24.3.2016: Grazie, Peppe

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Oggi ho lavorato a delle foto prese durante lo spettacolo di Peppe Voltarelli, tenutosi al Teatro della Maruca, Crotone. Rivedendo gli scatti è stato inevitabile rivivere le emozioni positive di uno spettacolo al quale posso dire solo grazie.

Peppe Voltarelli non ha bisogno di grosse presentazioni, almeno per chi lo segue. Ma ringraziarlo per la bella opportunità di seguirlo nel suo percorso è doveroso, anche perché il buon Peppe ha risolto, senza saperlo, un mio conflitto interiore.

Nella vita non tutti sanno usare le parole al posto giusto, né tantomeno trasmetterle. Bene, caro Peppe, tu ci sei riuscito.

Perciò mi sento di ripeterti grazie, sia perché mi hai permesso di fotografare parte del tuo spettacolo, sia perché tu mi hai fatto accettare di essere calabrese nel sangue.

Il sottoscritto ha sempre vissuto male la propria calabresità, poiché il conflitto nasce da un doppio confronto culturale di famiglia. Se da una parte mia madre mi ha cresciuto con una cultura più aperta, dall’altro dovevo sorbirmi anche la parte calabrese di papà, piena di difetti ma al tempo stesso piena di pregi.

Ogni cultura nel mondo è fatta di pregi e di difetti. In fondo è il prezzo che paga l’umanità per essere umanità. Non mi sono mai vergognato di essere calabrese, ma l’ho detestato tanto. Motivi ce ne sono tanti e spiegarli tutti sarebbe come scrivere una lunga biografia. Fatto sta che mi creava un malessere.

Malessere che Peppe stesso, con generosità e umorismo, ha fatto presente.

Certo, il suo spettacolo si occupa di ben altro. Va seguito, ascoltato, vissuto. È uno spettacolo dove si sorride spesso. Ma è proprio in questo lavoro che ho capito che vale la pena di essere calabrese, che vale la pena scoprire quella cultura che poi permette a tutti noi “possibili emigranti” di poterci fare apprezzare nel mondo.

La musica, linguaggio universale, è un ottimo strumento, ma non tutti siamo musicisti.

C’è molto linguaggio letterario nello spettacolo. Si assiste alla vera lettura di un libro che di volta in volta si arricchisce. Non a caso la scelta principale di Voltarelli è di esibirsi spesso e volentieri dentro un teatro o un club, diventando così un cantastorie contemporaneo che però mai rinnega il proprio passato. Anzi, è proprio quel passato sempre presente che gli permette di essere unico e tremendamente bravo nel proprio genere, se proprio vogliamo definirlo “genere”.

Man mano che scattavo, avvertivo il bisogno di fermarmi e di ascoltare. Perché quelle parole, quelle canzoni, quegli stessi suoi dolci di chitarra e tamburello mi permettevano di esplorare il conflitto interiore di me stesso, e alla fine, dopo aver passato un po’ di tempo a conversare dentro il teatro in compagnia di Peppe e di amici preziosi, mi sono reso conto che qualcosa era cambiato dentro di me.

Come per magia, quelle parole giuste immerse di un passato culturale che francamente non conoscevo, il conflitto interiore è sparito.

Perciò devo dirti grazie. Certo, è vero che nell’ultimo anno credo di essere cresciuto. Ma l’essere calabrese lo guardavo con distacco. Non che io rifiutassi il passato, ma lo tenevo a distanza perché era il conflitto che mi dava fastidio.

Un conflitto rabbioso e dispendioso, a pensarci bene. Direi anche inutile. Perché parte dal rifiuto di riconoscere che la tua forza parte proprio dalla terra dove sei nato e magari anche cresciuto. La Calabria è un posto come tanti alla fine dei conti. Fatta di pregi e di difetti. Perché è l’essere umano a riempire questa terra di difetti. Ma è in mezzo a questi difetti che si assapora la vera magia, la vera spinta che ti porta a voler fare la differenza. Ho passato qualche giorno a pensarci bene, a restare in silenzio, a vedere la mia casa con occhi nuovi e con il cuore più aperto.

Sto scoprendo tante nuove cose.

Quindi, caro Peppe, non posso non dirti grazie per lo spettacolo offerto. Perché tu stesso che hai ammesso questa rabbia hai trovato le parole giuste per me, e credo anche per il pubblico presente in teatro.

Uno spettacolo genuino che merita di girovagare il mondo. Perché essere calabrese è speciale, essere calabrese vuol dire fare parte del mondo.

 

Puoi dare un’occhiata agli scatti dello spettacolo di Peppe Voltarelli cliccando qui: Spettacolo di Peppe Voltarelli

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