E così il Crotone si salvò… entrando così nella storia (Appunti dello scrittore)

 

Sono stato molto in silenzio. Ho addirittura sospeso qualche progetto per seguire l’evoluzione del primo anno di Crotone nel panorama della serie A. Da una parte è stato seccante, perché la tentazione di scrivere c’era, ma dietro l’angolo c’era la trappola più stupida del mondo: il pettegolezzo.

Ora posso riprendere a parlare. Il campionato è finito, e il Crotone resta in serie A, e se andiamo a raccontare come iniziò il campionato… sì, diventa straordinario raccontare di quest’anno. Ma le cronache calcistiche preferisco lasciarle ai grandi commentatori di pallone. Io, la mia, la dissi un anno fa nel documentario “Ah” di Severino Iuliano. Non cambio una virgola di quello che ho detto, anzi rincaro più la dose se è necessario.

Ho preferito il silenzio però, non cadendo nella trappola della stupidità. Ho subìto un anno di commenti facebookkiani e di commenti stradali contro una squadra e un mister che alla fine hanno fatto il più bello dei regali contro ogni pronostico.

Io stesso sono stato accusato di tirare i piedi, di non essere tifoso del Crotone, di fottermene. Mi dispiace, cari signori, non sono come voi. Non cado nella facile polemica. Non mi spaccio per l’allenatore della domenica. E non do lezioni su argomenti che hanno bisogno di tempo per essere ben dibattuti. Un campionato di serie A è lungo almeno nove mesi, e come ha dimostrato il cammino delle squadre di quest’anno i verdetti anticipati possono essere ribaltati eccome.

La mia curiosità di capire la A è stata silenziosa. Avevamo tutto contro, e oggi ancora abbiamo tutto contro. La città di Crotone non è una città da serie A. Non lo è per come viene trattato il prossimo, per come è stata fatta decrescere, per come è capace di odiare se stessa puntando spesso e volentieri su individui che non riescono a fare la differenza nel lungo tempo. Crotone, oggi, è una città che parla di un passato glorioso senza affrontare il presente con una certa consapevolezza. Crotone è un posto dove la disoccupazione è a grossi livelli. Crotone è un posto anche difficile da raggiungere, tranne per chi ama guidare l’auto. Crotone è un posto fatto di storie straordinarie anche. Crotone è un luogo con molti difetti e con pregi ancora tutti da scoprire.

Eppure ha una squadra di calcio che contro ogni aspettativa ha giocato il suo primo anno in A e ci rimane pure, giocandosela fino all’ultimo secondo. Eppure neanche questa squadra aveva la certezza delle altre squadre. Un mister, Davide Nicola, che si trovava ad allenare per la prima volta. Una squadra fatta di molti giovani che non hanno mai visto la serie A, se non in panchina o in tv. Una società che non ha mai saputo che cosa significa gestire una serie A perché non c’era mai andata. E se ci mettiamo il resto, tra cui una certa tifoseria che ha remato contro il mister, i giocatori, la società senza avere la consapevolezza che si trattava soltanto del primo anno, dove forse il principale obiettivo era “farsi le ossa”, ovvero acquisire almeno “l’esperienza” necessaria per affrontare la categoria nel prossimo futuro. Eppure, per mesi, ad ascoltare e a leggere sentenze da parte di specialisti della “vrasciola”

I conti si fanno a fine anno- I progetti che hanno una lunga scadenza hanno bisogno di tempo, e soprattutto di sostegno. Il vincere facile non è semplice. E soprattutto quando sei l’ultima in classifica dal punto di vista sociale, come pensate di allestire una squadra da Champions senza avere l’indotto delle grandi città?

Una scommessa ardua che la società, l’allenatore, la squadra hanno accettato con santa pazienza, e hanno giocato giornata dopo giornata, senza neanche alimentare quali polemiche… Ma il pubblico, tranne i veri appassionati, è stato selvaggio, a tratti molto volgare e offensivo, e poi per magia il veleno sparisce all’ultima giornata, come se lo sport, quello vero e leale, non fosse mai esistito.

Crotone è una città bellissima che ha il grosso difetto di avere degli abitanti che si odiano. È la dura verità. Perciò questa salvezza arrivata all’ultimo minuto è la migliore vittoria, il miglior messaggio a una piazza che dovrebbe ragionare più con la testa e con il cuore, piuttosto che con la lingua e con lo stomaco.

