No work, no life: La dignità non è un gioco

 

Episodio curioso, e sotto molti aspetti drammatico. Qualche giorno fa, mentre ero intento a fare una passeggiata con il mio cane, mi ferma un tipo. Aveva sì e no 30 anni, e timidamente mi chiese di fermarmi.

“Scusate, posso chiederle un’informazione?”

“Dimmi.”

“Cerco lavoro.”

Stop. Siamo a Crotone, una delle maglie nere della disoccupazione. Come lui, purtroppo ce ne stanno tanti altri. Quando ti trovi all’interno di una realtà come questa, sarebbe bellissimo andarsene. È solo che hai bisogno di un capitale per partire, e a Crotone non te lo fai, a parte che tu non abbia la fortuna d’infilarti in qualche posto con la sicurezza di uno stipendio. Ma visto l’andazzo, ti chiedi per quanto tempo…

La storia non è finita.

Assieme al tipo, si presenta una donna con il pancione, ma siamo lontani dal parto.

Il loro modo di parlare, un italiano non propriamente perfetto, incoccia con il loro modo di comportarsi, perché la donna si relazione con il sottoscritto in maniera molto educata e umile. Capisco che i due sono compagni, e che lui ha bisogno di lavorare urgentemente, disposto anche a sporcarsi le mani di merda.

“Io non posso aiutarvi. Sono autonomo, però purtroppo anche per me il momento è nero. Attualmente la mia storia è complicata, non quanto la vostra, perciò non mi sento di promettere cose che non posso promettere.”

“Siamo andati un po’ dappertutto. Non sappiamo a chi rivolgerci. Siamo andati dal sindaco, da quello e da quell’altro…”

Il racconto di un’odissea invisibile, però raccontato in maniera garbata, senza neanche mostrare rabbia. Ma quei due sguardi disperati e incerti si scontravano con la cortesia che la coppia stava mostrando. Io ero impotente. Mi stavo profondamente vergognando.

Certo, potevano anche essere due truffatori molto abili, però non mi chiedevano soldi. Mi stavano chiedendo il diritto alla dignità. Certo, magari lui faceva prima a non ingravidarla, a non toccarla. Ma l’amore è fatto di meccanismi incontrollabili, e ora qualsiasi scusa può giustificare quell’unione. Commosso da una parte, ma anche felice perché comunque in quella coppia si vedeva chiaramente che c’era più volontà di costruire piuttosto che… La speranza, l’ultima a morire.

La conversazione si sposta di poco su altro, se non altro per cercare di capire meglio lo stato di salute della donna. L’unico suggerimento è stato semplicemente di procurarsi un giornale dove ci sono annunci lavorativi, e vedere per qualche lavoro stagionale.

Sono rimasti ad ascoltare, sempre con toni gentili, educati… il che mi lasciava a bocca aperta. La disperazione porta spesso a eccessi di nervosismo, ma loro stavano calmi. Non erano sereni, e si vedeva. Ma volevano mantenere la dignità della loro onestà.

La conversazione finì. Ci salutammo.

Non so se li rivedrò.

In ogni caso sono due giorni che ci sto pensando.

Tre giorni addietro, si festeggiava il 2 giugno.

La grande Festa della Repubblica.

Ti metti a pensare ai valori della Repubblica italiana, Pensi alla Costituzione. Pensi a un paese civile.

Oggi per me non esiste il 2 giugno. Non questo 2 giugno.

Perché in un paese civile non puoi permetterti di vedere scene del genere, che in Italia, soprattutto al sud, sono all’ordine del giorno. Senza contare i licenziati e gli schiavizzati.

In tivù ti senti dire che bisogna capire il bene del Paese, dell’Europa.

Certo che sono cose che capisco e che capirò finché avrò la possibilità di costruire qualcosa. Ma per questa coppia di senza nome il discorso non vale, perché a loro devi spiegargli come faranno a mangiare, come dare un tetto. È pur vero che lo Stato non è obbligato a rispondere, ma lo Stato non può permettersi di chiedere sacrifici quando un bimbo che nascerà…

Ecco perché non ho festeggiato il 2 giugno, perché non guarderò la parata di Roma, né m’interesserà ascoltare discorsi sui valori della Repubblica Italiana.

Perché oggi la Repubblica Italiana s’è trascinata in un pericoloso baratro, i cui effetti sono abbastanza pericolosi.

Il 2 giugno potrebbe essere un’occasione di festeggiare qualcosa d’importante, ma davanti ad una coppia che vorrebbe vivere con dignità una vita onesta e garantire un tetto al figlio che sta per nascere, e purtroppo non potrà ottenerlo pur cercando di condurre un comportamento rispettoso… Che senso ha festeggiare?

Il 2 giugno sarà soltanto un altro giorno di fame per quell’uomo che cercava lavoro e per la sua compagna sarà solo un altro giorno… e basta. A questo punto ti auguri che il bimbo che nascerà possa solo stare bene. Pensi solo a quel bimbo.

E con questa scena dovrei festeggiare la festa della Repubblica?

 

Aurélien Facente, giugno 2017

 

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