Fotografando: Diffusion Jazz Band (Venerdì 16 dicembre 2016)

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Il feeling. La chiave è il feeling per fare una buona fotografia jazz. Avere il feeling con l’atmosfera presente.

Il jazz è fotografato spesso in bianco e nero. Fateci caso. È una regola ormai. Certo, c’è anche la foto a colori. Ma il colore lo usi quando l’artista è sgargiante, unico. Poi ci devono essere le luci giuste. Anche il palco migliore, che poi non è detto che sia il migliore.

 

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Oggi il lato emotivo è molto particolare, perché non è la prima volta che fotografo la Diffusion Jazz Band, soprattutto con questa formazione. Li conosco da molti anni. Ho osservato il loro percorso tra alti e bassi. Si può dire che anch’io sono cresciuto e invecchio come loro.

Tra noi ci sono stima, amicizia, rapporto cordiale di rispetto, forse anche feeling. Chissà.

 

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Non è facile fotografare il jazz.

Il jazz è poesia, è fatto di momenti, di espressioni, di particolari, di atmosfera. Mi fanno ridere quando cercando di fotografare musicisti jazz con uno smartphone.

Il jazz è come un libro da leggere e da scoprire. Ha bisogno di contatto diretto per essere apprezzato fino in fondo. Ci si può limitare ad ascoltarlo e farsi acchiappare dall’energia della musica, e già si tratta di un bel piatto da gustare e digerire, magari accompagnato da un buon bicchiere di vino. La serata passa che è una bellezza. Ma se vuoi avere un ricordo più preciso, allora procurati il mezzo migliore.

Anche i musicisti hanno il loro strumento migliore, il loro compagno di vita.

 

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Stasera la Diffusion Jazz Band è al gran completo. Giancarlo con il suo sax, Romeo con il basso, Gianni con la chitarra, Pino con la batteria, e Massimo con la tastiera. Li vedo da lontano, e cerco di captare il loro feeling, e mi domando se riuscirò ad ascoltare lo spirito del jazz.

Mi sono abituato a non fotografare mai un concerto jazz dall’inizio. Lo faccio anche in altre situazioni. Ma per il jazz è diverso. Soprattutto per un tipo rock come me. Perché io sono rock. Io ho bisogno di frenesia per spingermi. Ma ho anche bisogno di poesia. Ho bisogno di distendermi anch’io. Fotografare jazz mi apre la mente, mi permette di esplorare.

Stasera c’è la gente giusta tra i tavoli del Columbus Bar. Gente discreta, gente che ascolta, gente che vuole evadere da una realtà urbana molto complessa da spiegare.

Mi ritrovo ogni anno a fotografare la Diffusion Jazz Band. Mi capita più di una volta all’anno, ma la formazione di stasera è quella completa, quella originale, quella con il miglior feeling. Non me ne abbia chi ha sostituito degnamente chi mancava nelle volte passate, ma il feeling dell’originale il più delle volte è unico.

 

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Quel feeling di cui dicevo all’inizio. Sta tutto lì.

Li fotografo perché anch’io cerco il feeling. A volte lo trovo, a volte lo sento lontano. Ma è quella ricerca che mi permette di crescere.

Silenzio in sala. Voci sussurranti. Qualche rumore di bicchiere. Il sax suona, la batteria detta il ritmo, la chitarra aumenta, il basso armonizza, e la tastiera pulisce e poetizza. Il feeling si accende.

Signore e signori, ascoltate il jazz.

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