“Sono una rockstar” di Salvatore Parise (Una lettura)

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Arrivo in ritardo per parlare di un libro che è uscito l’anno scorso, scritto tra l’altro da un amico. Avrei dovuto leggerlo quand’è uscito, ma il libro ha qualcosa di eccezionale. Lo metti in un angolo della tua biblioteca in bella vista. Per leggere un libro, a volte ci vuole del tempo. Dipende da quello che vivi, da quello che è il tuo programma. Ecco, io avevo bisogno di fare ben altro, di seguire determinati programmi. Ma questa è un’altra storia.

Però a Salvatore gliel’avevo promesso che sotto le feste natalizie, mi sarei impegnato a leggerlo con molta attenzione. Mi era tornato il giusto piglio, quindi me lo metto da parte per le mie notti insonni e ho iniziato a leggere.

Man mano che leggevo, mi son detto che ho fatto bene ad aspettare. Quando ho avuto per la prima volta Sono una Rockstar scritto da Salvatore Parise, l’ho sfogliato e lessi qualche rigo. Ma lo spirito del libro non poteva ancora entrare, e perciò ho aspettato.

Non è una pecca dell’autore, per carità.

 

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Sono una Rockstar è un romanzo che si legge benissimo, e in qualche modo riesce anche a prenderti. T’immergi nelle avventure/disavventure di Jazz in una Crotone molto realista, e c’è di tutto. Il testo fila, nonostante alcune forzature dialettiche presenti nei capitoli. La vita di Jazz, il protagonista, è una vita che conosco, perché anche il sottoscritto vive a Crotone e può confermare alcune dinamiche di rapporti interpersonali prettamente umani. Tutto il libro parla di un essere umano, Jazz, appunto che cova un sogno, o meglio una visione. La visione di una rockstar un po’ maledetta, ma molto energica. Però a Crotone i sogni fanno molta fatica a realizzarsi, perché la vita, per quanto tu possa sfuggirgli, ti metterà davanti alle tue responsabilità.

La vita di Jazz si trova ad affrontare spesso deviazioni pericolose, e lui nemmeno sa forse come ne è uscito. Jazz può risultare un personaggio fastidioso, ma è un personaggio sincero almeno. Nel suo modo di agire, nel suo modo di coltivare la vita, nel suo modo di suonare.

Salvatore Parise è nato a Crotone. Siamo entrambi di una generazione che ha visto la decadenza di una città post industriale, ed entrambi conosciamo la verità di una realtà smantellata dal lavoro.

 

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Sono una rockstar è un libro che parla anche un po’ del mio passato, perché rivedo i luoghi dove ho camminato da giovane, e mi ricordo di quella generazione che coltivava i sogni pur di allontanarsi da una realtà depressa. Mi sono rivisto in Jazz, perché anch’io ho voluto portare avanti i miei sogni a costo di farmi odiare da una città dove non riuscivo a trovare il giusto feeling. Ma Jazz vive un suo percorso perché è un’altra persona rispetto al sottoscritto. Jazz è una rappresentazione del suo autore, un Salvatore Parise che trova il coraggio di affondare la penna nella verità ambientale di una città che poteva essere ben altro.

Jazz, però, non vive solo a Crotone. Passa un  po’ di tempo a Bologna, un’altra patria di crotonesi. E poi ritorna a Crotone. Forma la sua band con il suo amico strambo Sparky con ambizioni abbastanza discutibili, ma il loro concerto riescono a farlo. Non è il concerto della loro visione, ma è il loro concerto. La musica è la chiave di questo romanzo, che nel modo in cui è scritto mi ricorda Bukowski (Crotone è piena di storie bukowskiane) e un po’ Léo Malet, uno scrittore francese del Novecento che è stato capace di sfornare romanzi noir divini.

 

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È chiaro, però, che Salvatore Parise non ha copiato, né ha voluto imitare i due autori. Si è semplicemente lasciato trasportare dalla regola principe di ogni scrittore: scrivere quello che si conosce.

Il libro mi ha toccato profondamente. Ecco perché mi sono preso del tempo. Perché nelle epoche descritte, io vivevo i miei conflitti e le mie ferite, e farmi un tuffo in un passato che voglio tenere un po’ lontano non è stato facile. Ma prima o poi ci devi tornare, e il buon Salvatore Parise mi ha offerto delle risposte.

Jazz non entra subito in circolo. Jazz ha bisogno di un po’ di tempo per entrare. La verità nuda e cruda di un ragazzo qualsiasi che vuole coltivare una propria visione in una realtà che non vuole capirlo, anche se poi anche il ragazzo non capisce la realtà. Forse perché nessuno ha provato a spiegargliela. Di ragazzi come Jazz ne ho conosciuti parecchi.

Mi è dispiaciuto tantissimo quando sono arrivato alla parola Fine. Avrei voluto saperne un po’ di più su Jazz. So che verso la fine Jazz decide di crescere. Lo deve a se stesso, ma lo deve di più verso quelle persone che hanno voluto credere in lui. In fondo, dietro il musicista non ci deve essere solo un ragazzo, bensì un uomo.

Un libro che scorre veloce, ma che può mettere in difficoltà un lettore qualsiasi. Perché l’autore non ha paura di mostrare il male, non nasconde la verità, soprattutto sulla città. Salvatore, però, è abile nel non farsi imprigionare da discorsi sociologici o politici. Restare fedele al percorso di Jazz, la storia di un ragazzo che aveva avuto solo una visione: quella di voler diventare una rockstar.

Ne consiglio caldamente la lettura.

 

Il libro Io sono una rockstar  scritto da Salvatore Parise è disponibile nel catalogo della CSA editrice.

 

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