Il Cuore di Lupo Nero (appunti dello scrittore)

Inizialmente doveva essere la copertina.

 

La buona notizia è che alla fine ho ripreso a scrivere con regolarità, con voglia, con interesse. Ho portato a termine una favola moderna, chiudendomi in casa senza preoccuparmi di essere disturbato, rivivendo ritmi passati che mi sono molto mancati.

Vuol dire che il trauma durato oltre cinque anni è stato superato, quindi ho ripreso possesso di me stesso.

La voglia di scrivere Il Cuore di Lupo Nero la stavo covando da almeno un anno, ma per scriverla avevo bisogno di recuperare un certo spirito di semplicità. L’ho ambientata in una Calabria medievale fantasy, a due passi dalla mia Crotone. Questo racconto è legato da un progetto di lungo raggio, cui ho lavorato segretamente per almeno due anni, ma che non è mai venuto alla luce per motivi del tipo che fa male fidarsi di un soggetto che ti coinvolge a tal punto da prenderti, ma poi non inizi mai la stretta collaborazione e allora passano sedici anni dove ti prendi a pugni da solo perché hai sprecato energie in qualcosa di bello (centinaia di pagine scritte, appunti presi, libri letti, film visti), ma poi vieni frenato dall’egoismo altrui, da una lunga serie d’illusioni che hanno il vuoto sapore della menzogna.

In queste settimane ho voluto riprendere tutte le storie lasciate in sospeso qualche anno fa, iniziando un processo di rivisitazione del materiale prodotto, e iniziare finalmente questo benedetto percorso che avevo lasciato in sospeso troppo tempo addietro, e adesso è giusto riprenderlo. Posso ricominciare daccapo.

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Riprendo da Santa Severina, paese di mio nonno che ho visitato e apprezzato di nuovo la scorsa estate. Nella mia passeggiata dentro il paese, ho riassaporato quell’aria di cui avevo bisogno, e tra le tante stradine e viuzze mi sono domandato del perché dovevo perdere ancora tempo. Io ho rinunciato troppo a me stesso in questi ultimi cinque anni, e un po’ di sano egoismo me lo devo prendere. Lo devo a me stesso.

Nel paese del mio amato nonno Pasquale, mi sono resto conto d’essermi un po’ arreso, ma nello stesso tempo mi era tornata la voglia di cacciarmi definitivamente una maschera che si era fatta un po’ troppo pesante.

Un percorso per uscire da un trauma però è fatto di step. Bisogna vivere il trauma fino in fondo, accettarlo e di conseguenza annullare il proprio io per qualche tempo, e poi ripartire con molta calma. Ripartire da zero vuol dire anche dover imparare ad amarsi di nuovo, a doversi ripulire da tutto il male con l’obiettivo di recuperare un cuore, il mio.

 

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Pur fotografando il bello e pur cercando di scrivere storie, mi sono reso conto che non potevo continuare a restare cupo. Ma in cinque anni avevo già fatto tanto, rispettando tutti gli step necessari per riprendere in mano la mia esistenza.

L’arte, in genere, non può fare a meno di percorsi strettamente personali. Se poi si ha la tendenza a scrivere, allora il percorso è ancora più intimo. Un continuo confronto con le proprie emozioni, per capire che di quell’umanità di cui sei fatto non potrai mai liberarti. Ma chi ha mai detto che voglia liberarmene?

Mi sono dato una sfida. Scrivere una favola entro Natale. Trovare il momento adatto, e chiudermi dentro la mia stanza per provare a scriverla.

Manca soltanto la classica goccia a far traboccare il vaso. Gli scrittori ne hanno bisogno. Non possono fare a meno di questo. Sarebbe facile avere una musa che ti coccola ogni giorno, ma un racconto è fatto di dinamiche di vita vissuta, oltre che di fantasia. Poi soprattutto in una favola fantasy, dove il fantastico gioca un ruolo decisivo, ma deve sempre muoversi sotto una logica umana. Qualche personaggio già c’è, come Aku lo Gnomo Alchimista. Però Lupo Nero sarà il protagonista. Ci sarà anche una gattina. Non le ho ancora scelto un nome, ma voglio renderla molto dispettosa. L’idea di questa gatta mi è saltata fuori leggendo un bellissimo racconto di Sandman scritto da Neil Gaiman e disegnato da Sam Kieth. Una storia poetica dedicata ai gatti e ai loro sogni.

 

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È il mese di novembre. Mi sta capitando in questi giorni una piccola situazione personale. Non è per farlo apposta, ma una signorina si sta comportando quasi come la gattina dispettosa che voglio mettere nel racconto. Buffa la vita! Beh, mi sa tanto che mi nutrirò della situazione… Non è una colpa: è che uno scrittore scrive sempre quello che conosce. Non lo dico io, ma Stephen King… Quel tipo che ha scritto Shining…

Okay, in realtà è una sfida che voglio vincere.

Ho la tastiera del computer davanti a me. Sto scrivendo, pensando, rielaborando. Voglio che sia una storia di riscatto, di perdono, ma anche di magia. Voglio essere un autore spensierato e allegro. Desidero tornare un po’ bambino, e divertirmi. Voglio riprendere quello spirito che amava scrivere con una vecchia macchina da scrivere. Riprendere l’esercizio giornaliero dello scrittore. E soprattutto voglio ritrovare la serenità del mio cuore, godermelo appieno fino in fondo.

Lo so che sono banale, che mi ridicolizzo o quant’altro. Ma io voglio combattere per i miei sentimenti, voglio combattere per la mia umanità, perché si tratta della mia anima. E uno scrittore che non ha un’anima non è uno scrittore.

Non voglio scrivere il best seller, o dimostrare di essere un bravo scrittore. Io voglio scrivere una storia intitolata “Il Cuore di Lupo Nero”, e basta. Voglio regalarla alle persone che stimo e che rispetto. Voglio mostrare finalmente un piccolo segno di cambiamento.

È notte adesso. La mia mente si concentra. Cerco di vivere l’atmosfera, e poi m’immergo nei pensieri di Lupo Nero, cerco la chiave del suo cuore, e cerco di raccontare la storia di un uomo tramutato da una maledizione magica in un lupo, e cerco di capire come farlo uscire da questo male…

 

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Per leggere e scaricare il pdf del racconto “Il Cuore di Lupo Nero”, clicca sul seguente link: Il Cuore di Lupo Nero

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