Grazie, mister Nicola, soprattutto per quello che hai lasciato ai crotonesi

 

Ormai il Crotone in serie A non fa più notizia. Certo è che resta una bella storia da raccontare. Magari ne faranno anche un film. Beh, in verità un film c’è già. È una commedia americana. Major League – La squadra più scassata della Lega. Non c’entra niente con il calcio giocato, perché era un film sul baseball. Ma anche lì in America esistono le retrocessioni. E il Crotone, l’anno scorso, mi ha dato quest’impressione.

Cioè, diciamocela apertamente, nessuno riusciva a credere alla salvezza. Tranne l’allenatore e la squadra. Certo, ci ha messo del suo anche l’Empoli. Ma il calcio è anche questo. Una squadra risale sempre a spese dell’altra. E questo avviene anche in altri sport. Certo è che l’impresa del Crotone ha lasciato di sasso tutti quanti.

L’avventura non era partita nel migliore dei modi. Anzi, il Crotone era una squadretta di sfigati. Eppure questa squadretta ci ha creduto diventando una squadra, e soprattutto è merito di un allenatore che ha saputo crederci fino all’ultimo.

Che Davide Nicola non sia una persona come le altre è presto detto. Voi non sapete quanti insulti e critiche ha ricevuto questa persona per quasi un campionato intero. Una persona normale non avrebbe resistito a questo stillicidio, eppure lui ha resistito.

In fondo, Nicola avrà sì lavorato onestamente e mostrando una professionalità come ben pochi, ma il Crotone è stato per lui una sfida contro se stesso, quella sfida che lui stesso doveva vincere. L’ha vinta, alla grande, dando una lezione d’umiltà, di pazienza, e del crederci a un’intera comunità.

Crotone ha brillato in un’Italia sgangherata, andando per una volta controcorrente. Certo, al resto d’Italia siamo simpatici. In fondo siamo la Longobarda del sud, ma noi non avevamo nessun Oronzo Canà.

Avevamo una squadra sgangherata che poi si è trasformata in una squadra di uomini, e fino alla fine ci ha tenuto in ansia, meritandosi una salvezza insperata.

Il resto è storia scritta ormai.

Poi si arriva a campionato in corso, e la notizia bomba è che Nicola si è dimesso. Crisi di risultati? Forse, ma più che altro il Crotone farà un campionato simile all’anno scorso. Cercherà di salvarsi. Noi non siamo una squadra d’alta classifica. Ci vuole esperienza e crescita per arrivare nella parte sinistra della classifica. C’è bisogno di crescere, e parecchio anche, dal punto di vista culturale.

Ma il processo è già in atto, proprio grazie all’impresa del Crotone allenato da Nicola.

Ora, al di là di quello che è realmente successo tra l’allenatore e la società, in questi due giorni mi sono messo a leggere i vari articoli e i tanti pensieri della gente comune.

Beh, rispetto all’anno scorso noto dei miglioramenti enormi.

Molti a scrivere il loro commiato personale. Qualcuno è anche provocatore. Ma la scelta di Nicola di dimettersi ha creato dissenso, ma nel senso positivo del termine.

Io non conosco personalmente il mister, ma conosco la mia comunità.

In passato ho lavorato a stretto contatto con il Crotone FC, e so quanto sia difficile lavorare in una terra come Crotone. Un’esperienza che comunque, nel bene e nel male, mi ha formato, facendomi conoscere un aspetto della mia città che potevo vedere da lontano. Non vado allo stadio a tifare il Crotone (non ho purtroppo la passione del tifo), ma ascolto la radio e seguo le partite. Non è la stessa cosa, ma sono fatto così.

E in fondo, proprio perché meno coinvolto a livello emotivo, capisco la scelta che ha spinto Nicola a dimettersi. E il bello è che c’è una gran parte di comunità che comprende, seppur a malincuore, la scelta di una persona che ha scritto una bella pagina di sport.

Bene, sarebbe meglio a questo punto lasciar perdere i meccanismi e le ragioni di queste dimissioni perché tanto non è detto che sia utile saperne di più. Bisogna ringraziare la società del Crotone che ha creduto in questa persona quando nessuno qui in città ci credeva. Ma poi bisogna ringraziare Davide Nicola, e tanto anche.

Perché la sua squadra è riuscita in parte a migliorare la comunità. Come?

Ho notato un tifo più consapevole e meno votato alla tragedia, rispetto all’anno scorso. Un tifoso che ci crede e che accetta il risultato sportivo è il primo segnale di una crescita non indifferente.

Poi c’è una città che ha imparato a tifare la squadra, al di là della salvezza raggiunta. Quindi c’è stato un senso d’appartenenza che non si vedeva da tempo (e ci credo, visto il disfacimento sportivo di altre discipline). Per la prima volta, in vita mia, il crotonese non si vergognava di essere crotonese (non che lo facesse prima, ma con una squadra in serie A l’orgoglio si fa più forte).

E infine c’è il lato umano dell’allenatore. Abbiamo conosciuto un essere umano che si è fatto forza non nascondendo una sua tragedia personale, partendo da essa come un inizio e non come una sconfitta.

Ci sono sicuramente altri lati positivi che questa storia ci lascia, ma l’insegnamento migliore è stato il crederci sino alla fine, non avendo paura di perdere.

Altrove, il calcio viene visto solo per gli incassi, per i calciatori strapagati, per la grandezza dello stadio….

Qui, invece, s’è scritta una storia di calcio semplice, di quelle che potevi vedere solo in qualche film.

Qui abbiamo visto finalmente il lato umano del calcio, abbiamo visto i professionisti, ma siamo riusciti a vedere le persone. Questo ci ha permesso di crescere come comunità.

Magari per qualcuno è impercettibile. Alcune cattive abitudini saranno rimaste, ma un passo avanti è stato fatto, e si tratta di un passo notevole.

Questo dimostra che non sono i soldi a fare la differenza, piuttosto sono le persone che riescono a scrivere una storia che fa la differenza in una comunità.

Questo messaggio è stato in gran parte recepito. L’ho letto tra i tanti pensieri scritti pubblicamente, tutti con un tono pacatamente civile. Segno chiaro di una comunità che cresce.

Quindi, adesso è doveroso ringraziare mister Nicola e lasciarlo andare, augurandogli ovviamente il meglio.

Ma è anche giusto continuare a sostenere il Crotone FC, e soprattutto sostenere il nuovo allenatore.

Continuiamo a crederci, ma soprattutto continuiamo a crescere.

 

Aurélien Facente,

dicembre 2017

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