“L’Ultima Yale”, una raccolta poetica di Paolo Staglianò (Una lettura)

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Scrivere di poesia è molto difficile, soprattutto se c’è una forte conoscenza della persona che vive dietro l’autore. Perché conosci un amico, conosci l’uomo, quindi ne conosci i punti forti e i punti deboli.

Però è bello scoprire quando un amico scrive poesie, cercando di migliorarsi di volta in volta.

Paolo è un uomo di cultura, un uomo di letture, un uomo che ha esplorato il mondo complesso della poesia prima di provare a scriverle. Nelle discussioni culturali che abbiamo avuto, abbiamo sempre cercato di capire quella che è l’evoluzione della poesia oggi, non trovando mai una risposta soddisfacente. Perché la poesia è un momento, va colta quando sta per passare come un treno veloce che non ha intenzione di fermarsi.

Scrivere poesie è complesso perché l’autore deve mettersi a nudo senza avere paura di quello che potrebbe proporre. Oggi è difficile incontrare poeti che scrivono e pubblicano.

È più facile incontrare gente che scrive giusto per scrivere le proprie emozioni, cercando di spacciare la propria emozione per poesia da leggere e scoprire. Per questa gente la poesia si ferma lì, e da una parte è molto giusto che le emozioni vadano espresse.

Ma la poesia è un’arte complessa, perché non si tratta di mettere insieme qualche verso e dimostrare di fare qualche rima. Il poeta è uno che trasmette emozioni, sensazioni, momenti di vita vissuta e di vita intima. Ma un vero poeta deve anche dimostrare di conoscere e di continuare a voler conoscere.

La cultura di Paolo Staglianò è piena di riferimenti. Lui stesso non nega di aver letto Baudelaire, Garcia Lorca, Rilke e di averli fatti suoi. Non nega il passato, ma non nega nemmeno il contemporaneo di un mondo complesso che fatica a conoscersi.

La poesia è una forma di scrittura che agisce in un contesto di complessità psicologiche, emozionali e culturali. Non è facile dire perché c’è da scoprire un poeta piuttosto che un altro.

Ho iniziato a leggere stanotte “L’Ultima Yale”, dopo aver ascoltato alcuni brani dal vivo dalla bocca dello stesso autore. Suggerisco spesso a chi vuole leggere poesia di non leggere mai tutta la raccolta d’un fiato. La poesia è un momento che va assaporato. Bisogna sapersi fermare. Leggere al massimo tre brani poetici al giorno, se proprio bisogna esagerare.

Ne “L’Ultima Yale” c’è un viaggio da intraprendere, un viaggio fatto di fermate, di odori, di ricordi, di emozioni. È una raccolta che va letta a piccole dosi per assaporarne meglio il piacere.

Paolo, nelle presentazioni ufficiali, esprime spesso il disagio del poeta contemporaneo. Un disagio spesso narrato e spesso presente nelle composizioni stesse. Perché è pur vero che un autore esprime quello che conosce, e non può farne a meno.

La poesia è l’arte che sa combattere meglio di tutte le altre la paura che ci cela dietro la maschera del futuro sconosciuto. La poesia è un’arte che ha bisogno di poche parole per abbattere un muro. Molti temono la poesia perché si tratta di non poter formare ciò che è sincero. La società di oggi ha paura della poesia perché semplicemente umana.

“L’Ultima Yale” è un viaggio che racchiude tutto quello che è la poesia. Un viaggio di emozioni che vanno assaporate e che non vanno negate. Un viaggio dentro la più semplice umanità, che forse è il viaggio più bello.

“L’Ultima Yale” è pubblicato nel catalogo della CSA Editrice.

2 pensieri su ““L’Ultima Yale”, una raccolta poetica di Paolo Staglianò (Una lettura)

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