I 5Stelle perdono, ma perdere è anche un percorso per capire come crescere…

 

La notizia del giorno è sapere che i 5Stelle perdono alle amministrative. Un flop che fa esultare il PD, e gran parte del centrodestra.

Oddio, il sottoscritto si mette a parlare di politiche locali. Beh, credo che sia giunto il momento di tornare a essere presente e attento alle questioni che interessano anche il mio destino, perché fino a prova contraria sono un cittadino italiano, e m’interessa che la mia patria sia amministrata da gente capace e piena di amore per l’Italia, indifferentemente dalla collocazione politica.

Sono anni (da quando è nato il Movimento) che seguo il fenomeno dei 5Stelle, pur non facendone parte ufficialmente. Li ho studiati da vicino e da lontano. Li ho sostenuti, ma non ne faccio parte. Così come non faccio parte di nessun partito e/o movimento. Preferisco al momento parlare con tutti in maniera critica e costruttiva (quando è possibile).

Nei giorni scorsi (anche nei mesi precedenti) sono stato accusato di non essere presente nel dibattito del presente. Da una parte è vero, perché ho di fatto preferito mettere a posto la mia salute fisica e mentale dopo aver ricevuto una serie di batoste dalla stessa vita, quindi ho preferito chiudermi per rimettermi a posto.

Ora mi sento a posto (ma restano ancora le cicatrici), e sono pronto a tornare a vivere il presente. Dov’ero rimasto?

Ah, sì… I 5Stelle che hanno perso le amministrative.

Beh, un po’ si sapeva. Ma c’è una ragione ben precisa per cui da un lato perdono le elezioni amministrative, e poi dall’altro lato se la giocano dal punto di vista nazionale.

Nelle amministrative conta molto la dimensione locale. Bisogna analizzare le realtà locali una per una, e ci si accorge che magari al Nord la Lega Nord sa amministrare, e il cittadino è soddisfatto così. Oppure non c’è la volontà di cambiare, com’è avvenuto a Cosenza con il sindaco Occhiuto che ha spazzato via in un solo turno tutti quanti. Si poteva ambire al ballottaggio da qualche parte, ma la verità è che in certe roccaforti è difficile imporsi e pretendere di avere un bottino. Eppure i Cinquestelle hanno conquistato delle realtà italiane come Roma e Torino, un fatto di per sé storico.

Ma perché allora in Italia vincono e nelle realtà locali hanno difficoltà?

I 5Stelle hanno cominciato adesso a praticare la vera politica istituzionale, e il percorso è molto lungo, soprattutto perché il DNA politico italiano è troppo diversificato in tutto il territorio per giungere a una conclusione. In Italia i 5Stelle perdono a livello locale, ma è una visione del momento storico. Se mi trovassi al posto degli avversari, farei meglio a non cantare vittoria perché anche gli altri perdono, se andiamo a verificare i dati effettivi del voto espresso (e lo vedremo nei ballottaggi). C’è il momento della campagna elettorale, e c’è il momento per confrontarsi con la vera realtà.

La realtà locale è ben diversa da quella nazionale.

5Stelle fa grossi exploit sul nazionale perché la gente comune va contro le decisioni politiche del recente passato che hanno penalizzato la classe media impoverendola, e soprattutto i 5Stelle sono avvantaggiati dall’ultima legge elettorale (il porcellum), con la quale la gente ha spazzato già via alcuni vecchi dinosauri, preferendo appunto il Movimento.

Ciò ha permesso il gran risultato elettorale, e se non altro i 5Stelle dimostrano che l’italiano medio ci tiene alla democrazia. Detto in altre parole, se non ci fossero stati i 5Stelle, i disordini sociali si sarebbero presentati anche in maniera piuttosto violenta, e in un paese caotico e diversificato come l’Italia sarebbe stato un male dalle tremende conseguenze.

Ma non ho risposto alla domanda. Perché i 5Stelle ancora non hanno un forte appeal locale, e soprattutto lo prenderanno un domani?

Prendiamo l’esempio di Crotone, dove i 5Stelle arrivarono l’anno scorso al terzo posto (mancando di poco il ballottaggio). Hanno dovuto affrontare due nemici difficili già di per sé: 1. Il signor Astensionismo 2. La signora Tradizione partitica (accompagnata dalla signora Raccomandazione)

Poi c’erano altri handicap, tra cui il fatto che i 5Stelle si presentavano per la prima volta Crotone come 5Stelle.

