2.5.2016 – Crotone in serie A, il sogno s’avvera

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A onor del vero potrei scriverci un libro su questa storia recente, bellissima, unica. Il Crotone FC e il sottoscritto hanno in qualche modo viaggiato parallelamente nella propria crescita umana. Ammetto di non essere un tifoso eccellente, anche perché non sono un vero e proprio amante del calcio. Capisco perfettamente perché si ama, e rispetto chi lo ama e rispetto tantissimo chi segue la propria squadra del cuore con grande passione.

Ma io non mi considero un tifoso vero e proprio. Non bisogna vederla come una pecca. Io sono cresciuto sotto altri schemi, e soprattutto a casa mia non è che le partite di pallone facevano parte del menù televisivo o giornaliero.

Però il Crotone ed io siamo legati. Ho avuto anche la fortuna di lavorarci nell’ambiente, e anche se oggi, per vari motivi, non viaggiamo insieme io mi sento onorato di aver fatto parte del team e di aver conosciuto delle persone uniche. Lavorare lì dentro è stata una lezione di vita importantissima, talmente importante che mi ha aiutato nel momento più buio della mia esistenza. Ma questa è un’altra storia. Una storia che terrò al momento dentro di me

Oggi il Crotone FC è in serie A. In qualche modo sapevo che sarebbe accaduto. Certo, ci sono voluti almeno 25 anni. Ma una realtà ha bisogno di crescere, e talvolta deve avere anche il diritto di sbagliare. Perché una realtà è più forte quando acquisisce esperienza. Basti pensare che una persona ha bisogno almeno di 18 anni per diventare adulta, e per diventare matura ha bisogno più di 18 anni il più delle volte. E non si può volere tutto e subito, soprattutto se il progetto è di essere una buona realtà.

Il mio non essere tifoso mi ha permesso tuttavia di avere quell’occhio distaccato necessario per vedere oltre le apparenze dei luoghi comuni. Nello sport si vince e si perde, ma si dice che l’importante è partecipare. Perché è nel partecipare che si cresce, che si acquisisce coraggio. Magari nasci con il talento, e può anche andarti bene. Ma se non hai disciplina e se non acquisisci esperienza, il talento non basterà da solo a fare la differenza provando a vincere.

Nel calcio si corre, ma prima di correre bisogna imparare a camminare.

È il primo principio su cui si basa qualsiasi sport che si rispetti, ma è una regola che vale anche nella vita.

Del Crotone FC già si parlava assai nei primi tempi in cui frequentavo l’università di Cosenza. Sette promozioni quasi consecutive fanno notizia.

Io vivevo nella città di Cosenza a due passi dal tribunale in un appartamento per studenti. Avevo dei coinquilini di Taranto che avevano orecchiato le imprese del Crotone. Però il Crotone era in C1 ancora. Due anni di C1 e la prima serie B. Ero a Cosenza quando accadde. Anche il Taranto fece la sua serie B, ma anni prima dell’avvento del Crotone. I tarantini ribadirono che loro avevano sfiorato la A. La cosa mi fece sorridere a dire il vero, perché sapevo che loro rosicavano d’invidia calcistica.

Ma la cosa che mi faceva sorridere erano i crotonesi, che non erano abituati alla B. La serie B ti proietta in Italia. È un primo vero biglietto da visita.

Poi il calcio è uno sport abbastanza anomalo. Forse per questo che è amato. Il calcio è uno sport imprevedibile. Puoi essere fortissimo, ma a volte perdi con l’ultima in classifica. I veri vincitori sono quelli che imparano per prima cosa che cosa vuol dire essere ultimi.

Alle persone non piace essere ultimi, e il secondo anno di serie B fu abbastanza duro perché il Crotone retrocesse in C1 con il Presidente Raffaele Vrenna che addirittura voleva abdicare a causa di tante brutte parole. Ma in fondo quella retrocessione serviva per far crescere la creatura Crotone. Ci fu infatti l’immediata risalita l’anno successivo, e così il Crotone si fece di nuovo la serie B.

Il mio primo incontro con il Presidente fu abbastanza casuale. Mi ero defilato dall’università, ed ero tornato a Crotone. E muovevo i miei primi passi da scrittore per un giornale locale (non mi definisco giornalista poiché ritengo di aver chiuso l’esperienza). Scrissi un articolo lodando l’operato del Presidente e della Società, se non altro perché la sfida non era tanto la serie B o la serie C1 ma il provare a cambiare la cultura di un posto. Crotone è una città strana, non diversa da tanti altri posti, che ha bisogno di crescere, e per farlo c’è da creare un precedente culturale.

Il calcio è un fenomeno culturale italiano molto allargato nella nazione. Non c’è paese o città che non abbia la propria squadra di calcio. E imporre un cambiamento culturale con il calcio è una scommessa azzardatissima, perché molti hanno fallito e anche male. Eppure avevo fiducia nel progetto Crotone.