Alcuni dei crotonesi che mi leggeranno già mi vedono come un antipatico “perché non seguo il loro pensiero”. Io ho avuto la fortuna di vivere la società del Crotone FC qualche anno standoci dentro, e ho visto con i miei occhi e ascoltato con le mie orecchie la perenne sfida di migliorarsi con i pochi mezzi a disposizione, e ho visto l’enorme sforzo anche nell’essere credibile agli occhi dello sport. Il business, c’è anche quello, è anche qualcosa da cui tener conto. Ma senza passione business non ne fai, e comunque i soldi servono eccome.

Non ho critiche da costituire alla società che ha fatto il suo dovere già accumulando una prima esperienza mantenendo la serie A. Non ho critiche da fare all’allenatore, né tantomeno alla squadra di avventurieri che hanno portato a casa il bottino della missione. E poi c’è da lodare quel gruppo di tifosi onnipresente che rappresenta la vera generazione di chi ama il calcio. Gli unici forse che hanno il diritto di criticare, ma determinate situazioni, vedi la questione stadio, sono un po’ troppo grandi perché siano gestite con superficialità.

Ecco, si è ecceduto con eccessivo entusiasmo… In fondo è la prima volta. E che possa servire da lezione. La società, in fin dei conti, è stata corretta. Si è trovata con degli imprevisti cui ha fatto fronte con molta dignità ed educazione, accompagnata da una santa pazienza fuori del normale, e che ha il suo simbolo proprio nell’allenatore Davide Nicola, al quale va tutta la mia stima per l’enorme coraggio e l’enorme passione che ha trasmesso in questi mesi.

Lo sport deve dare questi segnali perché viene ricordato nella storia di più l’uomo vero, l’uomo che si è sacrificato per la vittoria credendoci fino all’ultimo.

Ora il Crotone Calcio deve continuare a scrivere la sua storia. Ne ha pieno diritto, e sarebbe giusto farlo con un pubblico più civile, con una scena cittadina più decorosa e meno lamentosa. L’intera città adesso ha le chiavi per far partire il suo progetto di ricrescita e di rinascita, ma solo se mette da parte i personalismi, i falsi protagonisti, gli imbecilli che giocano a fare gli intelligenti, i bulletti di quartiere che in realtà sono solo quello che sono.

I tempi cambiano. Il mondo pure.

In questo silenzio, ho avuto modo di vedere la città, la mia città, sotto altri occhi. Ne ho visto i drammi, i difetti, la forte mediocrità che la contraddistingue nel vissuto. Una mediocrità che appartiene a chi si arrende, a chi pensa di risolvere le cose su Facebook, a chi pensa di maltrattare con la lingua il prossimo solo perché fa qualcosa di diverso rispetto al “normale” che si deve accontentare del poco, e poiché non è contento ecco che sputa veleno sull’altro. Ho visto questa città farsi male da sola, con soggetti che dovrebbero pensare a essere prima di tutto onesti con loro stessi. Il male si combatte giorno per giorno ammettendo prima di tutto i propri difetti. Nessuno è perfetto. Nemmeno il sottoscritto è immune da sbagli e difetti. Ma, a differenza di molti, non ho espresso la cattiveria di questi mesi. Mi sono limitato a osservare, e in silenzio a sperare che questa squadra, quest’allenatore e questa società trovassero la via per raccontare una bellissima storia di sport, e che per una volta hanno fatto vedere che Crotone è una città italiana formata anche da soggetti capaci, e non solo da delinquenti e vittime, come spesso accade nelle cronache nazionali.

Quindi mi aspetto che adesso si dia un bel calcio alla negatività, sperando che adesso si inizi un nuovo processo di crescita per tutti (o quasi, visto che qui l’essere di coccio è una razza abbastanza diffusa) perché abbiamo la possibilità di poter essere una città. Ma questo tocca solo a noi cittadini dimostrarlo.

Intanto godiamoci questo momento, e rendiamo grazie al Crotone FC per un’altra bella pagina. E soprattutto per il prossimo campionato, un po’ più di silenzio e un po’ più di sorriso sarebbe il regalo perfetto per affrontare le nuove sfide con il giusto spirito.

 

Aurélien Facente, maggio 2017

NDA: Ho citato il documentario “Ah” di Severino Iuliano. Per vederlo basta cliccare sul seguente link: Ah di Severino Iuliano (vi confesso che rispetto all’anno passato, di quello che il documentario esprime, non è cambiato nulla tranne il fatto che giocheremo un altro anno in serie A)

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