La storia elettorale del 2016 ha fatto vincere il sindaco Ugo, a sua volta sostenuto da un movimento cittadino/provinciale, vittoria ottenuta però con uno scarto pauroso di astensionismo (più della metà dei cittadini non ha votato, il che già questo fa capire quanto stia male la politica in generale).

Si possono fare mille analisi. Però, dopo aver osservato l’evoluzione del Movimento 5Stelle, resta sempre un punto interrogativo.

Che oggi tutta la politica italiana non viva un periodo sereno è un dato di fatto, ma non potrebbe essere altrimenti in una nazione che vive una crisi economica da non prendere più sottogamba. Semmai il problema è saper dare le risposte.

I 5Stelle vanno bene per il Parlamento e per il Senato, poiché quei geni che svilupparono il Porcellum non capirono che l’italiano, in genere, vuole essere rappresentato da persone che conosce, e non da nominati. Con questo sistema, i 5Stelle entrano perché tanto meglio votare per delle brave persone (salvo poi che qualche difettoso ci entra pure) piuttosto che votare i soliti nominati. Sono entrati e hanno fatto fiera e dura opposizione dinanzi ad una maggioranza di governo costruito ad arte per questioni di necessità pratiche (un ritorno prematuro alle urne sarebbe stato maggiormente dannoso).

Il motivo principale per cui un buon numero d’italiani li ha votati è il più semplice: sono nuovi e comunque hanno delle proposte interessanti. Hanno perso dei pezzi in questi pochi anni, ma è inevitabile nelle condizioni di una forza nascente che ha bisogno di acquisire esperienza, e nello stesso tempo di rodarsi bene per affrontare le nuove sfide. Purtroppo il loro principale problema, che poi è lo stesso delle altre forze politiche, è saper dare risposta con i fatti (e comunque cercano sempre di farlo). Le buone intenzioni ci sono, e sul territorio nazionale hanno grosse possibilità di giocarsela, visto che da altre parti regna una mediocrità che punta verso il basso piuttosto che verso l’alto.

In ambito locale, il discorso è diversissimo. In città ci si conosce di più, e poi magari riesci a trovare un sindaco del PD o un sindaco di altra forza che si è comportato benissimo, quindi il cittadino non vede perché deve cambiare. Nel Sud, in realtà come Crotone, la questione è più cronica perché i giovani sanno che molto probabilmente se ne dovranno andare e quelli che restano sono combattuti oppure sono schiavi di un metodo quasi ricattatorio che li obbliga moralmente a votare il personaggio di turno. Non a caso, i cosiddetti “simpatizzanti” sono tanti, ma per qualche motivo non si rivelano.

E poi c’è la questione che bisogna costruire il gruppo di partenza che possa entrare nel Comune. All’inizio può essere un consigliere, magari due, forse tre. Accade, ma spesso succede che quei consiglieri poi sono lasciati da soli (il rischio è il ripetersi dello schema di tante liste civiche che muoiono lasciandosi poi assorbire dalle coalizioni più grosse).

Quando succede è antipatico, perciò alcuni cittadini fanno fatica a votare 5Stelle quando per decenni hanno assistito all’estinzione sistematica delle liste che hanno votato.

Poi c’è da metter sul colto la parentopoli/compagnopoli di turno, e quella non è facile da scardinare, salvo poi che il sistema salti, e allora ecco che arrivano le vittorie di Roma, Torino, Parma (anche se adesso Pizzarotti non corre per i 5Stelle).

L’errore dei 5Stelle, almeno per me, si racchiude in due essenziali: 1. pensare di essere immuni dagli errori, però dalla conquista di Roma i 5Stelle, rendendosi conto delle tante difficoltà, hanno corretto il tiro, anche se la strada è lunga e tortuosa; 2. non è stato sviluppato uno spirito intellettuale (Dario Fo, che sostenne i principi democratici del Movimento 5Stelle, molto probabilmente criticava quest’aspetto) e culturale, che forse a livello locale farebbe un po’ di differenza.

