Fotografando: Contemporanea presenta Here is in the house (tratto da Federico Garcia Lorca)

Nuovo appuntamento della rassegna Contemporanea a cura di Scenari d’Aprile, che stavolta ha presentato un dramma di Federico Garcia Lorca, rivisitato con il titolo “Here is in the House” ma che in realtà prenderebbe il titolo de “La Casa di Bernarda Alba”.

Introduzione un po’ troppo tecnica? Okay… Il fatto è che, per la prima volta, ho trovato difficoltà a scrivere perché pur vero che conosco la grandezza di Federico Garcia Lorca, ma è pur vero che sono figlio di un’altra letteratura, e allora per me, oltre al gusto di fotografare la commedia, è stata l’occasione di entrare un’altra volta e più approfonditamente nell’universo del poeta spagnolo, che dimostra che lui è morto troppo presto per una personalità letteraria che amava produrre.

 

Molti conoscono Garcia Lorca come un poeta che ha combattuto la censura del regime spagnolo, dotato di una sensibilità fuori dagli schemi, ma capace di scrivere versi immortali.

Beh, Garcia Lorca è stato anche altro.

E appunto quest’altro è stato presentato a Crotone all’interno di Sala Margherita lo scorso mercoledì e giovedì, con anche un successo di pubblico direi più che meritato, a dire il vero.

 

Ho vissuto il backstage, ma anche la rappresentazione. Sono la persona meno indicata a scriverci, almeno per come mi sono sentito coinvolto. Basterebbero le mie fotografie a parlare, il numero di fotografie pubblicate sulla mia pagina pubblica. Tante, troppe, ma tutte con una propria personalità, un proprio racconto… ma non parlo di me, piuttosto del lavoro delle attrici, che a livello amatoriale si son prestate, e che si sono impossessate della storia, facendola tutta loro, ognuna nel suo ruolo. Anche la parte meno importante era necessaria per capire la struttura dell’opera. Donne di età varia, ma che sul palco si son trasformate in veri e propri mostri da palco (nel senso positivo del termine). Avendo seguito il backstage, e poi lo spettacolo, mi rendo conto che c’è tanto da ragionarci per via delle tante sensazioni che si susseguono tra una fotografia e l’altra, tra un momento e l’altro.

Beh, poi quando hai a che fare con la magnifica statura di Garcia Lorca… devi calmarti, rivedere il tutto, e prepararti a raccontare la tua esperienza.

 

Allora, la prima cosa che ho notato nel lavoro è che ognuna delle attrici erano appassionate di questo dramma di Garcia Lorca. Non essendo attrici di professione, hanno fatto di prendere in sé il testo e amarlo. L’immedesimazione nel ruolo è un fatto naturale per chi professa il mestiere, ma l’amore per un’opera è qualcosa che va al di là di ogni professionismo.

Si tratta, in verità, di un percorso fatto a tappe, dove ognuno costruisce qualcosa, e poi ecco che diventa una sfida. Io non so le motivazioni personali delle protagoniste, ognuna con la propria storia, ma andando sul palco hanno dimostrato di avere un buon dominio sul proprio personaggio, portandolo con la dovuta naturalezza e anche con una buona dose di “cattiveria”, nel senso che si son sapute mettere in gioco quando la situazione lo richiedeva.

 

Ora fare tutto l’elenco dei nomi è un po’ banale, perché ogni attrice presente (anche la parte con meno battute) ha fatto parte di un mosaico ben incastrato dove il testo di Garcia Lorca è riuscito a trasmettere quell’emozione che l’opera stessa richiedeva.

A un certo punto ho chiuso gli occhi (durante lo spettacolo) e mi son lasciato trascinare dal testo, che ho ascoltato volentieri, e lì sono entrato per magia in un mondo duro, ma descritto con rara bellezza e sensibilità da un Garcia Lorca molto intimo.

 

Ora fare il riassunto dell’opera sarebbe banale, ma l’insieme è uno spaccato di vita della donna spagnola all’interno della Spagna franchista, apparentemente una critica verso quella figura, ma nello stesso tempo un racconto delicato del desiderio di uscire dalla figura imposta da un certo modo di pensare. Un canto di libertà che ha il suo prezzo da pagare, perché dietro al racconto c’è un forte messaggio di liberare la propria natura e i propri sentimenti.

Garcia Lorca ci parla di amore in fin dei conti, di quell’amore vero che solo accompagnato dalla libertà e dall’accettarsi per quello che si è può essere solo vero. Purtroppo quando si decide di essere veri e di togliersi la maschera della finzione, ciò causa dissenso, soprattutto da parte di chi vuole comandare sugli altri, e allora ecco che la tragedia si consuma, soprattutto quando chi comanda dimostra di essere prigioniero del proprio io. Quando poi sarebbe bello essere solo se stessi, nel pieno rispetto dell’altro. Cosa non facile, quando la tradizione impone il suo diktat.

 

 

 

Tristezza, dramma, speranza…

Libertà…

Federico Garcia Lorca…

E poi il risveglio…

Mi sveglio, e mi rendo conto che dovrei scrivere di uno spettacolo che mi è personalmente piaciuto. Confesso, ho provato un po’ di orrore nell’ascoltare il testo di Garcia Lorca… Ho odiato vedere quella cattiveria che Garcia Lorca ha usato nel descrivere quell’universo femminile che lui stesso ha conosciuto… E mi sono emozionato che dietro quel mondo sgradevole c’era chi cantava la ricerca dell’amore più puro, di quell’amore che ti rende te stesso in tutto e per tutto…

Queste non sono emozioni negative. Sono emozioni di vita pulsante, vera, viva… emozioni che ti spiegano perché è stato bello assistere a questo momento, e dire un grazie a questo gruppo di attrici che forse mi hanno dato la migliore delle conferme: che il crederci in quello che si fa, senza avere l’obiettivo di essere il migliore per forza, apre sempre le migliori porte.

Il pubblico applaude.

Il teatro di Sala Margherita vive.

Il blogger rientra a casa con il suo materiale.

Sì, mi sento soddisfatto, e molto direi.

 

Aurélien Facente,

giugno 2017

 

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