C’era un ragazzo che cantava le canzoni

 

Ci sono storie che valgono la pena di essere raccontate, vite che vanno ricordate.  È una settimana triste. Inutile negarlo. Proprio ieri ho saputo del fato di Giancarlo. Una notizia che mi ha letteralmente buttato giù, ma il mio dolore è nulla in confronto a quello che sta provando la sua famiglia ora.

Discorsi ulteriori non servono, ma le lacrime non devono cancellare il ricordo di un uomo che si è sempre contraddistinto per educazione e soprattutto per stile.

Ne parlo oggi, qui, nel mio blog perché Giancarlo era una ragazzo che cantava le canzoni. Ho avuto di modo di ritrarlo nelle mie fotografie in due occasioni distinte, e in entrambe mi son divertito un sacco a fotografarlo. Due situazioni musicali diverse fra loro: una fu nel 2014 quando lo vidi dal vivo la prima volta, intento a esibirsi in un tributo a Rino Gaetano sul lungomare di Crotone.

 

Lo vedevo timido, ma man mano che lo fotografavo mi rendevo conto che riusciva a trasmettere la passione che lui stesso aveva per quelle canzoni. All’inizio non mi stava conquistando, ma poi nell’andare avanti mi rendevo conto di altri particolari che me lo hanno fatto valorizzare sotto ben altri aspetti, ben più importanti di un semplice primo impatto. Man mano che lo osservavo, scattando foto, mi resi conto che c’era vita nel suo modo di cantare, di presentarsi al pubblico. Era timido, ma potente.

La sua timidezza era solo una mia impressione. In fondo, in quel 2 giugno 2014, lui si stava esibendo con il repertorio di Rino Gaetano sul lungomare di Crotone. Era una bella giornata, e lui riuscì assieme al resto della Khatmandù Band a fermare la gente, che si mise a cantare le canzoni dell’indimenticato autore.

 

 

Ho avuto modo di ascoltarlo in altre occasioni, e non solo nelle vesti di cantante delle canzoni di Rino. Era protagonista di due altri progetti, Colorado River e poi Route 66. Forse è lì che lo vedevo esprimersi al meglio, senza togliere nulla alle performance con la Khatmandù Band, dove era impegnato a essere una voce che interpretava Rino. Infatti, non si faceva mancare il cappello, e aveva tutto un suo modo di muoversi.

Non imitava Rino, badiamo bene. Se ne guardava bene. Ma ci teneva alla sua interpretazione. Lo faceva con passione, ma soprattutto con dedizione.

 

 

La dedizione. Gliela leggevo negli occhi.

Ed è quella dedizione che lo rendeva sempre migliore, man mano che le performance si accumulavano.

Ho avuto modo di apprezzare una sua stupenda performance in una manifestazione dedicata a Rino, davanti alla sua statua, con un palco unico messo proprio a misura del monumento stesso. Ho ascoltato la sua voce, nascosto tra la gente. Mi colpiva molto il suo essere pulito.

Giancarlo aveva stile. Era quell’interprete giusto che serviva in quel particolare momento storico della musica crotonese. Una voce pulita, un uomo che non si vantava, anzi sempre disponibile ed educato. In fondo lui si divertiva a fare musica, e faceva di tutto per creare quella situazione giusta che lo rendeva un corpo unico con tutta la band.

 

 

Perché Giancarlo era un frontman, ma ci teneva a suonare con la band.

Poi ho avuto modo di ascoltarlo e fotografarlo in una serata al Kona, un locale che ormai non c’è più. Si esibì con i Route 66. Fu lì che lo apprezzai meglio, perché lì riuscii a vedere un giovane uomo cui piaceva la musica. Certo, il repertorio era rock anni 70/80, ma lì lo vedevo più libero. Perché si apriva a qualche sperimentalismo. Riusciva ad esprimersi con la voce, con la chitarra, con l’armonica. Era più libero, e ciò mi procurava piacere nel fotografarlo.

Mi ricordo come se fosse ieri mentre stavo a guardare le foto di quella performance. Un fotografo scatta, ma poi rivede il suo lavoro. E in ogni foto scorgevo il suo sguardo, mai banale, e ne sentivo la passione. Una passione che lui stesso voleva trasmettere, nonostante avesse un carattere timido all’apparenza. In verità, Giancarlo era una delle persone più educate che avessi mai conosciuto. Mai una parola fuori posto, mai un comportamento anomalo, mai un gesto maleducato.

 

 

E questo mi colpì assai, soprattutto in una realtà difficile come Crotone, una città del sud con tante problematiche. Forse avrà influito anche il fatto che lui nella vita appartenesse alle forze dell’ordine, ma io ho avuto modo di fotografarlo, e le foto non mentono.

Giancarlo era un bravo ragazzo che conduceva una vita sana e che voleva soltanto cantare delle canzoni, indipendentemente dal pubblico che si ritrovava. Aveva questo di bello: all’inizio non ti coinvolgeva, ma timidamente la sua voce riusciva ad entrarti e a portarti con essa dentro una performance sempre più che buona.

Poi il silenzio, e la tremenda lotta contro un male che non conosce la pietà. Però so che Giancarlo ha lottato sino all’ultimo, e ora se n’è andato, lasciando un vuoto enorme, anche nel mio cuore. Non sono la persona adatta a scrivere di lui. Lo so bene. L’ho conosciuto poco in fondo, ma in realtà l’ho conosciuto. Attraverso le parole dei suoi amici della band. Mai una parola contro di lui, e soprattutto un tifo unito per lui.

Ho saputo della sua scomparsa ieri. Ho letto le parole delle persone. Ho letto qualche articolo su qualche testata. Ho letto del vuoto che lascia nel cuore degli amici e nel cuore della sua famiglia. Una ferita che non guarirà purtroppo.

Stanotte, in mezzo alla pioggia, ho fatto un giro vicino alla statua di Rino. E mi sono immerso in quel ricordo dell’estate 2016, dove lo vidi sul quel palco unico, acceso dallo spirito di Rino. Sì, Giancarlo, quella volta sei stato molto bravo. Poi mi venne in mente quel concerto del 2015, quando ti fotografai. Mi mancherà molto fotografarti, caro Giancarlo. Ma è arrivato il momento di dirsi arrivederci. Ma conserverò dentro di me sempre la più bella immagine, anche perché sono riuscito a fotografarla: quella di un uomo che amava cantare le canzoni.

Arrivederci, Giancarlo.

 

Aurélien Facente

16 novembre 2017

 

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