Dylan Dog 375, un altro piccolo grande passo dello scrittore Tiziano Sclavi

 

L’ho comprato ieri sera, e ho passato parte della serata con il secondo atto del ritorno di Tiziano Sclavi su Dylan Dog, qui in coppia con quel fantastico disegnatore che è Angelo Stano.

Il numero 375 di Dylan Dog è in ogni caso un numero da conservare. Maestosa è la prova di Angelo Stano, ormai da considerare un maestro a tutti gli effetti. Stile unico e impeccabile che danno alla storia una visione forte, nuova, coinvolgente.

La storia di Tiziano Sclavi, però, non potrà piacere a tutti. Ora, se voi pensate di trovare il vecchio Sclavi, capace di scrivere storie allucinanti e divertenti… Bene, vi sbagliate di grosso.

Lo scrittore Sclavi compie un altro passo importante. Recupera in parte il discorso lasciato, ma cerca ancora una sua identità. La storia sembra superficiale, ma non lo è. Può sembrare scontata nel suo svolgersi, ma non fermatevi qui.

Sclavi si sta semplicemente ricostruendo. Mi sembra di capirlo proprio attraverso la scelta del cattivo, di cui qui non farò il nome, né rivelerò l’identità.

È una storia minimal sotto molti aspetti, ma scritta per esaltare lo stile di Angelo Stano, e qui alcune tavole sono a dir poco memorabili a livello visivo.

Giusto pretendere di più?

Il problema è che Sclavi, per stessa sua ammissione, ha attraversato una dura crisi creativa, portandolo ad avere un vero e proprio blocco, un dramma reale per chi lo vive, e uscirne non è semplice.

Il blocco creativo è tremendo, spietato, un inesorabile passo verso la depressione, con tanto di idea di inutilità e di morte.

Il percorso di Sclavi è comprensibile. L’ultimo numero da lui scritto quasi un anno fa era un numero intimista, disegnato da un bravissimo Giampiero Casertano. In quel numero si vede molto che Sclavi ha bisogno di ritrovare il ritmo perduto, ma almeno è riuscito a scrivere una storia con una sua logica, una storia che inizia e finisce. Certo, si parla della malattia dell’alcolismo. La presenza del fantastico è marginale, ma il numero è potente. Lo definirei, a distanza di un anno, dalla prima lettura come quel classico urlo mentale che serve a chi sta male di fermarsi e poi di ripartire. Non è stata banale la scelta di assegnare i disegni a Casertano, artista bravissimo a ritrarre la disperazione e la perdizione nel volto dei personaggi.

Sclavi sa che deve muoversi con una certa cautela, e questo suo “secondo numero” è un altro passo avanti, importante e da non sottovalutare. È una storia semplice, secca, senza troppi mal di testa, e con un solo colpo di scena. Una semplice storia secca. Sclavi recupera in qualche modo la semplicità di scrivere, perché è ripartendo da essa cesi può delineare un nuovo percorso.

Ma il Dylan Dog 375 resta un numero celebrativo che non potrà piacere a tutti, perché resta in fondo un esercizio di scrittura necessario per Sclavi per riassaporare l’universo da lui creato e coccolato. Perciò la scelta di Angelo Stano ai disegni di questo numero si rivela essere la più ovvia. Questa coppia ha aperto le danze di Dylan Dog con quel numero 1 che s’intitola “L’Alba dei Morti Viventi”, quindi questa coppia aprì le danze di un personaggio assunto a cult.

Ho letto Dylan Dog negli anni, interrompendolo più volte, e l’ho amato e l’ho detestato. Belle storie, ma anche storie scarse. È questo il maggior difetto di una serie regolare. La ami e la odi.

Però il ritorno di Sclavi mi ha ridato la voglia di dargli ancora una volta attenzione, perché considero Tiziano un grande scrittore (ha scritto libri stupendi) e ha bisogno solo di terminare questa prima fase di ripresa, che ha bisogno del suo tempo, del suo spazio, e del rispetto della propria libertà.

Credo che tra qualche tempo rileggerò Dylan Dog 375, perché alla fine della prima lettura ho subito pensato che non si tratta di un numero qualsiasi, ma del numero di uno scrittore che inizia a scrivere, a raccontare, e a lasciare qualcosa.

Beh, non credo che sia banale leggere la storia da quest’ottica, anzi rafforza ancora di più la mia stima verso un autore che in qualche modo riemerge e dice: “Voglio scrivere”.

Credetemi.

Questo piccolo passo importante di Tiziano Sclavi va visto ben oltre l’apparenza.

Basta osservare con attenzione le magnifiche tavole di Angelo Stano.

 

Aurélien Facente

dicembre 2017

 

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