4.4.2016 – Zampalesta e lo Zzicrapu

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Ieri avevo voglia di andare a teatro. Più che altro sapevo che era in programma uno spettacolo di burattini. Mi sono cacciato la voglia andando al Teatro della Maruca, Crotone. È da qualche anno che ho in qualche l’esclusiva fotografica, soprattutto nella sezione burattini. Quindi, mi trovo a vivere appieno l’arte di Angelo Gallo, che sta ormai dimostrando che l’arte del burattino è sempre efficace. Ha seguito alla lettera le lezioni del maestro Gaspare Nasuto, e sta portando avanti un discorso di commedia dei burattini usando il linguaggio dialettale crotonese. Sfida non facile, perché a differenza della tradizione napoletana delle guarattelle che ha una storia ultrasecolare con tanto di testimonianze, in Calabria è ancora tutto da scrivere. Una scommessa difficile, ma alquanto vinta.

Ho visto nascere le varie commedie di Zampalesta. Angelo, con la regia del maestro Nasuto, ne ha ben realizzare quattro sul cane che appare improvvisamente sulla scena, creando timore e simpatia. Quindi ho potuto ammirarne l’evoluzione stilistica e narrativa. L’inizio, con una commedia semplice, è stato travolgente. Ma essendo un lettore consumato di storie, io volevo vedere oltre.

La nascita del burattino crotonese è combaciata con un periodo difficile della mia esistenza, e veder nascere ed evolversi quest’avventura ha in qualche modo influenzato il mio percorso di crescita/evoluzione. Se non altro perché ho avuto modo di entrare a contatto con un’arte che mi ha arricchito sotto tutti i punti di vista, soprattutto riportandomi onestamente a sorridere, cosa di cui ogni essere umano ha bisogno. Un sorriso semplice, spontaneo, libero.

In un certo senso, Zampalesta e il suo universo in evoluzione rappresenta quella freschezza di cui l’autore/fotografo che è il sottoscritto hanno avuto bisogno. Ho imparato molto, anche perché quando hai la possibilità di fotografare la commedia acquisisci molti spunti da assimilare. Senza contare che ogni volta che ho fotografato c’era l’approfondimento tecnico del maestro Nasuto.

È inutile che dica che apprezzo molto il lavoro di Angelo Gallo, e sono felice di sapere che questo lavoro prenda riconoscimenti continui. Però quando ci vai per lavoro, una commedia difficilmente te la gusti. Perché sei occupato a fare altro (in questo caso la fotografia), e allora la concentrazione si divide tra l’assistere e portare a casa l’obiettivo.

Ieri ho colto l’occasione, poiché non avevo nulla da fare di così importante, e mi sono detto: “Caro Aurélien, vatti a gustare Zampalesta e lo Zzicrapu!”

Colto dallo spirito del semplice spettatore, ecco che mi sono avventurato nel Teatro della Maruca, e da una buona posizione ho assistito alla commedia, finalmente divertendomi come Dio Comanda.

Non c’è nulla da raccontare sulla trama anche perché bisogna vedere. Si può dire che lo Zzicrapu è un demone che abita in una montagna e che la sua strada incrocerà quella di Zampalesta e del suo padrone Rosario. La storia narrata e recitata dal burattinaio ha il classico schema della commedia più classico: l’eroe, il cattivo, la bella, l’alleato. Giusto gli elementi necessari per imbastire una commedia breve che quando finisce ti viene da dire: “Già terminata?”

Non è un difetto, badate bene. Perché la verità è che ne volete di più. La commedia piace, e vedere i bambini parteciparvi attivamente dimostra come l’educazione ha bisogno chiaramente dello spirito della fantasia per sviluppare una società sana. Angelo è stato bravo nel caratterizzare ognuno dei personaggi e a renderli satirici. Il vero cattivo di questa commedia è rappresentato dal burattino di Saruzzo, uno di quei personaggi che se ne incontrano a bizzeffe nella città di Crotone (ma non solo). In fondo la satira parte proprio dalle sfaccettature di personaggi esistenti per prendere in giro il più grande difetto dell’umanità stessa: l’essere umano. La fiaba teatrale costruita come una commedia ha un grande potere.

Ridere e sorridere di gusto. Angelo Gallo ci sta prendendo la mano finalmente bene. Questione di pratica, ma anche di conferme e di contatto con il pubblico. Tra qualche anno lo potremo chiamare maestro. Già in altro lo è, ma diventare maestro burattinaio è qualcosa di unico. Perché l’arte del burattino è complessa. Gioca sulla semplicità il più delle volte, ma la semplicità richiede enorme conoscenza.

“Zampalesta e lo Zzicrapu” è la perfetta commedia per conoscere il lavoro sul burattino crotonese, perché ha tutti gli elementi necessari del tradizionale teatro della guarattelle napoletane. Poi la possibilità di ascoltare le varie battute in un dialetto nostrano che riesce a essere comprensibilissimo e gustosissimo anche a chi non è abituato è l’arma vincente che ti porta alla risata più sincera.

Si riesce a tornare bambini, ed è l’aspetto più importante.

Tornerò a vederla di sicuro. Se non altro perché ogni tanto è giusto tornare a essere bambini in un mondo sempre più contorto.

Grazie, Angelo. Grazie, Teatro della Maruca.

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