#Democrazia (Diario di SatiriKRon)

 

Non è facile ragionare a mente calda sull’ultimo risultato elettorale nazionale, che decreta la prima partitura al Movimento 5Stelle, la prima coalizione al centrodestra con la sconfitta di Forza Italia (secondo posto per Berlusconi, che ne sancisce la primissima parte di un declino politico) e infine la sonora sconfitta del centrosinistra, bocciato in tutto e per tutto.

Non ho espresso pensieri politici negli ultimi mesi. Ho preferito fare l’osservatore, e in cuor mio ho tifato per un estremo cambiamento. La democrazia deve prendersi la responsabilità di cambiare.

Certo, abbiamo un presente alquanto incerto adesso. Nessuno ha i numeri per governare (e in un sistema tripolare questo può avvenire). Si potrebbe pensare ad un governo di scopo, ma PD e Forza Italia a questo punto non lo farebbero perché verrebbe meno la loro misera promessa elettorale. Il tentativo c’è già stato, e non è mai stato digerito dall’elettorato, che in mancanza di rispetto in questo senso ha premiato il Movimento 5Stelle, che comunque ha il merito di essere stato coerente, seppur pasticciando in alcuni casi, e di essere stato un fiero oppositore di un governo innaturale, mal voluto dal popolo perché imposto da un’alleanza di convenienza e non di logica, tradendo così di fatto quella parte di elettorato che ci credeva.

Però, in tutto ciò, c’è da dire che Berlusconi e Renzi hanno toppato alla grande, sottovalutando la democrazia entrambi e giocando la carta dell’incompetenza da attribuire solo esclusivamente ai 5Stelle.

Ora, se la poniamo dal punto di vista culturale, Berlusconi e Renzi non dovrebbero neanche parlare perché tutta la politica in Italia, negli ultimi dieci anni, vede un degrado culturale inarrestabile.

Negli anni 80’ c’era una politica ambiziosa, di un certo spessore. Una politica decaduta a causa di Tangentopoli (ormai troppo lontana per i nati di oggi), ma che comunque, nel bene e nel male, riusciva a farsi rispettare.

Con l’avvento di Berlusconi che con la sua onda spazza via il vecchio (punito tramite un capro espiatorio quale fu Craxi, senza tra l’altro punire gli altri colpevoli delle stesse porcate, ammesse tra l’altro da Craxi in un discorso storico dentro il parlamento).

Okay, la politica muta. Il socialismo muore. Nascono le coalizioni di centrodestra e centrosinistra, e qui entrambe (tranne la Lega a dire il vero) cominciano ad allontanarsi dal cittadino, dalle piazze. Preferiscono i salotti televisivi.

La politica, allontanandosi dal cittadino, diventa fottutamente mediocre nella sua arroganza. E così nasce il Movimento 5Stelle. Vi ricordate quel genio di Fassino che non aveva bisogno di ascoltare le proposte di Beppe Grillo, che avrebbe di sicuro preferito continuare a fare il comico piuttosto che essere il guru del Movimento 5Stelle?

Come se le proposte volute da un numero abbastanza cospicuo dei cittadini non fossero da prendere in considerazione. Con quell’atto il Centrosinistra diede il primo schiaffo alla democrazia.

La storia del Movimento ha ufficialmente inizio in questo passaggio, e cinque anni or sono si porta a casa il suo primo risultato storico. Entrare in parlamento, partendo dall’opposizione. E poi comincia a conquistare. Prima qualche piccolo comune, poi Roma e Torino. Manca all’appuntamento delle regionali, ma più per l’astensionismo dilagante che per mancanza di idee. E poi perché gli italiani, generalmente, non sono inclini al cambiamento facile, visto il proliferare delle nascite di liste sempre più improbabili di corta durata, comportando così la perdurante confusione dell’elettore che così confluisce nel partito dell’astensionismo.

Ma il Movimento tiene duro, provando a cambiare le regole dentro se stesso. Regole abbracciate dagli iscritti. E così si avvicina, tramite il web, alla democrazia del cittadino. Certo, molti non navigano nel web. E molti non sono iscritti al Movimento. Ma il Movimento, tra alti e bassi, fa rispettare le sue regole, sacrificando anche qualche elemento che poteva servirgli.

Li si accusa di fascismo, di nazismo e di altre nefandezze.

Premetto, non sono grillino.

Però ho conoscenze grilline. E sono d’accordo con altri nel sostenere che il Movimento ha delle mancanze. Ma ha un pregio: quello di cercare la democrazia e non è poco.

Arriva poi Renzi dentro il governo, diventandone capo, con un colpo a tradimento, e, pur portando avanti le sue proposte, prende a schiaffi la democrazia. Ci vogliamo ricordare del referendum del 4 dicembre?

Il 4 dicembre 2016 l’Italia va a votare in massa.

