Un fottuto ex giornalista… (Diario dello scrittore del 13.5.2017)

 

Sia ben chiaro. Non rinnego la mia esperienza giornalistica locale sia a livello di stampa, sia a livello di video. Mi sono servite entrambe per capire meglio la scrittura, o meglio praticare le tecniche di scrittura. Ritengo l’esperienza chiusa per motivi molto personali, ma senza di essa non avrei reso, come potrei descrivere, più appetibile il mio modo di scrivere.

Sono cinque anni che non ho un contratto. Certo, mi piacerebbe tornare a scrivere su una testata, ma come autore, come osservatore critico, come occhio critico di una società fottutamente mediocre che avrebbe bisogno di una scossa.

Ma qui nella mia Crotone non deve esistere questo tipo di figura. A Crotone non piacciono i giornalisti che tendono a diventare scrittori, e se mai ci sono si devono attenere ad argomenti standard e non devono andare oltre il dovuto, Certo, i direttori e gli editori decidono. È la regola del gioco. Serve, perché è importante rispettare i limiti per raccontare la cronaca di un evento. Ma per arrivare alla verità? Si dovrebbe stimolare il senso critico, l’opinione, provare ad arrivare a delle conclusioni che siano realistiche e non “politically correct”.

Dopo troppo “politically correct”, mi son trovato un giorno con una scrittura alquanto avvelenata. E per uno che vorrebbe scrivere è grave vivere questa sensazione. È una brutta malattia che ti rende fottutamente mediocre, e se le tue ambizioni sono basate sul crescere, sul migliorarti. Beh, meglio dire basta e non assecondare certi meccanismi.

Alcuni non saranno d’accordo con me.

Beh, io non vivo la loro vita e loro non vivono le mie sensazioni. Ho una visione forse troppo utopistica del giornalismo, fatta di contenuti, ma anche di pensiero. Raccontare i fatti, ma anche aprire spiragli alla discussione, alla riflessione. Così costruisco la mia scrittura, la mia credibilità, la mia presenza, e la mia stessa libertà. Ma quando arrivi a dover elogiare il cretino… Beh, c’è qualcosa che non va. Un giornalista non deve compiacere il cretino.

Certo, c’è cretino e cretino. C’è il cretino che può avere il lampo di genio, e quando succede è giusto dire che ha fatto qualcosa di buono. E poi c’è il cretino che fa danni. Sarebbe utile, con una buona critica, cercare di fermarlo per il bene suo e quello della comunità. Purtroppo, che vivo a Crotone, ciò non succede. E guai a parlarne. Ti fai dei nemici, mi dicono.

Ok, ho fallito come giornalista. Non mi sono fatto valere. Lo ammetto. Ho chiesto troppo a me stesso nel voler far bene le cose, nel voler padroneggiare su parecchi argomenti per arricchire la mia cultura personale e per cercare di dare qualche risposta in più a chi ne aveva bisogno.. Perché credo che il giornalista serva a qualcosa che si chiama verità. E senza la verità, mica si vive in un posto libero, e non si cresce nemmeno. Non dico fesserie, altrimenti la mia amata città non si troverebbe in uno stato di maglia nera perpetua.

Ormai questo mio passato è un po’ lontano. Non lo rinnego, ma è stato un bene dire addio. In realtà ho dato l’addio al giornalismo crotonese. È stato bello finché è durato, poi c’è stato lo stop. Auguro tutto il bene ai miei ex colleghi, e auguro tutto il bene anche a chi ha tramato alle mie spalle. Vi meritate il mio bene, perché adesso io sto bene. Sto fottutamente bene, e mi auguro che le cose cambino perché io voglio vedere la mia Crotone crescere. Non penso di augurarvi il male. Vi auguro di togliervi quel maledetto paraocchi che vi offusca la vista e gli altri sensi, e vi auguro di tornare un po’ a sognare, a volervi bene, a voler contribuire alla costruzione di una società migliore di quella che vivete adesso.

Ecco. Qualche giorno fa ho letto uno status su Facebook di una nota firma crotonese. È datato aprile 2017. Faceva più o meno così: “Ma è mai possibile che Crotone sia diventata una città di disoccupati, licenziati e poveri? Che vergogna…”

La cosa mi ha suscitato delle risate perché Crotone è da almeno vent’anni una delle maglie nere della disoccupazione nazionale. Mi è venuta spontaneamente la voglia di fare un bell’applauso a questa firma crotonese, perché mi son reso conto che finalmente s’è svegliata. È una grandissima notizia. Però, chiedo, a tal firma in quale mondo si trovasse negli ultimi vent’anni mentre Crotone sprofondava nella sua profonda mediocrità.

Meglio tardi che mai.

Leggendo quello status facebookkiano mi son reso conto che ho fatto bene a dare l’addio all’esperienza giornalista crotonese. Io non sono un giornalista. Io sono un blogger che ha delle velleità da scrittore.

E sapete qual è il bello dell’essere scrittori? Che ti prendi del tempo per scrivere qualcosa di sensato, che non t’affretti alle conclusioni facili, che vuoi avere rispetto di chi ti legge, e se magari riesci a scrivere qualche bella verità (anche se dura da digerire) allora sai che continuerai a crescere libero.

Qualche passante mi domanda di scrivere qualche articolo d’attualità ancora oggi. A volte sono insistenti. Li capisco. C’è bisogno di parecchio ascolto dalle mie parti. Ma declino l’invito. Lo faccio gentilmente. Specifico pure che per gente come me non vale la pena essere giornalisti, che non valgo come tale, e che ci sono ex colleghi più bravi e illuminati di me.

Vedete. Io non voglio essere il paladino sacrificabile per assecondare il malcontento dell’ipocrisia a discapito della mia salute mentale e fisica, e nemmeno voglio sentirmi avvelenare la scrittura. Un giorno, forse, avrò modo di raccontare le storie che mi proponete. Ma io ho un altro approccio adesso. Sono uno scrittore (ci provo), e ho bisogno dei miei tempi per costruire un qualcosa di profondo che possa colpire la sensibilità del lettore.

Comunque, scrivo tutto questo per precisare una cosa: io sono un fottuto ex scribacchino di giornale. Non mi considero parte della nobile categoria giornalistica. Ho accarezzato l’idea di farlo, ma non mi è riuscito.

Sarà forse perché ho scelto di vivere serenamente il mio rapporto con la scrittura? Solo il tempo lo dirà…

 

Aurélien Facente, maggio 2017

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