanno avuto vita molto breve. Questo ha scoraggiato per un bel tempo la forza di volontà di crederci. Nell’ultimo governo Berlusconi (regolarmente eletto), la gente vota comunque, ma i verdetti cominciano a essere pesanti. I piccoli partiti di sinistra (Rifondazione, Di Pietro, Comunisti Italiani) vengono spazzati via. Centrodestra e centrosinistra rafforzano la convinzione che oltre a loro non ci sarà un terzo polo.

Terzo errore della politica italiana: accettare i cambi di casacca.

Certi cambi di casacca potrebbero essere accettati se ben spiegati alle persone, e non con solite scuse, come fece Dorina Bianchi (che di cambi partito ne ha effettuati un bel po’) durante una campagna elettorale molto sofferta nel lontano 2011 quando c’erano le comunali a Crotone. Lei dichiarò che il suo cambiamento di casacca era dovuto semplicemente a un generale cambio di casacca di moderati. Una scusa che non tiene, soprattutto perché la politica è fatta di idee, e uno qualsiasi non può sentirsi dire: “L’ho fatto perché l’hanno fatto gli altri”. Infatti, poi uno pensa che il soggetto in questione non ha la personalità giusta per rappresentare il territorio.

Quarto errore: delegittimare la democrazia, imponendo i rappresentanti del popolo (ovvero il Porcellum)

La più grande bugia del centrodestra accompagnato in questo caso anche dal centrosinistra. La legge elettorale ideata da Calderoli (che poi l’ammise lui stesso) è stata una grande porcata per il popolo, ma una manna dal cielo per determinati partiti che hanno continuato a comandare scegliendosi stavolta le persone da mettere. In questo caso le personalità carismatiche vanno a farsi fottere (perché ritenute fastidiose) e si scelgono comprimari che si limitano a fare quello che gli ordina il capo. La politica si allontana dal cittadino autolegittimandosi, e questa legge favorisce i cambi casacca più facilmente. Proprio perché non si vota il candidato, ma la lista.

Quinto errore: la sinistra che si divide.

Più che la sinistra che si divide, direi la folle voglia di assurgersi a voler essere gli unici e soli ad avere ragione. Nella sinistra irrompe probabilmente un virus che li porta a scannarsi l’uno con l’altro, pensando di combattere Berlusconi come Berlusconi. Questo giochetto all’automassacro è avvenuto per anni, dando così ragione allo stesso Berlusconi di rafforzarsi.

Sesto errore: la sinistra che gioca a fare la destra.

Berlusconi avrà fatto poco per l’Italia. Posso essere d’accordo, ma essendo uno che vuole comandare è normale che non voglia avere attorno gente che lo possa controbattere. Ad un certo punto, la sinistra gioca a fare la destra. Credo che molti se ne siano accorti negli ultimi anni, soprattutto con Renzi. Ma la sinistra imita la destra italiana soprattutto nel linguaggio: abbandona le piazze, ma abbraccia i salottini televisivi.

Settimo errore: buttare via il fattore “cultura”

Su questo ci scriverò qualcosa di approfondito, ma la politica si degrada culturalmente. Non diventa ambiziosa, accontentandosi dello status quo e suggerendo che “tante cose non si possono fare”. Degrado culturale fino ad assumere veri e propri stati di demenza. Basta vedere la tv italiana che in generale subisce un vero e proprio degrado nei contenuti, ma si tratta solo della punta dell’iceberg. La politica italiana della destra sottovaluta la cultura, mentre la sinistra la rende scontata, legittimando il radical chic (che non vede la cultura altrui). In passato questo non avveniva.

Ottavo errore: l’economia rivolta verso il basso.

La colpa è condivisa da tutti. Non solo dalla destra, ma soprattutto dalla sinistra e sorprendentemente dalle forze dell’ordine. L’aumento vertiginoso dei prezzi negli ultimi dieci anni a discapito della classe media, che diventa povera. Si impone inoltre una pressione fiscale più opprimente, e per rientrare nel debito si tagliano i servizi (determinandone anche un peggioramento della qualità). Purtroppo quando tutto aumenta, il debito s’allarga e non rientra. Ci avete provato, ma con un’economia reale azzoppata è impensabile di rientrare in debiti di cui il cittadino non conosce nemmeno la natura reale. Poi se entriamo nei particolari, ce ne accorgiamo nelle politiche del lavoro, che in nome del sacrificio peggiorano. Di solito ci si sacrifica per avere un domani qualcosa. Tutto costa di più. Anche avere una laurea costa sempre di più. Il sacrificio va ben oltre le possibilità, e allora il debito aumenta. Non c’è da stupirsi se poi l’odio cresce.

Nono errore: la politica della paura.

La politica dovrebbe essere rassicurazione, non paura. Bene, destra e sinistra hanno usato la paura ben più di una volta, proponendo scenari catastrofici che loro avrebbero fermato se fossero stati votati. Poi, senza accorgersene si arriva al limite ultimo. Il 4 dicembre 2016 è stata una data storica: il famoso referendum di Renzi che avrebbe modificato la Costituzione. L’Italia vota compattamente sul NO, e così comincia a combattere la paura democraticamente. La politica della paura si fonde sulla menzogna principalmente. Il pericolo esiste su molti fattori, ma le bugie fondate sulla paura sono tra le più stupide.

Decimo errore: sottovalutare il diverso che nasce.

Su questo c’è da dire molto perché è l’errore principale che fa saltare il banco a tutta la politica: pensare che il diverso sia peggio, soprattutto ostacolandolo già nella primissima esperienza di governo. Un vero e proprio atteggiamento da bulletti che dimostra chiaramente che la politica è degradata. I danni di politica interna sono attribuibili alle scelte di centrodestra e centrosinistra. Che in entrambi gli schieramenti ci possono essere persone degne non lo si mette in dubbio, ma le linee generali hanno un comportamento nevrotico.

Il Movimento 5Stelle è chiaramente odiato da destra e sinistra. Eppure nasce dal popolo. Cresce perché ci credono un po’ tutti. Non è un partito e non è perfetto. Ma almeno ricoinvolge il cittadino nella politica. Oggi è il primo partito (in termini numerici nazionali). Forse non governerà, ma ha l’indubbio merito di aver riportato la politica al centro del cittadino. Li definiscono fascisti, forse perché applicano un regolamento tra di loro molto discutibile. E più di una volta hanno sbagliato. Ma sbagliare fa parte del crescere. Nessuno è infallibile.

Il diverso in questo caso dimostra buona volontà. Certo, è anomalo che il Movimento 5Stelle massacra centrodestra e centrosinistra al Sud soprattutto. Ma chi è che ha sempre considerato il Sud come una semplice sacca di voti e basta? Di sicuro non i Cinquestelle.

Certo, adesso lo scenario è incerto. Di errori da raccontare ce ne sono ben altri. E ce n’è un bell’elenco in ogni settore.

Ci aspettano tempi difficili. C’è consapevolezza in questo.

Ma almeno il popolo che vota si è ripreso il diritto di cambiare.

Ed è il diritto di cambiare che allontana ogni pensiero dittatoriale.

Aurélien Facente,

marzo 2018

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