9.5.2016 – Captain America: Civil War

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Non si tratta dell’ennesima recensione su un film che sta incassando tanto. Ci pensano tanti altri geni a farlo, scatenando un dibattito democratico ma un po’ inutile perché se uno va a vedere un film al cinema lo fa perché per prima cosa vuole divertirsi.

Un film che sa trasmettere emozioni è un film valido, e la cosa è altamente soggettiva. Succede anche in altre forme artistiche, e il bello dell’arte in generale è la scoperta delle emozioni, non la ricerca della perfezione assoluta per piacere agli altri per forza.

Di questo film dirò solo che mi è piaciuto tantissimo, e l’ho visto al cinema in compagnia del mio papà che ha la veneranda età di 75 anni, gli stessi del Captain America fumettistico (quindi ci credo che papà è un grande fan del personaggio, più di me).

Ma perché parlare di questo film senza recensirlo? Perché per me si tratta di un ricordo piacevole che nasconde una bella rivincita.

Sono sempre stato un fan del fumetto in generale. I fumetti mi hanno salvato l’esistenza in un periodo adolescenziale durissimo. Dovete sapere che Crotone è (era) una città difficile per chi come me si chiama Aurélien, e non Giuseppe e Francesco. Ne ho di chiodi da raccontare, e vi lascio immaginare. Con ciò non voglio fare la vittima, perché tanto vi dimostro come il tempo aggiusta le cose e ti regala le migliori soddisfazioni.

I tanti giovanotti di Crotone mi prendevano in giro perché preferivo passare il tempo con una lettura di Capitan America piuttosto che scendere in strada e giocare a pallone. Lo faceva anche papà. Lo facevano i professori. Tutto con stò cazzo di pregiudizio comune che i fumetti non servivano a un cazzo nella vita.

Poi ti raccomando i modelli maschili: Il Padrino, La Piovra, Scarface, Il Capo dei Capi… Tutti modelli di vita molto utili a realizzare la propria esistenza. Ne ho conosciuti di epigoni (volgari imitatori) di questi geni della criminalità che hanno in comune una bella fine di merda. Lasciamo stare. Alcuni dei citati sono anche dei capolavori veri e propri. Ma si tratta di semplici storie.

Per oltre vent’anni ho sopportato gli sfottò (alcuni di questi anche molto volgari), e poi un giorno arrivò la Marvel nei cinema. E anno dopo anno, a furia d’incassar miliardo su miliardo ecco che i miei amati supereroi rientrano nel menù preferito dalle famiglie.

E arriviamo a oggi con Captain America: Civil War. Finisce il film, e mi alzo dalla poltroncina. Uscendo dalla sala, noto un bambino. 3 anni all’incirca. Il bello è che indossava una maglietta di Captain America e aveva con sé anche lo scudo. Poi guardo il suo papà. Uno dei tanti bulletti che mi prendeva in giro.

Non ho fatto a meno di sorridere. Il paparino mi ha guardato. Non so se si sarebbe avvicinato. Di sicuro era imbarazzato un po’…

Tra me e me dissi: “Grazie, Captain America. Finalmente glielo hai fatto vedere a quel cretino di Scarface chi è il migliore.”

Morale della favola: meglio un modello educativo come Captain America e non un modello come Scarface. Vuoi togliere un bel momento a un papà di passare un paio d’ore sane con suo figlio?

 

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