Lo spirito attivista è utile, e deve esserci per dare un segno di presenza. Ma la mancanza di uno spirito culturale che si contrapporrebbe allo spirito selvaggio e opportunista dei rappresentanti avversari si rivela essere un forte handicap. Non basta avere giovani, lavoratori, disoccupati, onesti rappresentanti della società civile. Aiuta di sicuro l’immagine, ma si ha l’impressione che manchi qualcosa.

Cioè, il buon Beppe G che un bel po’ di cultura ne ha non basta da solo, e soprattutto non può bastare per un’Italia sempre più diversa e variegata. In un periodo storico dove il discorso nobile degli intellettuali non c’è da troppo tempo, è grave che nel movimento 5Stelle (ma lo stesso avviene anche altrove) non si promuova il cosiddetto dibattito presente nei grandi Caffè del Novecento, ovvero lo sviluppo di una coscienza culturale e politica che poi alla lunga fa la reale differenza (studiatevi gli anni del boom economico italiano, e vi accorgerete che nel dibattito politico erano presenti anche scrittori come Leonardo Sciascia che raccontavano il contemporaneo, ed è solo un esempio dei tanti).

Troppo visionario il mio pensiero, ma immaginate di trovare un novello Albert Camus a confrontarsi come semplice voce del Movimento 5Stelle a dibattere in tv contro uno qualsiasi che rappresenti la maggioranza al Comune di Crotone… Sai quante risate… eppure forzerebbe il rappresentante locale a presentarsi meglio, a prepararsi meglio, e soprattutto a guardare ben oltre il proprio orticello; inoltre farebbe vedere il degrado politico odierno in maniera più netta. Così il messaggio sarebbe più netto ed efficace, e se non altro scuoterebbe più di qualcuno a prendere la propria tessera elettorale e provare a votare meglio.

La vera politica, quella sana, è quella di scuotere i pensieri. La vera politica è quella che offre prospettive, non occasioni a buon mercato. La vera politica è quella che si propone di crescere insieme ai cittadini, non quella che pensa alla sua poltrona.

Mi rendo conto che forse sto scrivendo un sacco di cavolate, ma mi piacerebbe vedere, ascoltare, capire quello che vive la mia Italia, e anche la mia Crotone. Io sono stanco, come del resto tanti altri, ad assistere alla gara del più mediocre.

Io ho votato 5Stelle in passato. Lo ammetto, e ne vado orgoglioso perché mi ha tolto dalla testa l’idea di astenermi (quindi di favorire con il mio silenzio a un tipo di governo che non m’andava). In verità ho sempre votato controcorrente, ma sempre dopo attenta riflessione e dopo attento ascolto dei vari protagonisti, perché magari lo trovi qualche buon operatore politico.

Perciò, dopo attento silenzio, sono tornato a scrivere di politica contemporanea, con il rischio di scrivere anche cose assurde.

Non posso sottrarmi al mio diritto di esprimere un’opinione. Non sono qui per autocandidarmi, né per dire che mi piacerebbe entrare in politica. Uno come me ha fatto una scelta di vita, ossia quella di scrivere, di cercare di contribuire alla cultura contemporanea, e so che chi si propone di far cultura fa già politica.

Ma oggi riparto a scrivere di politica ufficialmente. Scrivo perché voglio provare a capire l’epoca in cui mi ritrovo, augurandomi il risveglio di un certo spirito intellettuale che manca da troppo tempo sui giornali, nelle tv, nelle piazze, nei caffè, e anche sul web.

 

 

Per la cronaca. Mi chiamo Aurélien Facente, e in questo periodo sono un blogger con un passato da giornalista. Mi occupo anche di altro. Vivo a Crotone, e sono tornato a scrivere dell’oggi. Non sono iscritto a nessun partito e/o movimento, quindi potete (riferito ai tanti cultori della politica crotonese) arrostirvi il cervello nel cercare di capire dov’è collocato il mio pensiero politico.

Bene, mi piacerebbe vivere in una nazione civile dove posso avere la possibilità di scegliermi il mestiere più opportuno nel pieno rispetto delle regole civili e comportamentali. Non penso di avere un pensiero malvagio.

 

Aurélien Facente,

giugno 2017

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