Sin City, ovvero la potenza dell’arte allo stato puro (Una lettura)

 

Ci sono momenti di pausa in questo blog. Me ne rendo conto. Dovrei essere più regolare. Ma la vita, si sa, offre degli imprevisti, a volte piacevoli e a volte spiacevoli. Non racconterò quello che mi è capitato, ma adesso m’è ripresa la voglia di scrivere.

Ma soprattutto di leggere, e rileggere.

Mi succede di rileggere, soprattutto quando quello che hai letto ti ha lasciato emozioni profonde.

Ho riletto in una notte quella prima avventura di Sin City, scritta e disegnata da Frank Miller, che apparve nel lontano 1991. Ho riletto la sua edizione definitiva, quella non serializzata su Dark Horse Presents. Ho riletto la prima epopea di Marv, che è quel tipo strambo e violento interpretato da un immenso Mickey Rourke nel primo film di Sin City.

Di Marv posseggo anche l’action figure da qualche parte. La tengo segreta.

Io faccio il tifo per Marv.

Non lo nascondo. E mi piange il cuore nel vederlo accanirsi nella sua ricerca di vendetta contro un assassino che gli ha portato l’unica donna che lo ha fatto sentire umano.

Era il 1992 quando lessi Sin City sulla defunta Hyperion della Star Comics.

Poi per fortuna, qualche tempo dopo, riuscii a procurarmi il volume di quella saga, ricca di extra inediti. Lo lessi tutto d’un fiato. Meraviglia. Ero un giovane liceale.

Poi mi procurai qualche altra edizione. Una custodita nella mia libreria, e un’altra un po’ più a portata di mano, quella che ogni tanto riapro.

Okay. Lo ammetto. Adoro Frank Miller. Lo adoro quando ha il completo controllo della sua creatura artistica. Adoro il suo modo di lavorare sul bianco e nero, che tiene conto delle lezioni di grandi maestri d’arte. Lo adoro quando i suoi testi ti sbattono dentro la storia che ti portano a patteggiare per un personaggio estremo con il quale forse non ti piacerebbe nemmeno uscire.

Adoro Marv, ma adoro anche Goldie. E anche l’assassino è adorabile.

Sin City, un mondo marcio vicino al midollo, ma vicino ad alcune realtà anche europee. Forse adoro Marv perché anch’io mi ci rivedo un po’, soprattutto oggi in età matura. Ma adoro Miller quando fa l’artista, quando scommette su se stesso, quando si mette a scrivere, e soprattutto quando non ha paura di disegnare. Un’opera potente, forse il miglior thriller a fumetti. Certo, ci sono anche altre storie di Sin City, per fortuna una diversa dall’altra. Ma qui è dove inizia tutto, e dove poteva anche finire tutto.

Dicono che il fumetto sia diseducativo. Soprattutto quando attinge dalla realtà umana non definita “politically correct”. Sin City non è un posto politically correct. Scordatevelo. Ma neanche Marv lo è.

Ci sono opere che colpiscono come un pugno nello stomaco, ma che ti restano dentro il cuore. Ogni tanto sfoglio le pagine, ma poi mi metto a rileggerle.

E poi c’è quell’uso del bianco e nero diverso da tutti gli altri fumetti. Rimani strabiliato di come quel bianco e nero sia in realtà un tutt’uno con il testo di Miller. Perciò Sin City è un fumetto unico.

Sin City ormai è un lavoro conosciuto. Molti avranno visto il film. Altri si saranno procurati i volumi scritti e disegnati da Miller. Io dovetti aspettare otto mesi per leggerne la fine nel lontano 1992, e qualche tempo dopo riuscii a procurarmi la prima edizione in volume. Altri tempi, quelli. In un mondo italiano dove il fumetto non emergeva perché sottoposto a pregiudizi assurdi, e ci appariva come un sogno. Era un’epoca di cacciatori di fumetti che assaltavano le edicole. Poi arrivarono le fumetterie. Una benedizione oggi.

Non so che dire.

Stanotte ho riletto Sin City. E ho sentito nella mia anima la vera forza dell’arte.

 

Aurélien Facente, maggio 2017

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