No Work, No Life (Nota dello scrittore)

 

Ieri sera, mi sono giunte un paio di segnalazioni su una presunta coppia formata da uomo e donna che starebbe usando una tecnica alquanto bizzarra (e stupida) per imbrogliare il prossimo. Si fingono in cerca di lavoro per poter poi usufruire della pietà del malcapitato.

Nell’articolo precedente, è vero che ho parlato di una coppia in cerca di lavoro, ma non si tratta della coppia d’imbroglioni. Ringrazio chi mi ha segnalato la cosa, ma la segnalazione non deve essere legata all’articolo precedente, perché comunque di persone in difficoltà nel territorio di Crotone e dintorni (e mettiamoci pure l’Italia) la realtà della disoccupazione è reale e ne risente purtroppo il sistema, generando anche coppie d’imbroglioni, perché il non avere niente purtroppo non nobilita il comportamento umano, anzi lo peggiora.

La dignità non è cosa facile da spiegare. È molto legata alla nostra identità e alla nostra consapevolezza. Cercare un lavoro, anche nel pulire i gabinetti di una stazione di servizio, è cosa ben nobile e consapevole, quindi dignitoso. Cercare un lavoro per finta, raccontando storie di massacri famigliari a causa di fantomatici mali, con lo scopo d’impietosire il malcapitato non è dignitoso.

Ma il male genera altri mali.

La società crotonese è piena di mali, e sono sicuro che ci sia una consapevolezza. Però questi mali sono conseguenze di scelte scellerate e diaboliche che hanno portato Crotone a essere una città malata.

Siccome confido nel buonsenso delle persone che vogliono bene a questa città, ci tenevo a dire che purtroppo una realtà di una coppia senza casa con un figlio in attesa è uno status quo caratteristico delle realtà che hanno ridotto l’indotto economico ai minimi termini (Crotone è maglia nera per quanto riguarda l’occupazione).

La coppia con cui ho avuto a che fare è stata cortese, educata, e soprattutto non mi ha chiesto soldi. Anzi, si vergognavano della loro condizione, e mi hanno confessato che hanno girato in cerca di annunci, anche solo per un lavoro stagionale. Non conosco le loro vicende personali, ma il provare vergogna per se stessi in una situazione del genere è un indice di buona sincerità.

La coppia che mi è stata segnalata, totalmente diversa nel comportamento, evidentemente ama bazzicare un modo di vivere totalmente ambiguo, tanto da non volersi togliere di dosso quest’ambiguità. Ci sono anche queste persone purtroppo, anche in posti dove magari c’è più economia che gira.

Un vero malato, che sa d’essere malato, ha due desideri: essere sereno, e soprattutto non essere additato come un malato. Tant’è che magari v’informa, ma poi non insiste più di tanto perché il male che prova sulla sua pelle è frutto di sofferenza, e sa che non è giusto (a patto che non sia una malattia mentale) invadere troppo la scena.

Un finto malato rincara sempre la dose, trascurando però dei dettagli e non sapendo che magari davanti a lui c’è realmente una persona che soffre.

Mi capitò, tempo fa, una persona che voleva abbindolarmi su una questione lavorativa (un lavoro che non c’era), e al momento della data del colloquio faccia a faccia, s’inventò che non poteva incontrarmi perché soffriva di diabete ed era soggetta a una crisi. Il dialogo avvenne tramite chat. La personcina aveva dimenticato un particolare: che il sottoscritto soffre di diabete da un bel po’ di tempo, quindi conosco bene la malattia. Vi posso assicurare che lei, lamentandosi di avere gli zuccheri altissimi, dichiarò di avere forti giramenti di testa. Il che è vero, però aggiungo una cosa. Di fronte a questi forti giramenti di testa, quando ci si trova in iperglicemia, purtroppo non si ha la forza di camminare dritti, quindi sarebbe impossibile mettersi davanti a un pc e scrivere in forma corretta l’effetto del proprio male, per due motivi: 1. In crisi iperglicemica, la testa gira talmente che non vi permette di stare in piedi; 2. Nella stessa crisi, non riuscite neanche a controllare la direzione da prendere, quindi è impossibile scrivere su una tastiera perché non si riesce a tenere ferma la vista.

Quindi doveroso fare almeno questo distinguo, per non creare ulteriori allarmismi. Purtroppo quando una nazione s’impoverisce, ci sono persone buone che vi chiedono il giusto. Ma ci sono anche le cattive, e quelle si trovano in tutti i settori, anche in quello della disoccupazione.

Quando parlate con una persona che ha bisogno, state sempre attenti ai particolari.

Una persona di buonsenso, anche se si trova in difficoltà, vi chiederà solo quello che le serve. Nel mio caso, si trattava di una coppia che aveva soltanto bisogno di dare un po’ di respiro alla propria condizione, tant’è che non hanno insistito nel rincarare la dose, ma hanno solo chiesto informazioni su dove poter trovare qualcosa per la stagione.

Un furbacchione rincarerà sempre la dose delle sue disavventure perché il suo scopo è approfittarsi del prossimo (e se gli prende qualcosa è sempre meglio). State sempre attenti ai particolari se volete imparare a evitarli.

Però, di fatto, esistono entrambe le realtà, figlie di una realtà alquanto drammatica dal punto di vista dello sviluppo.

Le persone buone e quelle cattive ci sono sempre state e ci saranno sempre. Ma la scelta di essere migliori è solo una questione di buona volontà.

 

Aurélien Facente, giugno 2017

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...