Negli anni successivi ho avuto modo di collaborare in diverse iniziative con le aziende del Gruppo. Sempre in maniera abbastanza casuale, ma sempre sfide affascinanti e stimolanti.

Poi c’è stato il momento in cui sono riuscito a lavorare dentro un’azienda del gruppo Vrenna, in un periodo non propriamente felice per il Presidente stesso. Ma forse è stato paradossalmente il momento migliore per conoscerlo da vicino, sempre con quell’occhio distaccato che in qualche modo mi contraddistingue. Ho finalmente avuto il piacere di conoscere l’uomo nel suo essere umano, quindi ad apprezzarne la grande sensibilità, ma soprattutto ho avuto il modo di conoscere una cultura lavorativa accompagnata da una grande passione.

Era un periodo difficilissimo che avrebbe fatto impazzire chiunque. Ma un uomo che vive con passione ha le capacità di rialzarsi in piedi, e l’attesa gioca un ruolo importantissimo. C’è il momento della caduta, poi del dolore, poi della solitudine, poi della consapevolezza e della fiducia. Sono passaggi che solo chi li ha vissuti li può capire.

In quel periodo si avventurava un gruppo (del quale facevo parte anche io) abbastanza fuori dagli schemi della normalità. Un gruppo di persone che poi si è sciolto, ma è da lì che poi cominciò tutto.

La mia esperienza lavorativa terminò, ma non ero arrabbiato. Sapevo di trovarmi all’interno di un periodo difficile per le aziende del gruppo, e poi io nel 2011/2012 stavo già vivendo un mio inferno personale, quindi l’allontanarmi mi stava dando la possibilità di rimettere a posto le mie cose. Però sapevo che da quel momento in poi in qualche modo le cose sarebbero cambiate. Ci vuole volontà, pazienza, coraggio. E anche quel pizzico di follia che non guasta mai.

Guardate che cosa buffa! Ci sono voluti quattro anni perché io mi riprendessi totalmente dai miei traumi, e oggi nel 2016 posso dire di essere felice di essere me stesso. E nello stesso tempo, dopo quattro campionati al cardiopalma, mi ritrovo con il Crotone in serie A.

Venerdì notte ho incrociato il Presidente. Ci siamo abbracciati, e l’ho ringraziato per l’impresa. Qualche burlone ci ha buttato lo spumante addosso, ma era la festa che stava iniziando. La festa della città, dei crotonesi che finalmente possono dire di appartenere a qualcosa.

Non ho scattato foto della festa. Voglio tenermi dentro i ricordi della festa, dei sorrisi, del vedere per la prima volta una comunità unita sotto i colori dello squalo: il rosso e il blu. Voglio godere di questo primo passo della città di Crotone che adesso grazie al calcio si conquista un ruolo nella nazione chiamata Italia. Adesso possiamo dire tutti quanti che Crotone esiste e si trova in Italia.

Lo faremo con il calcio grazie al Presidente Vrenna, alla dirigenza della società, alla squadra, all’allenatore, a tutte le persone presenti e passate che hanno contribuito alla storia di questa realtà, e anche un grazie ai tifosi che finalmente hanno capito che una squadra va seguita nel bene e nel male e sono contento di vedere un tifo sano sempre crescente.

Ma perché racconto questa storia? Perché per fare quest’impresa c’è stato un cambiamento importante: il giocarsi il tutto per tutto costruendo la propria strada.

L’ho scritto prima, ed è giusto ricordarlo. Cadere non è una sconfitta. Il non rialzarsi è una sconfitta. Avere il coraggio di rialzarsi è una grande vittoria perché rialzarsi vuol dire non arrendersi.

Oggi mi sono ricordato dei miei ex coinquilini tarantini che mi prendevano in giro, orgogliosi del loro Taranto. Ora il Crotone c’è andato in serie A, e mi piacerebbe vedere le loro facce. Mi auguro comunque che il Taranto possa un giorno vivere una storia sportiva come quella del Crotone. A dire il vero lo auguro a tutte le realtà che vogliono crederci e provarci.

Finalmente il Crotone FC entra nella massima serie, scrivendo la sua piccola grande storia. Il Presidente ha realizzato il sogno che covava da anni.

Adesso facciamo noi un regalo al Presidente. Certo, sarebbe facile dire di andare tutti allo stadio, di farsi l’abbonamento, di comprare magliette e bandiere. Certo, c’è questo da fare perché dobbiamo amare la nostra squadra di calcio.

Ma i crotonesi hanno il dovere di rialzarsi in piedi, di dimostrare di essere anche loro degni dei colori che ci caratterizzano, di provare a essere persone di serie A.

Ci vorrà tempo, pazienza, coraggio, forza. Bisognerà credere che si può cambiare, che si può crescere, che si può essere migliori. Avete il dovere di crederci.

Tanto l’esempio l’avete proprio sotto il naso. La vostra amata squadra è in serie A, e vi sta dando il migliore degli esempi.

Grazie, Crotone FC. Grazie, Presidente Vrenna.

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