Superman All Star, un’opera che abbatte i pregiudizi culturali sul fumetto

 

Un paio di settimane fa, mi sono fatto il mio personale regalo di compleanno. Me lo sono goduto e coccolato prima di leggerlo con una certa attenzione. Devo ammetterlo. Sono tornato bambino nello sfogliare le pagine dell’edizione Absolute di Superman All Star, un’opera di dodici albi scritti da Grant Morrison e disegnati da Frank Quitely, e se devo essere sincero mi sono pentito di non essermela procurata un po’ prima.

Okay, vi racconto come l’ho trovata. Giaceva in una libreria (non fumetteria) in un angolo di uno scaffale metallico, e ogni volta che l’adocchiavo ero tentato di comprarla. Questa storiella è durata quasi un anno, e poi in occasione del mio 39simo anno di età, mi son detto che devo comprarla perché è giusto farmi un regalo di compleanno.

Ok, mi presento. Mi chiamo Aurélien Facente, e leggo fumetti da quando almeno ho cinque anni. Quand’ero piccolo, mi facevano leggere Asterix, Tintin, Lucky Luke (per chi non l’avesse capito ho origini oltralpe), e poi nel 1989 ho cominciato a collezionare anche io l’Uomo Ragno, e da allora non ne abbandono la lettura. Certo, non posso comprare tutto, ma il bello dei fumetti è che comunque un’occasione ti si ripropone sempre.

Ma che c’entra quest’opera con la mia adolescenza?

Beh, dovete sapere che nel sud Italia (dove sono cresciuto) la questione fumetto si racchiudeva in Topolino, Tex, Diabolik, e giusto giusto Dylan Dog perché se ne parlava. Ma in linee generali il fumetto era visto come un qualcosa simile ad un gioco per handicappati, quindi in ambienti come la mia amata Crotone il collezionista doveva esprimere la sua passione in modo clandestino, andando contro la tua stessa famiglia, ma i scontri erano pressoché giornalieri con coetanei, professori, adulti, padrini, cugini. Eravamo una piccola comunità di collezionisti, ed eravamo orgogliosi della nostra vita, perché leggere fumetti ci teneva lontano dai guai (e vi posso assicurare che ce n’erano).

I tempi sono cambiati. I fumetti, in linea generale, oggi fanno parte della vita di tutti i giorni, grazie anche al progresso cinematografico e televisivo in primis, e comunque ormai l’arte del fumetto è un dato di fatto, e al di là di quel che viene prodotto e che possa piacere o meno quello che mi rende felice è di far parte di una grande comunità che sa che cosa vuol dire avere una passione e coltivarla.

Però, la mia ferita più grande del passato è non aver potuto dimostrare a qualche mio ex insegnante (soprattutto quelli d’italiano) che il fumetto non è un passatempo, ma un vero e proprio lavoro che si deve rispettare.

A parole non è facile, soprattutto da adolescenti, mettersi contro la vecchia cultura dei prof. Ci vuole tempo, pazienza, responsabilità.

Come dicevo, mi son fatto questo regalo di compleanno. E c’è il primo supereroe riconosciuto, quell’icona rossoblù che risponde con il nome di Superman. C’è Grant Morrison in gran forma, che imbastisce una storia unica, ma con molte citazioni mitologiche (quindi lo studio a scuola serve eccome) e non solo. Frank Quitely che disegna in maniera sublime ed europea (a tratti sembra di vedere qualcosa di vicino a Moebius) una storia da leggere con attenzione e passione. Un lavoro di squadra che offre un risultato eccezionale con un eroe, oggi soprattutto, non facile da gestire, e offre con tanto amore un’avventura che non si può dimenticare.

L’opera perfetta da regalare al prof che vi ha sempre frustrato, che magari vi ha anche strappato il fumetto davanti alla classe. Ma in generale è un bel regalo contro tutte quelle persone che vi hanno detto che il “fumetto è roba per bambini scemi”.

Ho letto e riletto quest’opera con estremo piacere, e farà parte della mia collezione personale. Grant Morrison è un autore che quando vuole sa scrivere la storia migliore, per Superman ha scritto indubbiamente la storia migliore per lui. Lo ha fatto dimostrando un’ottima conoscenza dell’universo di Superman, ma tenendo fede anche al mito classico greco (riproponendolo in modo tutto originale). Quindi in quei dodici numeri Grant Morrison dimostra chiaramente che per fare fumetto non ci vuole soltanto la passione, ma anche la conoscenza, lo studio, l’applicazione. Tutti valori che vanno a favore della scuola, dell’insegnamento, della passione per lo studio.

Mi sto mettendo i soldi da parte, perché finalmente, dopo tanto peregrinare, ho scoperto il libro da far leggere a tanti prof del passato: una bella edizione Absolute di “Superman All Star”.

Certo, il bellissimo lavoro di Morrison e Quitely si distingue per altre cose, in un’opera tutta da scoprire. Però è una delle poche che, secondo me, riesce ad abbattere culturalmente il vecchio e durato pregiudizio del fumetto che “è roba per bambini viziati e scemi” … e non è cosa da poco…

 

Aurélien Facente

settembre 2017

 

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