L’Uomo Tigre (Tiger Mask) di Haoki Tsuji e Ikki Kajiwara (Una lettura)

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“Solitario nella notte va, sempre incontri di gran paura fa, il suo volto ha la maschera… Tigre, Tigerman… Tigre, Tigerman…” Vi ricordate questo inizio di canzone? L’Uomo Tigre, vero? Ebbene, sì. In questi giorni di Natale mi son letto tutta la serie originale a fumetti, riuscendo a  leggerla tutta d’un fiato. Per quello che ho collezionato, ho sempre preferito terminare una collezione e leggerla tutta quanta, piuttosto che leggere numero per numero. Perché il bello dei manga, almeno di quelli che ho letto e visto, è che hanno un inizio e una fine, in buona parte di casi.

La cultura nipponica mi ha spesso lasciato belle sorprese, soprattutto per quanto riguarda la lettura del loro fare fumetto, per la loro voglia di sperimentare, di migliorarsi.

Io faccio parte di quella generazione che è cresciuta con i cartoni dell’Uomo Tigre, tra i più replicati negli anni tra vari canali privati. La canzone italiana che canticchiavamo noi maschietti (ma anche le femminucce). Insomma, bei ricordi d’infanzia.

Dell’Uomo Tigre ci sono due serie tv. Una, l’originale, che conta più di cento episodi che si seguiva con passione per la relativa semplicità del racconto che aveva una tecnica abbastanza artigianale, il cui unico difetto (secondo la mia modesta opinione) è l’accentuazione dell’essere per forza tragico, caratteristica presente anche in altre serie manga tv di genere sportivo (Sugar il boxer e Tommy il baseballer giusto per fare due esempi). La seconda, che per certi versi preferisco, è più moderna, più breve e anche a livello di trama va anche meglio, anche se esagerata e distante dalla prima.  Perché l’originale resta pur sempre l’originale.

Quando m’è capitata la possibilità di acquistare tutta la serie di 14 numeri della Panini Comics, non ho esitato. Se non altro perché un cartone manga parte spesso e volentieri da una serie a fumetti, e leggerla ti capire meglio la ragione di un successo che il personaggio ha meritato.

L’Uomo Tigre ha meritato il suo successo, grazie a due autori che ci hanno creduto in fondo alla loro creatura.

I testi di Haoki Tsuji sono ritmati, dettagliati, non rinunciano alla semplicità. La trama è chiara sin dall’inizio, e patteggi per questo Uomo Tigre che combatte contro Tana delle Tigri. Ridi e piangi attraverso l’evoluzione del personaggio immaginario, ma nello stesso tempo scopri tanto della cultura nipponica, e resti sorpreso dall’enorme lavoro di ricerca che lo stesso Tsuji avrà dovuto fare per tenere insieme una lunga trama fatta prevalentemente di combattimenti, ma fatta anche di storie vere, con citazioni anche molto colte e sorprendenti. Esempio: durante lo scontro con Golgota, un avversario mascherato che metterà in serie spiega un po’ della nostra religione cristiana ai ragazzi di cui si prende cura. Ecco, in quel passaggio si assiste a una vera e propria lezione di come una sceneggiatura va fatta, perché nello spiegare la figura religiosa (sorprendentemente Gesù Cristo in questo caso), il lavoro di scrittura è talmente attento… che poi dici wow! Haoki Tsuji dimostra in questo caso di tenere sotto controllo tutti gli elementi della trama, e soprattutto mantiene il controllo sui tanti personaggi della serie, ognuno con un ruolo, ognuno con un’identità precisa e dettagliata. Un lavoro sorprendente su tutti gli aspetti.

I disegni meritano un discorso a parte, perché lontani dal modello del cartone animato, perciò rappresentano forse la miglior sorpresa di tutta la serie. Ikki Kajiwara è un artigiano del disegno, sporco quando serve e pulito quando la situazione lo richiede. Il suo è un disegno molto classico e segue tutte le regole del disegno. Non ci sono sbavature, e il suo Uomo Tigre è spettacolare perché semplice nel disegno, ma preciso nei dettagli. Il disegno di Kajiwara però è molto diverso da quello della serie tv, caso abbastanza raro nelle produzioni nipponiche. I disegni del manga si legano perfettamente al servizio della sceneggiatura, rendendosi appunto efficaci.

Bisogna specificare però che l’intera serie è iniziata nella fine anni 60’, quindi stiamo parlando di un vero e proprio manga pioniere su molti generi. Perché la forza di Uomo Tigre sta in una trama che ha delle sue complessità molto umane. Noi seguiamo la crescita di Naoto Date come essere umano, e vediamo la crescita del combattente Uomo Tigre. Ne seguiamo i dubbi e le opportunità, e così man mano ne veniamo conquistati.

Il manga, a distanza di decenni, conserva una freschezza genuina. Lo leggi con passione, e magari riesci anche a sorridere per la fantasia che ci mettono gli autori. Una serie realizzata con molta passione e dedizione che ti contagia fino alla fine.

L’Uomo Tigre, o Tiger Mask, è una serie manga fatta di vita vera, perché poi non narra la storia di un eroe, ma di un uomo che vuole migliorarsi e vuole regalare una chance a chi ha sofferto. Finisce che poi ammiri quest’uomo, pur sapendo che non esiste. E così finisce per lottare con lui, per gioire, per piangere… Insomma ti emozioni… e così quando arrivi alla fine, ti dispiace pure.

Già, mi è dispiaciuto di non averlo letto prima, di non averne una copia negli anni 80’, e soprattutto mi dispiace di non averlo avuto tra le mani negli anni 90’ quando mi trovavo a combattere contro un sistema di adulti italiani che sostenevano che i fumetti erano roba per bambini scemi.

L’Uomo Tigre sarebbe il fumetto perfetto da portare nelle scuole… Mi sto dilungando in discorsi che non c’entrano niente con ciò che volevo dire: sì, mi sono divertito ed emozionato, e perciò lo consiglio a tutti i lettori di fumetti di regalarselo, e anche di regalarlo agli altri. L’ultima edizione conosciuta è targata Panini Comics, ed è quella che ho letto. Sono 14 volumetti con tante pagine in formato rigorosamente manga.

Va letto come un unico grande romanzo per apprezzarlo al meglio (secondo la mia modesta opinione). Ne ho approfittato in questi giorni natalizi forse per rinsaldare e ritrovare un po’ di principi perduti, ma più che altro volevo tornare ragazzo. Non sono tornato ragazzo, ma mi rendo conto d’essere cresciuto un po’ meglio dentro rispetto a qualche giorno fa.

Un consiglio, però. Non azzardarsi a paragonare la serie a fumetti con la serie tv. Sono due prodotti diversi per natura, e sarebbe scontato dire che la serie a fumetti è migliore. In realtà l’Uomo Tigre è figlio di un’epoca che difficilmente rivedremo, e si tratta di un pezzo di storia indelebile per gli addetti ai lavori e per la generazione che l’ha vissuto. Stiamo parlando di una vera e propria icona culturale.

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