Adam West se n’è andato, ma il suo Batman continua a volare…

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La generazione 1978 (la mia) se lo ricorda bene. Certo, in USA, arrivò nel 1966. Io lo vidi per la prima volta nel 1981, quando avevo tre o quattro anni, ma Italia 1 nel 1989 trasmise l’intera serie (o quasi), in piena batmania a causa dell’uscita del film “Batman” di Tim Burton.

Che anni, ragazzi. La batmania fu una moda imponente. In Italia si avvertì il bisogno di avere un Batman da sfogliare. Però in quegli anni i diritti li avevano quelli della Rizzoli, che non stampava Batman per le edicole. Doveva capitare di poter avere qualche albetto in allegato alla rivista Corto Maltese (così furono pubblicati l’adattamento a fumetti del film e il capolavoro Killing Joke). Poi non è che trovavi in edicola Batman.

Però Italia 1 ci accontentò con il Batman degli anni 60’, e per qualche mese mi vidi le puntate trasmesse, sorridendo anche.

Okay, quel Batman era molto trash sotto molti aspetti. Allegro, educativo, sorridente. Le puntate erano quasi tutte uguali nella trama, però tutti aspettavano il momento in cui Batman e Robin facevano a cazzotti con i cattivi, oppure quando il commissario Gordon chiamava Batman con il bat-telefono rosso, e poi c’era quella Batmobile strana e bella cui ti saliva la voglia di salirci sopra, e immaginavi come sarebbe stato bello fartici un giro nella tua città.

Tempi da ragazzo nerd, si direbbe oggi. Ma tutti erano affezionati a quel Batman.

Perciò, quando arrivò la notizia della morte di Adam West (pur sapendo che lui era già anziano), la lacrimuccia sugli occhi non mancò. Adam ha avuto una carriera rispettosissima. Non fece solo Batman, ma tutti lo ricordano come il primo attore che ha interpretato Batman (tolti i film muti degli anni 40’). Fu il primo Batman ad avere una voce, un Batman che esprimeva un’opinione, un Batman che… insomma figlio degli anni 60’, e pensavi che era così, almeno fino a quando non si scoprì che quel Batman era figlio degli anni della censura perpetrata ai danni del fumetto a causa di quel Frederick Wertham che impose una sorta di caccia alle streghe perché il fumetto era sinonimo di violenza. Perciò Batman fu edulcorato al massimo, e Adam West ne prese il mantello con molta dignità e professionalità (ma tutto il cast è da premiare). La serie durò appena tre anni (oggi si chiamano stagioni), e dopo 120 episodi si può soltanto rispettarla per quello che ha saputo lasciare ai fan, ma anche agli appassionati di fumetti.

 

Quella serie molto spaccona aprì delle porte inaspettate, abbracciando l’ispirazione di tanti artisti di tutte le arti.

Ora elencare tutto sarebbe difficile, ma la serie tv di Batman ha un merito unico. Per quanto noi amiamo Batman, non potevamo vedere un Batman così.

Qualche anno dopo la chiusura, Batman riprese il suo cammino “dark” grazie ad un ciclo disegnato da un bravissimo Marshall Rogers, ma il Batman “definitivo” nasce con Frank Miller, che però tiene bene conto della lezione del Batman del 1966. Guardate il costume di “Batman: Anno Uno”. Semplice, funzionale, ideale. Certo, non è un omaggio al costume di Adam West, ma in qualche ne trae un po’ ispirazione per poi prendere la strada sul Batman che oggi leggiamo e rileggiamo.

Ritornando nel 1989, mi ricordo che tutti volevano almeno un bat-gadget, e per qualche giorno parlai come il Batman di Adam West, perché misi davanti a parecchi sostantivi la parola bat. Certo, una buffonata a pensarci oggi, ma questa è un’ulteriore prova di come Adam West ci trasmise l’amore per Batman.

Poi dimenticatoio. E arrivò quel genio di Grant Morrison che con la sua visione ingloba in un solo personaggio tutte le versioni di Batman dalle origini sino a quel momento, quindi non rinnegando tutte le avventure trash che si erano prodotte negli anni della caccia alle streghe (il Batman di Adam West trae ispirazione proprio da quel periodo), e con un colpo di genio Grant Morrison riesce a rendere accettabile quel periodo, perché il fumetto nella sua enorme complessità è sempre stato “figlio del tempo”, quindi riconosce quel periodo “narrativamente” valido.

 

 

Il Batman di Adam West era il Batman che non volevamo vedere, ma che guardavamo proprio grazie a lui, che con grande professionalità e molto senso dell’humour interpretava un personaggio che di lì a poco si sarebbe trasformato in un’icona culturale contemporanea.

Erano anni dove non si produceva cinema per supereroi, almeno come l’intendiamo oggi. Erano anni difficili, ma eccitanti. Perché in quegli episodi nasce la potenzialità commerciale dell’eroe, il cosiddetto marketing che oggi avviene ogni volta che esce una pellicola o una serie tv, e oggi per fortuna avviene anche per le serie a fumetti.

Molti hanno conosciuto Batman grazie alle performance di Adam West e di Burt Ward nel ruolo di Robin. Non dimentichiamo che quella serie ha avuto la presenza anche di Burgess Meredith nel ruolo del Pinguino, e qualche anno dopo sarà il mitico primo allenatore di Rocky Balboa, altra pellicola cult.

Curioso che la DC comics l’anno scorso abbia fatto partire una collana chiamata proprio Batman 66’ per celebrare i 50 anni della serie tv, ma più che altro per omaggiare una serie tv che se non ci fosse stata forse non avrebbe portato alla realizzazione del Batman che oggi leggiamo, amiamo, compriamo.

Adam West resterà nei ricordi preziosi della nostra memoria perché con grande intelligenza ha saputo interpretare il ruolo di un eroe che in quel momento storico forse viveva la sua maggiore complessità dal punto di vista evolutivo. Ci avrà fatto indubbiamente sorridere, divertire, e anche un po’ schifare. Ma lo abbiamo rispettato tutti, perché Adam ha accettato il ruolo professionalmente e in qualche modo ci ha tenuto fino alla fine.

La sua scomparsa è un altro pezzo della mia infanzia che se ne va, ma almeno sono felice di dire che se ho scoperto l’universo di Batman lo devo proprio a lui, perché è così che sono andato alla ricerca delle avventure di quello che è forse l’eroe che preferisco.

Grazie, Batman. Grazie, Adam.

 

Aurélien Facente,

giugno 2017

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