Pennywise, quando un dipinto incontra il video (appunto di regia)

 

Nell’effettuare il restyling del suddetto blog, stavo pensando a come ripartire, visto che è un mese che non pubblico nulla. La verità è che questi ultimi tre mesi sono stati molto sofferti tra problemi di salute varia, quindi non riuscivo a essere produttivo. Ho avuto modo di riflettere e di trarre le dovute conseguenze. Insomma, fermarmi per un po’, soprattutto adesso, mi ha permesso di riconsiderare molte cose su me stesso. Avrei potuto farlo prima, ma va bene così.

Allora, da dove ripartiamo?

 

 

Dall’ultimo lavoro intitolato “Pennywise”, un corto sulla realizzazione pittorica ispirata a IT (il film tratto dal romanzo di Stephen King) effettuata dal giovane pittore Danilo Piscitelli.

Un lavoro apparentemente di nessuna considerazione. Che ci frega di un pittore e di uno che ci fa un video, direbbe qualcuno…

Libero di pensarla come si voglia. Ma per me Pennywise è un lavoro sofferto.

Le riprese di Pennywise sono state particolari. La painting session è iniziata alle ore 19 per finire alle ore 24 di un giorno di fine ottobre al Columbus Bar di Crotone. Sono stato dietro all’autore del dipinto almeno cinque ore filate dove ho effettuate qualcosa come 85 riprese da angolazione e distanze diverse, tutto con camera a mano visto l’ambiente chiuso di un gazebo da bar dove non puoi nemmeno essere invasivo più di tanto tra clienti che devono essere serviti e personale che deve servire. Aggiungiamo che per me, non conoscendo il metodo di lavoro (quindi i ritmi di movimento e creazione) di Danilo, viaggiavo un po’ alla cieca. Dopo cinque ore ritorno a casa con quasi sessanta minuti di filmati da dover montare e condensare in qualcosa come cinque minuti massimo, perché su YouTube i filmati devono essere brevi (secondo il pensiero mediocre che il contenuto non fa la differenza, quando siamo in un’epoca dove ci muove con lo streaming anche per fare dirette di oltre due ore). Okay, mi è piaciuto riprendere Danilo, senza dargli fastidio. Perché tanto dovevo solo fare delle riprese…

 

 

La pittura non è contemplata tanto a livello cinematografico e video, a parte non ti chiami Picasso (come se l’arte fosse solo e soltanto lui, anche se il vero Picasso è Arte con l’A maiuscola). E qui si sbaglia eccome. Dipende dai punti di vista.

85 punti di ripresa sono serviti solo a creare il dinamismo necessario per dare energia al video. Ogni artista pittorico ha bisogno del suo tempo e del suo intimo per arrivare alla realizzazione dell’opera. Alcuni pittori ci mettono mesi prima di finire. Dipende da quello che vuoi realizzare.

Il dipinto di Danilo sembra apparentemente facile, ma non lo è. Non è una questione solo di tecnica e di conoscenza del colore. Pennywise è una questione di energia.

 

 

Con quest’interrogativo che mi tormentava nelle settimane che mi son fermato, mi son chiesto come potevo sintetizzare il tutto in un corto che raccontava l’attenzione, l’energia, l’atmosfera. Fermo restando che prima avevo realizzato altri videoclip del genere. Ma quello di Pennywise è stato molto impegnativo, perché subito dopo le riprese ho deciso di fermarmi per risolvere i miei problemi di salute.

Tempo che passa.

Silenzio.

Non vedi il lavoro.

Quindi non ti ossessioni.

Ti dispiace soltanto rimandarlo.

Ma il bello di un dipinto è che dura, che non ha tempo, che puoi sempre proporlo dopo. Perché il dipinto c’è e si può vedere. Ma mentre gli altri si godranno (oppure detesteranno) qualcosa di finito, io ho un’altra responsabilità, ossia di testimoniare la realizzazione di un’opera d’arte realizzata nel gazebo di un bar.

Perciò mi domando quale musica usare.

Danilo ha realizzato un dipinto pop su un’icona horror partorita dalla mente di Stephen King. La musica non deve essere solo un brano tipicamente horror, perché incoccerebbe con l’atmosfera che non era horror, ma abbastanza solare.

 

 

Mi metto a leggere il romanzo originale, riesco a rivedermi il film tv “IT” con Tim Curry nella parte di Pennywise, e soprattutto mi metto a cercare la canzone migliore.

Oltre due mesi di ricerche, ed ecco “She sells sanctuary” eseguita dai “The Cult”, una band che è saputa essere pop e rock allo stesso tempo, con un sound proveniente direttamente dagli anni 80’, che sono anche gli anni di IT. Senza contare la giusta lunghezza, e soprattutto gioca al meglio con l’atmosfera.

Si parte con il montaggio, dopo oltre due mesi dalle riprese. Quali scene tagliare? Quali scartare? Riconsiderare l’idea di un montaggio di video più lungo, magari solo per gli addetti ai lavori? Ma chi voglio prendere in giro?

La pittura, come qualsiasi forma d’arte che abbia un contenuto) è in fondo una storia da raccontare. E l’obiettivo che mi pongo è proprio quello di raccontare una storia, e so già in partenza che potrà anche non piacere.

Ma una storia ha un inizio, prosegue per un percorso e poi trova la fine.

Metto mano alle scene. Taglio, modifico il ritmo visivo. Faccio tutto quello che è in mio potere per raccontare al meglio la storia, usando una canzone che s’infila bene in quell’atmosfera colorata. E poi arriva la fine.

Per raccontare il dipinto, mi prendo il tempo di una canzone.

 

In quel lasso di tempo compongo il puzzle.

Quando racconti una storia non devi dimostrare di saper usare la tecnica, la sintesi, la telecamera. Quando racconti una storia non ti devi porre limiti. Devi semplicemente arrivare ad un finale, e lo devi fare in un modo molto fluido.

Le storie vanno raccontate. Certo, ci deve essere qualcuno a leggerle, a vederle, ad ascoltarle. Nel montaggio, cerco di calarmi nel ruolo del lettore. La semplicità è la miglior chiave possibile, ma a volte non si accoppia con la sintesi.

Viviamo in un mondo dove si pensa a fare sintesi, quando in verità bisognerebbe ritagliarsi un po’ di tempo in più perché bisogna prendersi il tempo per capire. E capire è meglio che guardare una sintesi. Perché una sintesi, il più delle volte, lascia dei dubbi, e i dubbi non vanno bene, soprattutto se lasciati all’abbandono.

Racconti una storia.

Ci sarà sempre chi ti criticherà. Il più delle volte chi ti critica fatica a perdere cinque minuti per vedere quello che hai fatto. Non si pone il problema del lettore. Si pone il problema dell’io personale, come se l’io personale fosse l’unico punto di vista.

Che pensieri strani…

Racconta la storia.

Ecco il mio unico pensiero.

Pennywise è una storia.

La storia di un giovane pittore che dipinge dentro il gazebo del bar Columbus di Crotone.

Ci mette oltre cinque ore a dare una forma e un contenuto al dipinto.

Ci arriva senza farsi disturbare da quello che ha intorno a lui.

In certi frangenti sembra che neanche la telecamera esiste.

C’è soltanto Danilo con il suo dipinto.

Ecco la storia che voglio raccontare.

Spero di esserci riuscito.

Aurélien Facente

Gennaio 2018

 

Per guardare il video Pennywise con l’artista Danilo Piscitelli, clicca su Pennywise

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