Io sono tra quelli che ha votato per il NO. Non me ne vergono, ma il mio NO non è stato per salvaguardare la Costituzione. Il mio NO è stato per combattere una fottuta mediocrità di cui il centrosinistra s’è intriso, diventando un clone del berlusconismo degli ultimi vent’anni.

La democrazia rinasce e aspetta la fine del mandato politico nazionale.

E così si è arrivati al 4 marzo. Che combinazione.

Il 4 dicembre 2016 è la prima seria sconfitta di Renzi (ma anche di Berlusconi, anche se lui se ne lava le mani a distanza).

Il 4 marzo è la sconfitta di Renzi e Berlusconi (con i numeri che hanno non possono fare il governo che avrebbero voluto).

Il 4 è un numero portasfortuna, ma in realtà è solo una felice combinazione per la democrazia, che sceglie e premia il più caparbio e soprattutto il più rispettoso verso gli elettori.

Volete sapere perché al Sud soprattutto si è votato 5Stelle?

Se la sinistra si degrada e non è capace di offrire una prospettiva di futuro, comportandosi da bulletta presuntuosa e isterica nei confronti di chi le vorrebbe dare credito che cosa può pretendere? Di vincere?

Il centrodestra paga quasi lo stesso scotto.

Di fatto, però, entrambi hanno preferito i salotti e non le piazze. Ultimamente hanno occupato i teatri. Ma non hanno affrontato la rabbia della piazza, fatta dalle persone di tutti i giorni.

La sconfitta parte, però, da lontano. E non è colpa dei 5Stelle, che sono, di fatto, una conseguenza del degrado partitico italiano, un brutto fenomeno partito da ben prima del cosiddetto Vaffa-Day di qualche anno fa.

A sorpresa la Lega diventa il primo partito del centrodestra, ma è pur vero che non attecchisce al Sud (anche se 44000 voti in Calabria non sono da buttare). La Lega al Nord amministra, e va dato atto ai suoi rappresentanti che lo fanno anche con un certo spessore politico. Intellettualmente non saranno un granché, ma fanno iniziative per i loro cittadini. E se son cresciuti non è colpa del ritorno al fascismo.

Resta Liberi e Uguali, la piccola costola del PD scontento. Anch’esso quasi spazzato via, ma Grasso e D’Alema non potevano assolutamente sperare in un cambio di rotta voluto all’ultimo momento per pensare di entrare con un nuovo nome alla guida dell’Italia.

Un errore che non ha fatto quel vecchio volpone di Sgarbi, che esce sconfitto alle urne nazionali (Berlusconi lo ha candidato nello stesso collegio del grillino Di Maio). Mi sono affezionato a Sgarbi. Lo seguo, culturalmente parlando, e mi ha insegnato tanto (almeno a livello artistico). Vi assicuro che nei suoi video, a volte molto provocatorio, è uno spasso. Sta realizzando un suo movimento/partito che si chiama Rinascimento. Mi auguro che ci lavori bene sulla sua creatura, perché ha messo al centro del programma la parola Cultura, cosa che gli altri non hanno fatto. Non ha sputtanato la sua lista, e si è candidato per Berlusconi attraverso Forza Italia, e credo pure a malincuore.

Non c’entra niente forse, ma credo che lui abbia centrato un bersaglio sulla cui tutta la politica dovrebbe pensare seriamente: la parola Cultura dovrebbe essere uno dei primi oggetti del dibattito politico nell’immediato futuro, soprattutto in una nazione come la nostra che culturalmente ha tanto da dare, e sulla quale si può costruire tanto (nella vicina Francia la Cultura è un reparto importantissimo del PIL interno, tanto che occupa il 20% ed è tanto per il benessere di una nazione).

Ora, visto il risultato, ci aspetta un periodo d’incertezza.

Tutto è nelle mani del Presidente della Repubblica Mattarella, che più del suo predecessore terrà conto della decisione democratica del Paese.

Ma di sicuro adesso la Democrazia si è espressa, e qualcuno ovviamente non sarà d’accordo. Non ci posso fare niente. La Democrazia è fatta anche di caos, che ci sarà ovviamente. Ma il caos, quando è espresso democraticamente, è salutare. Perché avviene in un momento d’incertezza dove si vuole evitare il peggio, e perciò democraticamente si cambia lo status quo. Le democrazie non sono perfette, ma danno il senso di un popolo, che ha diritto a migliorarsi quando lo ritiene opportuno. Con franchezza, è preferibile che lo faccia attraverso il voto piuttosto che attraverso il sangue. Perché è con il sangue che s’interfaccia la dittatura, non la democrazia.

A Matteo e a Silvio voglio fare un augurio: #statesereni.

Ogni popolo ha il diritto di camminare con le sue gambe.

Ultimo appunto. Qualcuno mi domanderà: che cosa hai votato?

Lo spiegherò nella prossima puntata.

 

Aurélien Facente

5 marzo 2018

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