26.3.2016: La chitarra che volevo ascoltare

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Ci sono storie nella vita che s’intrecciano parallelamente senza incontrarsi mai. A pensare alla storia del mio amico chitarrista e alla mia devo ammettere il tragico parallelismo. Però, dopo aver attraversato entrambi abissi sconosciuti strettamente personali, alla fine ci siamo ritrovati più forti di prima.

Strana la nostra storia. Due percorsi totalmente diversi. Due vite lontano. Io scrittore e fotografo. Lui musicista.

Non mi va di raccontare quello che è successo. Due settimane fa è stato bello rivederlo e fotografarlo nuovamente con la sua amata chitarra. Ma ieri sera volevo soltanto ascoltarlo.

Io fotografo la musica. La musica è parte integrante del mio lavoro. La ascolto quando scrivo, ma la ascolto anche nei miei momenti di solitudine per darmi una spinta propulsiva per affrontare più serenamente la giornata. Ma non riesco a stare fermo ad ascoltare soltanto. Perché quell’energia sonora che entra nelle mie orecchie mi coinvolge a voler fare qualcosa.

Perciò mi sono messo a fotografare spesso i musicisti.

Perché ascolto e azione combaciano. Perché così mi concentro. Perché così mi rendo conto della sincerità che può attraversare la corda di una chitarra.

Ieri sera ho deciso di non fotografare. Non l’ho fatto per capriccio o per poca voglia di fotografare. Ho preso la decisione di ascoltare, di essere un semplice viaggiatore notturno che s’impegnava a entrare in un bar, il Columbus, ed ascoltare una chitarra accompagnata da una splendida voce.

Ci sono momenti in cui anche un fotografo deve prendersi una pausa. In fondo, lo so che il mio amico chitarrista apprezza la mia arte. E in questo venerdì notte prima di Pasqua è giusto che mi fermi ad apprezzare il suono delle corde di quella sua chitarra pulsante di vita.

Solitamente non riesco a stare fermo. Stavolta sono stato in ombra. Perché volevo stare in più angoli del bar, e rendermi conto della potenza poetica del suono vivo di una chitarra. La voce femminile è stata preziosa e di sicuro in futuro saprà garantire sempre bei momenti. Ma a me interessava il mio amico chitarrista che era tornato a fare il suo personale bis nel locale dove ha sempre trovato spazio.

Di anni ne sono passati dal nostro primo incontro. All’inizio non lo fotografavo, ma non perché non volevo. Le nostre strade non riuscivano a incrociarsi. Poi si sono incrociate, e anche lui oggi rientra nel catalogo di artisti della musica che sono passati sotto il vaglio del mio occhio fotografico.

Sono passati anni difficili per entrambi, ma ci siamo ritrovati. Magari siamo più forti, ma è anche vero che siamo più vivi.

Il mio amico chitarrista sa suonare tanta roba, ma proprio tanta. Ho voluto ascoltarlo ieri sera perché volevo notare la differenza.

Solo chi sopravvive all’abisso riprendendo poi a sorridere può capire.

Una chitarra può essere suonata dal migliore, e c’è la possibilità che sia fredda. Capita a volte di avvertire questa freddezza quando si assiste a un live. Alla fine un musicista è pur sempre schiavo della sua umanità. Non si può sempre pretendere la perfezione.

Una chitarra per essere ricordata ha bisogno anche di sprizzare vita. E per farlo deve essere libera.

Ieri sera, caro amico chitarrista, la tua chitarra era libera, piena d’energia, piena di vita. Il suono delle corde riusciva a farsi spazio in un bar frequentato da persone tutte diverse fra loro.

È stato un enorme piacere ascoltare la musica del mio amico chitarrista. Ci sarà di sicuro un’altra nuova occasione per fotografarti e ascoltarti.

Ieri ho voluto fare lo spettatore anonimo. Sono felice di averlo fatto. Perché ho voluto notare la differenza, e c’era. La tua chitarra vibrava di energia, di vita, di poesia. Ma soprattutto mi sono accorto che la tua chitarra era felice di essere accarezzata dalle tue mani.

Grazie per la splendida serata, ma soprattutto grazie per aver suonato con questa tua nuova energia.

 

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