“Come quando sotto la neve” di e con Andrea Giuda e Rosaria Macrì

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Il teatro è una materia abbastanza complessa, soprattutto se si vuole praticarlo oggi. Il teatro è tante cose, e recensirne un’opera è anche tanta roba. Perché il teatro è storia, cultura, scrittura, interpretazione, gioco di squadra. Non puoi non tenere conto di tanti elementi.

Mi reputo di essere fortunato. Mi capita di fotografare il teatro. Mi ci sono avvicinato, a livello fotografico, quasi per caso. Ma più che altro perché fotografare il teatro ti arricchisce. E poi hai la fortuna di poter assistere all’opera con più attenzione, quindi di vederla non soltanto con l’ottica di uno spettatore, posizione quest’ultima sempre nobile.

 

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La differenza tra il sottoscritto e uno spettatore qualsiasi sta nel fatto che poi, attraverso il materiale fotografico, si rivive un secondo momento tutto quello che hai visto e ascoltato. Certo, potrei anche mettere sul piatto che mi viene voglia di scriverci, ma qui entriamo in un’altra fase.

La scelta di fotografare l’opera in bianco e nero non è casuale. Anzi, in un certo senso ha reso gli scatti un po’ più intimi (almeno nella mia visione), ma il bianco e nero si è rivelato azzeccato.

Intuizione? Esperienza? Chissà…

 

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Bando alle ciance.

Partiamo dal testo di “Come quando sotto la neve”.

Mi è piaciuto un sacco ascoltarlo. In parte perché alcune situazioni narrate le ho vissute e ciò mi ha permesso una migliore immedesimazione nel contesto narrativo, che prende una situazione comune come l’amore all’interno di una coppia e… antipatico raccontarne un po’ la trama…

Va bene. Allora la voce narrante è recitata da Andrea Giuda, attore e coautore, che ci racconta la sua storia. Seguiamo in vari passaggi l’evoluzione/involuzione di quest’amore che diventa… Stop…

Storie così ce ne sarebbero a migliaia.

 

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Scatta l’impianto visivo.

Tutto gioca sotto la luce, e bisogna parlare di una lei, interpretata da Rosaria Macrì, che per tutta l’opera non appare nel suo splendore, ma la vediamo nel ruolo di ombra. Non dice una parola per tutto il percorso di narrazione, ma la vedi e senti la sua presenza. Un ruolo non facile il suo, al quale anche Andrea Giuda si presta, diventando anche lui ogni tanto un’ombra.

L’amore ha le sue ombre nascoste.

 

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La parte visiva è eccezionale. Una vera e propria graphic novel dal vivo. Una serie di sequenze, che accomunate al testo, mi hanno rifatto in qualche modo rivivere parte dell’esperienza testuale di alcuni autori inglesi nelle prime esperienze dei fumetti Vertigo (una sezione importantissima della DC Comics, dove il meglio è stato realizzato da nomi come Alan Moore, Jamie Delano, Grant Morrison, Neil Gaiman, Dave McKean e altri), dove il testo, in alcuni casi, supera il disegno.

Andrea Giuda mi ha ricordato, nella sua interpretazione, un po’ l’Animal Man di Grant Morrison. Certo, lo so che si tratta di un supereroe e non c’entra nulla. Ma è lo sviluppo del personaggio che mi è piaciuto, così come l’approccio che ha dato nel suo doppio ruolo di narratore/attore, che poi diventa triplo se poi si aggiunge che ogni tanto anche lui diventa ombra.

 

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La visione dell’opera è matura. Basta vedere l’uso minimal della scenografia generale, tutto giocato con luci e ombre, che poi sono gli elementi della storia raccontata tra l’altro, una vicenda che potrebbe capitare a chiunque, soprattutto dal punto di vista emozionale.

Da ascoltare pure la serie di musiche scelte da Daniele Sorrentino, che contribuisce tantissimo all’atmosfera dell’opera in sé, con la scelta di brani che ci stanno benissimo e confluiscono più che bene nelle sequenze “ombra”.

 

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Mi rendo conto che non ho raccontato tutto. Non vi dico come finisce, anche se posso scrivere che il tutto, dopo aver visto e ascoltato per bene “Come quando sotto la neve”, lascia allo spettatore di poter scegliere la visione che meglio crede. Può essere un’opera poetica, disturbante, onirica, delirante, sentimentale… lasciandoti con più di qualche dubbio nella testa.

Sta di fatto, però, che si tratta di un progetto di due attori che ci hanno lavorato in segreto per un certo tempo, lo hanno messo in scena in modo molto audace e consapevole, lo hanno fatto nella loro Crotone all’interno del Teatro della Maruca, e già per me basta avanza per dar ad Andrea e Rosaria il mio plauso personale nell’aver saputo conquistarmi con un’opera che mi ha letteralmente sorpreso…

 

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Se ci sarà l’occasione di poter rivederlo, lo rivedrò volentieri da spettatore. Intanto “Come quando sotto la neve” è promosso a pieni voti, e se capiterà qualche replica, ne consiglio personalmente la visione.

Grazie ad Andrea Giuda e a Rosaria Macrì che mi hanno dato l’opportunità di fotografare lo svolgimento dell’opera.

Testo e fotografie di Aurélien Facente, gennaio 2017

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