Contemporanea, ovvero riscoprire quello che c’è già

 

Sono stato occupato negli ultimi mesi a fotografare il ciclo d’eventi denominato “Contemporanea” a cura dell’associazione Scenari d’Aprile, e al di là delle fotografie e della capacità culturale di ogni evento, non ho potuto fare meno di riflettere su un altro aspetto importante.

Sala Margherita, fino a qualche mese fa, era un mistero.

Questa bellissima struttura di proprietà comunale e ubicata dentro il centro storico di Crotone era completamente anonima, seppur oggetto di restyling qualche tempo fa.

A tratti, pochissime volte durante gli anni passati, la porta di questa ex chiesa si apriva per ospitare qualche mostra, spesso nel mese di maggio. Poi bisognava aspettare qualche avventuriero dell’arte per riaprire, ma poi succedeva che lo stesso avventuriero si stancava e così chiudeva la struttura. Difetti di comunicazione ovviamente, poiché le amministrazioni passate non hanno mai voluto investirci troppo del proprio tempo (tranne il restyling fatto dall’amministrazione Vallone, che tutto sommato ha restituito un’estetica alla struttura, ma poi nulla più). C’è stato anche la volontà di riconvertire la struttura per ospitare matrimoni bizzarri (giusto per cavalcare la legge dei Pacs), ma non era francamente il caso, poiché pare che il Comune non è che abbia avuto un boom di richieste in tal senso. E allora Sala Margherita era chiusa, lasciata al caso e al dimenticatoio.

Ora non sto qui a parlare di teorie fantascientifiche, perché per rivitalizzare la struttura non è che ci vuole chissà che cosa. Però ti trovi a Crotone, e sai cosa manca a Crotone? Un po’ di buona e sana continuità, e starci un bel po’ appresso al progetto.

Quando Andrea Giuda, ideatore e direttore artistico, mi parlò del progetto “Contemporanea”, ero inizialmente scettico. La sola scusante che mi do è che purtroppo ho vissuto esperienze non proprio positive dal punto di vista della continuità. Sapete quanti progetti ho visto morire per stupidi ragioni? L’elenco è lungo e ci potrei scrivere un libro pure.

Però Andrea mi fece la sua proposta, senza promettermi l’impossibile e senza crearmi illusioni di chissà quale natura. Per me è stato un segnale incoraggiante

Oggi il ciclo di Contemporanea si è concluso, e se devo essere sincero sono contento di quello che ho visto, fotografato, scritto (anche se ancora manca qualcosa).

Tutto si è concluso venerdì 30 giugno 2017 con la rappresentazione dell’ultimo lavoro teatrale scritto e interpretato da Andrea Giuda, un monologo di cui scriverò presto. Forse il giusto epilogo di una rassegna che, a detta della mia, ha rappresentato quel qualcosa che mancava. Un qualcosa da cui iniziare.

Ora non sto a fare il ragionamento culturale sulla rassegna in sé e per sé. Ma sull’importanza del far rivivere un posto.

Andrea e il suo team hanno vinto una scommessa azzardata all’interno di una città umiliata da un periodo di mediocrità.

Sala Margherita era a disposizione di tutti, ma solo avventurieri la usarono, senza un briciolo di continuità. Un ricominciare sempre daccapo. 15 giorni d’apertura, e poi chiusura per mesi.

Effettivamente, scommetterci era un azzardo.

Durante i vari eventi, ho visto una serie di facce diverse (mai le stesse) tra il pubblico che nell’arco della rassegna è stato crescente, grazie ad una sapiente comunicazione e soprattutto anche grazie ad un primo archivio fotografico che è stato trasmesso un po’ in giro tra i vari social. Si poteva fare di più, ma un primo ciclo serve proprio a costruire e soprattutto a centrare un obiettivo: far vedere alle persone che esiste una struttura.

Obiettivo pienamente raggiunto. La gente è stata tutto sommato contenta di quello che ha saggiato.

Una serie d’appuntamenti mensili (salvo problemi tecnici) che con la giusta dose e una buona continuità ha portato alla riscoperta di un posto e di un pezzo di centro storico messo troppo all’ombra.

Ma perché è importante?

Si dice che l’idea di riqualificare sia comunemente basata sulla ristrutturazione del posto.

Concetto sbagliato. Perché è vero che puoi costruire un posto, ma se non lo fai vivere è un posto vuoto, e nel tempo si perderà nella memoria perché non degno d’interesse. E si sa che a Crotone di cattedrali nel deserto ce ne stanno un bel po’.

Potremmo starne a discuterne un bel po’ sopra, ma Andrea e il suo team hanno usato un pizzico di continuità, che sommato alla passione e al mestiere, hanno portato a casa un risultato notevole.

Si parla di Crotone senza cultura, ma non c’è (quasi) mai nessuno pronto a parlare che dentro questa città c’è chi vuole produrre cultura, arte, teatro, fotografia, video, scrittura e altro ancora.

Le iniziative non mancano, per carità.

Ma molte non si ripetono.

Certo, ci sono i privati. Ma quello è un altro discorso, un altro mondo (per di più anche criticabile sotto alcuni aspetti), e le finalità sono ben diverse.

Il far vivere Sala Margherita con una certa continuità ha permesso di far vedere un posto di cui non si conoscenza l’esistenza, ma assieme ad esso la gente ha visto che c’era una strada, un insieme di case, un angolo di città che potrebbe avere una nuova luce.

Questo è il senso della riqualificazione.

Si poteva fare di più. È ovvio. Ma se non si inizia, non si costruisce.

Nelle varie tappe, vivendo quel pezzo di centro storico, mi sono immerso in tante piccole storie. Mi ero detto che se ci mettessimo un po’ più di continuità, se partiamo dalla base di questo team, se si potesse in qualche modo riavviare tra qualche mese l’esperienza di Contemporanea, e magari fare in modo che cresca perché fa bene a quella struttura e anche a quel pezzo di centro storico…

Non è una questione di visione politica, amministrativa, culturale…

Crotone ha bisogno di recuperare il buonsenso, secondo la mia modesta opinione, e fare in modo che progetti che funzionano vadano sostenuti.

Perciò mi auguro che Contemporanea possa continuare nei prossimi mesi. Non perché la debba fotografare, ma perché ormai è come se avessi iniziato un libro da leggere, e vorrei capire se dopo i primi capitoli posso proseguire con una lettura che mi ha appassionato tanto.

Perciò desidero il seguito, perché so che fa bene a me, alla gente che ci va, e soprattutto fa bene allo spirito di una città.

Ho realizzato una slide-video con un riassunto fotografico di tutta la rassegna. La potete trovare su YouTube al seguente link: Cronaca di Contemporanea (Una storia fotografica)

Guardatelo, se potete. Sono le mie fotografie, ma sono anche la testimonianza di una storia, di un posto, di gente che si è messa a disposizione per costruire qualcosa che valga la pena.

Grazie ad Andrea e al suo team per avermi fatto partecipe di questa bella esperienza.

 

Aurélien Facente,

2 luglio 2017

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