Wolverine/Hulk: La Storia di Po di Sam Kieth (Una lettura)

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C’è una miniserie raccolta in volume pubblicata da Marvel che può essere un gradito regalo a tutti quei professoroni che vi criticano la lettura dei fumetti. Ma nello stesso tempo è un bel regalo pure per convincere alle ragazze che il fumetto non mangia nessuno.

Un piccolo capolavoro di narrativa e di disegno che non dovrebbe mancare in nessuna biblioteca, e può stare benissimo in mezzo ad altri capolavori.

Sam Kieth è un artista del fumetto abbastanza anomalo. Di lui si parla poco, ma dalle sue mani e dalla sua fantasia escono piccoli capolavori che lasciano il segno. Un autore completo come pochi che sa sperimentare quando serve, e che sa essere soprattutto coraggioso.

Un giorno, mi arriva tra le mani una sua miniserie con Wolverine e Hulk, targata Marvel Knights. Non è recente, ma è stata una bella sorpresa leggerla e ammirarla.

La storia ideale per cominciare da zero. Non c’è bisogno di capire chi siano Wolverine e Hulk, né d’addentrarsi nei meandri della continuity.

Sam Kieth ha lavorato in passato con un certo Neil Gaiman, un nome che è una garanzia in fatto di fantasy e di fumetto. Sam Kieth è stato il primo disegnatore a dare un volto a quel capolavoro della Vertigo perennemente ristampato che prende il nome di Sandman. Sam Kieth ne ha disegnato pochi numeri, contribuendo alla nascita di un mito fumettistico e letterario nello stesso momento.

Ma non ha fatto solo questo. Negli anni ha disegnato qualche storia di Wolverine nell’antologico Marvel Comics Presents, poi si è cimentato nel fumetto indipendente con The Maxx, e ha avuto a che fare anche con un certo Batman, e non ha mai sbagliato un colpo.

Però non si parla di Sam Kieth come meriterebbe.

Sam Kieth è un artista con la A maiuscola.

E in Wolverine/Hulk: La Storia di Po si spiega subito.

Ora vista la caratura dei personaggi, molti si sarebbero aspettati una storia cupa e violenta. Invece no. Sam Kieth si cimenta in una favola, tenendo conto della lezione di Antoine de Saint-Exupéry quando ideò quel capolavoro che si chiama Piccolo Principe.

Poteva uscire un qualcosa di forzato, di azzardato, di banale. Ma Sam Kieth è abituato a lavorare con l’anomalia. E i due protagonisti nell’aiutare questa bambina di nome Po a ritrovare il padre aviatore diventano qualcosa che va oltre il concetto di supereroe.

I disegni di Kieth si adattano più che bene alla favola da raccontare. Raggiunge vette artistiche che non si vedono tutti i giorni.

Non anticipo nulla della trama, anche se so che molti l’hanno letto, e all’inizio avranno anche un po’ storpiato il naso. Ma il bello di un fumetto è che puoi leggerlo e rileggerlo, e Sam Kieth ha il raro dono che quando lo rileggi hai sempre qualcosina da scoprire.

Ma c’è un’altra verità: Sam Kieth è un autore che ha le palle. Crede molto in quello che fa. Per quanto il suo disegno sia volutamente caricaturale, quello che interessa è l’esercizio di scrittura.

Le storie scritte da Sam Kieth sono nella norma molto elaborate a livello letterario, e molte volte presentano omaggi e citazioni molto velate. Il Piccolo Principe è molto velato in questa miniserie, ma la ricerca di leggerezza è un diritto di ogni autore, poiché lo stile di disegno di Sam Kieth riesce a sposare molto bene ogni genere di supereroe dark o “tormentato”.

Wolverine è un essere tormentato.

Anche Hulk è un essere tormentato.

Eppure entrambi hanno un cuore. La piccola Po ha fiducia nei loro cuori. In tutti e quattro i tomi si permette di giocare con ognuno dei due, mentre senza una precisa direzione vanno alla ricerca di un padre aviatore scomparso chissà dove.

E man mano che si va avanti, i due eroi capiscono che la bambina nasconde qualcosa che è troppo dura da digerire.

Sam Kieth scrive così la sua favola, e lo seguiamo bene sia nelle parti umoristiche, sia nei segmenti drammatici, di una trama pur sempre originale e avvincente.

Fa bene Sam Kieth a essere un autore pressoché indipendente.

Mi dispiace che questa miniserie targata Marvel sia finita nelle mie mani in età adulta (me la sono procurata di recente, infatti). Se fosse uscita negli anni 90’, molto probabilmente l’avrei portata a scuola e l’avrei fatta studiare a tutti quei prof bigotti che sostenevano che fare fumetto non è cultura.

Ebbene, Wolverine/Hulk: La storia di Po è un lavoro che dimostra con chiarezza che fare fumetto è un bel modo di fare cultura.

 

 

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