Diario del 6 luglio 2016: Vivere

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Vivere non è una parola semplice. Se ne parla spesso, ma il termine vivere richiede in verità molta riflessione. Ho trascurato questo mio nuovo diario per il semplice motivo che avevo bisogno di vivere. Certo, ho ripreso a scrivere con una certa regolarità. Ne avevo bisogno. Molto.

Perciò non mi sono permesso di scrivere. Perché avevo bisogno di vivere.

In questa società ci si sta troppo accontentando di sopravvivere, quando in realtà il nostro bisogno di essere umani è quello di vivere.

Era arrivato per me il momento di pensare a me stesso, di capire dov’ero arrivato, ma anche di capire che potevo andare avanti. E per farlo avevo bisogno di vivere.

Vivere la vita, vivere me stesso, vivere il mio cuore… insomma, vivere…

Non tutti possono capire questo bisogno, ma è l’esistenza che ti pone prima o dopo il quesito al quale non ci si può permettere di essere indifferenti.

Mi ero posto di vivere la mia vita, ma dovevo anche conoscerla, gustarmela, riprendere il piacere di sorridere dinanzi alla luce del sole, alzare la testa e camminare fiero di essere semplicemente vivo.

Ho lavorato molto su me stesso, anche non si è visto. Forse a qualcuno dà fastidio che io abbia reagito in questo modo, cercando di dare una sterzata alla mia anima maledetta.

Ma il motivo è un altro.

Vedete, molti non possono capire che cosa vuol dire vivere con il cuore letteralmente strappato. Perdere un angelo è tremendo, oltre al resto che ne consegue.

C’era un motivo per cui ho scelto di vivere.

Perché cinque anni fa una donna scelse di non arrendersi e di combattere contro un male. Ricorderò sempre le sue parole, e soprattutto sentirò sempre il suo sorriso.

Il destino ha voluto diversamente, ma Dio sa quanto ho fatto per mettere le cose a posto. E poi, dopo aver combattuto tantissimo e andando contro me stesso anche, ho deciso di prendermi un lungo periodo di riposo, e di accontentarmi di fare il minimo necessario in attesa che la mia anima riaffiorasse.

Il dolore ha bisogno di tempo per guarire. Lo so da quando sono nato, ma in questo caso era diverso.

C’era un’ultima cosa da fare. In qualche modo sentivo che il mio angelo non era tranquillo. Lo stavo deludendo.

A volte la giustizia non basta. Mi ero fermato ad accettare una condanna tremenda, quando in realtà dovevo limitarmi a fare una cosa che avrebbe di sicuro fatto sorridere il mio angelo: tornare a vivere e soprattutto a sorridere.

Solo così avrei onorato il sorriso del mio angelo.

Ora mi scuserete se sono stato in vacanza, ma avevo bisogno di tempo per dimostrare al mio angelo che potevo tornare a sorridere alla vita.

Mi perdonerete se questo diario ha preso una sua pausa, ma avevo tremendamente bisogno di dimostrare al mio angelo che mi ero dato una nuova possibilità.

Grazie per essere stati pazienti.

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